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	<title>EcoWiki &#187; Scienza e tecnologia</title>
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	<description>ambiente ecologia energia natura</description>
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		<title>Stronzio-90, lo assorbono le alghe</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Closterium-moniliferum]]></category>
		<category><![CDATA[decontaminazione]]></category>
		<category><![CDATA[radioattività]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli Stati Uniti il gruppo di ricerca dell’Argonne National Laboratory e della Northwestern University ha scoperto un particolare tipo di alghe, Closterium moniliferum, in grado di assorbire l’isotopo radioattivo dello stronzio-90. Sembrano poste le basi per una tecnologia del tutto naturale, che decontamina i terreni e le acque da questo tipo di radioattività. Contaminazione Lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12373" src="http://www.ecowiki.it/media/2012/01/Closterium-moniliferum1.jpg" alt="Closterium-moniliferum" width="240" height="175" />Negli Stati Uniti il gruppo di ricerca dell’Argonne National Laboratory e della Northwestern University ha scoperto un particolare tipo di alghe, Closterium moniliferum, in grado di assorbire l’isotopo radioattivo dello stronzio-90. Sembrano poste le basi per una tecnologia del tutto naturale, che decontamina i terreni e le acque da questo tipo di radioattività.</p>
<p><strong>Contaminazione</strong><br />
Lo stronzio-90 si genera durante le esplosioni nucleari o nei reattori nucleari nel processo di fissione. Ingerendo dell’acqua o degli alimenti contaminati, si innesca il meccanismo tramite cui le ossa iniziano ad assorbilo al posto del calcio. Purtroppo rimane nell’organismo per decine di anni e genera delle malattie mortali quali la leucemia e il cancro alle ossa.<br />
Il problema maggiore della decontaminazione da stronzio-90 è l’elevata somiglianza a livello chimico con il calcio e il bario, tanto che anche in laboratorio risulta difficile la distinzione. Paradossalmente l’alga verde Closterium moniliferum è uno dei pochi organismi viventi in gradi di farlo.</p>
<p><span id="more-12372"></span></p>
<p><strong>L’aiuto dall’alga verde</strong><br />
Alcuni anni fa dei biologi avevano scoperto la singolare capacità delle alghe che formano dei cristalli usando isotopi di stronzio, ma era ignoto il come.<br />
Attualmente le ricercatrici Minna Krejci e Lydia Finney, hanno verificato che alte concentrazioni di zolfo nei vacuoli (delle cavità acquose, tipiche delle cellule vegetali, delimitati da una membrana) vuol dire più stronzio intrappolato in questi cristalli.<br />
In linea teorica la via che intendono seguire è potenziare questo meccanismo e trovare il modo di collocare le alghe Closterium moniliferum in zone contaminate (ad esempio Fukushima) per far assorbire lo stronzio-90. I più efficaci metodi conosciuti finora assorbono, infatti, troppo calcio insieme allo stronzio. Il nuovo metodo per estrarre stronzio tramite le alghe potrebbe essere un giorno utile anche per riciclare il combustibile nucleare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/geppe_photo/4860384203/">Giuseppe Vago2</a></p>
<p>Via | <a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/cssc.201000448/full">Ncyt</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il cambiamento climatico rimpicciolisce animali e piante</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 10:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[David Bickf]]></category>
		<category><![CDATA[dimensioni degli animali]]></category>
		<category><![CDATA[innalzamento temperature]]></category>
		<category><![CDATA[Jennifer Sheridan]]></category>
		<category><![CDATA[reti trofiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Se la statura dell’Uomo aumenta con il passare delle generazioni, quella degli animali e vegetali diminuisce sensibilmente. Non c’è l’intervento della selezione naturale, ma sono le dirette conseguenze del cambiamento climatico in corso. Lo sostengono i biologi David Bickford e Jennifer Sheridan dell’Università di Singapore, in un loro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Natural [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12196" src="http://www.ecowiki.it/media/bonsai.jpg" alt="" width="240" height="160" />Se la statura dell’Uomo aumenta con il passare delle generazioni, quella degli animali e vegetali diminuisce sensibilmente. Non c’è l’intervento della selezione naturale, ma sono le dirette conseguenze del cambiamento climatico in corso. Lo sostengono i biologi David Bickford e Jennifer Sheridan dell’Università di Singapore, in un loro studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica <a href="http://naturalclimatechange.com/">Natural Climate Change</a>.</p>
<p>Per ogni grado celsius in più nel nostro clima, le dimensioni degli invertebrati marini come gamberi, spugne, stelle marine e così via, <strong>si riduce dallo 0,5% al 4%, e quella dei pesci dal 6 al 22%</strong>. Confrontando le dimensioni dei fossili con quelle dei rispettivi organismi ancora oggi esistenti, dai microrganismi ai predatori che stanno alla fine della catena alimentare, il 45% circa degli esemplari odierni risultano più piccoli dei loro progenitori fossili.</p>
<p><span id="more-12195"></span></p>
<p>Il futuro non prospetta scenario migliore rispetto al presente, infatti la riduzione delle dimensioni degli organismi continuerà e sarà più evidente nelle aree dove l’innalzamento delle temperature si combinerà al calo delle precipitazioni. Il caldo, la siccità, gli incendi e l’impoverimento del suolo porteranno a <strong>una riduzione progressiva di piante e frutti che si rifletterà su tutta la catena alimentare</strong> con conseguenze negative anche per l&#8217;alimentazione umana</p>
<p>Dai risultati dello studio dei due biologici emerge inoltre che ci sono <strong>delle specie animali che costituiscono un&#8217;eccezione</strong> in quanto stanno diventando più grandi. Ad esempio alcuni mammiferi, uccelli e pesci che vivono a latitudini maggiori traggono vantaggio dall’aumento della temperatura perché prolunga la stagione in cui è più facile trovare cibo.</p>
<p>Via |<a href="http://www.nature.com/nclimate/journal/v1/n8/full/nclimate1259.html"> Natural Climate Change</a></p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/irisphotos/5749281126/">Iriskh</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Consumi ed emissioni cambiano con l&#8217;età delle persone</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia e carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[consumi energetici]]></category>
		<category><![CDATA[demografia]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni di CO2]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[Max Planck Institute]]></category>
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		<description><![CDATA[Come variano le nostre emissioni di CO2 nel corso della vita? Pare che salgano fino alla pensione, per poi diminuire. Ad un bimbo fino ai 10 anni basta poco per stare bene, poi arriva il motorino, il computer, il cambio di vestiti per stare alla moda, le sigarette&#8230; insomma, la sola bolletta elettrica passa da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/co2_invecchiamento.jpg" alt="consumi umani ed emissioni di CO2 in relazione all&#039;eta&#039; anagrafica" title="" width="246" height="323" class="alignleft size-full wp-image-11919" />Come variano le nostre emissioni di CO2 nel corso della vita? Pare che salgano fino alla pensione, per poi diminuire.</p>
<p><strong>Ad un bimbo fino ai 10 anni basta poco per stare bene</strong>, poi arriva il motorino, il computer, il cambio di vestiti per stare alla moda, le sigarette&#8230; insomma, la sola bolletta elettrica passa da meno di 100 dollari all&#8217;anno a 10 anni fino a 250 a 20. Nello stesso periodo per la benzina si passa dai 30 dollari ai 400. Un bel salto che continua a crescere, anche se più lentamente, per i 40 anni che seguono. </p>
<p><strong>Da anziani si viaggia di meno,</strong> si smette di guidare, si comprano meno vestiti e l&#8217;unico consumo che continua ad aumentare dopo i 65 anni e&#8217; il gas. Si sa che il metabolismo cambia, ci si muove di meno e si ha più freddo, quindi si alza il riscaldamento. </p>
<p><span id="more-11918"></span></p>
<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/consumi.jpg" alt="beni di consumo nel corso della vita" title="" width="400" height="345" class="alignleft size-full wp-image-11922" /><br clear=all></p>
<p>A studiare la distribuzione demografica delle emissioni e&#8217; stato un cervello in fuga italiano, Emilio Zagheni, ricercatore del <a href="http://www.demogr.mpg.de/en/institute/default.htm">MPIDR</a> (Max Planck Institute for Demographic Research) di Rostock, in Germania. Zagheni ha preso in considerazione quanto si spende mediamente per attività ad alte emissioni, ovvero le bollette di gas ed elettricità, la spesa per l&#8217;abbigliamento, i viaggi aerei, le sigarette, la benzina.</p>
<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/bollette.jpg" alt="come cambiano le bollette nel corso della vita" title="" width="404" height="345" class="alignleft size-full wp-image-11923" /><br clear=all></p>
<p>Il lato buono della medaglia e&#8217; che le proiezioni delle Nazioni Unite per il 2030 dicono che gli over 65 aumenteranno dall&#8217;essere l&#8217;8% della popolazione mondiale fino al 13%. Il mondo invecchia e le emissioni dei vecchi pesano un po&#8217; meno di quelle dei giovani. Prima di veder calare le emissioni globali a causa dell&#8217;invecchiamento della popolazione dovremo però aspettare almeno fino al 2050. </p>
<p>Via | <a href="http://www.mpg.de/4635546/CO2_age_structure">MPIDR</a></p>
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		<title>&#8220;Pane e Bugie&#8221; di Dario Bressanini</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/pane-e-bugie-di-dario-bressanini.html</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 15:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Casiraghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono sempre stata convinta che lo zucchero di canna fosse più nutriente dello zucchero bianco, che il glutammato nel dado fosse da evitare, che il biologico fosse eticamente preferibile dell’agricoltura tradizionale. Poi ho letto questo libro e ho iniziato a guardare le cose con un’altra prospettiva. Estraggo alcuni dei temi che vengono trattati: &#160; Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11884" src="http://www.ecowiki.it/media/pane-e-bugie.jpg" alt="pane e bugie" width="240" />Sono sempre stata convinta che lo zucchero di canna fosse più nutriente dello zucchero bianco, che il glutammato nel dado fosse da evitare, che il biologico fosse eticamente preferibile dell’agricoltura tradizionale. Poi ho letto questo libro e ho iniziato a guardare le cose con un’altra prospettiva.</p>
<p>Estraggo alcuni dei temi che vengono trattati:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa non è OGM?</strong></p>
<p>Bressanini è un chimico e basa tutto il suo libro sulla scienza e sul principio che una persona può parlare di certi argomenti e lanciare giudizi solo se ha la competenza per farlo.</p>
<p>Un argomento cardine del libro sono gli OGM. Qual è il confine tra OGM e non OGM? La definizione che dà l’UE comprende “solo gli organismi che derivano da modificazioni mirate effettuate attraverso la tecnica del DNA ricombinante” (p.10). Con questa definizione, una persona che non ha le competenze necessarie, può immaginarsi solo a grandi linee cosa significhi. Però, questa persona qualsiasi, non sa che il resto del cibo che viene venduto e che non ricade nella definizione di OGM viene comunque trattato con <strong>radiazioni nucleari</strong>: raggi gamma, raggi X, raggi alfa, raggi beta, fasci di neutroni lenti.</p>
<p>Riporto qui sotto un esempio, quello del pompelmo rosa:</p>
<p>p. 15 «<em><strong>Il pompelmo rosa non è sempre esistito.</strong> Dopo la seconda guerra mondiale iniziarono i cosiddetti “usi pacifici dell’energia atomica”. Nella nazioni più avanzate e in quelle in via di sviluppo molti giovani ricercatori cominciarono a utilizzare le radiazioni nucleari con l’obiettivo di modificare le caratteristiche delle piante esistenti. […] Ma la varietà di maggior successo commerciale è sicuramente un tipo di pompelmo che tutti voi conoscete: lo Star Ruby dalla polpa rosata. Insomma, il pompelmo rosa non e sempre esistito! La prima varietà è stato il Ruby Red derivato da una mutazione spontanea scoperta in Texas nel 1929. Tuttavia il colore rosso sbiadiva all’avanzare della stagione e il succo non aveva un colore gradevole. I semi di pompelmo furono quindi irradiati con fasci di neutroni lenti, e nel 1970 venne introdotta in commercio la varietà Star Ruby, senza semi e dalla polpa rossastra. Ulteriori irradiazioni generarono nel 1984 la varietà Rio Red, con rese migliorate. I frutti di entrambe le varietà mutanti, vendute con il nome di Rio Star, coprono il 75% della produzione texana di pompelmo.</em> »<br />
<span id="more-11883"></span><br />
&nbsp;</p>
<p><strong>Una mini-lezione sui geni</strong></p>
<p>Citando un intervento di Beppe Grillo e un messaggio di Greenpeace, entrambi relativi al <strong>pomodoro accoppiato con un pesce</strong> per renderlo resistente al gelo, Bressanini fa una breve lezione su quello che significa “accoppiare” due geni:</p>
<p>p.30 « <em>Si tratta però di un approccio per nulla scientifico perché ipotizza che gli esseri viventi siano separati l’uno dall’altro da compartimenti stagni. Parla </em>[il messaggio di Greenpeace]<em> di “gene del pesce” contrapposto al “gene del pomodoro”, come se le svariate decine di migliaia di geni presenti fossero identificati uno per uno da un’etichetta con su scritto “100% animale” o “vegetale” o ancora peggio “100% merluzzo”. Ci si dimentica che il codice genetico è universale e che <strong>tutti gli organismi viventi hanno moltissimi geni in comune</strong>. A rigore, non ha senso parlare di “geni del pomodoro” o di “geni del pesce”.</em> »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le allergie dovute alla modificazione genetica</strong></p>
<p>Inoltre, si parla molto del rischio di allergie dovute a questi “accoppiamenti” tra geni ovvero, rimanendo sull’esempio del pomodoro-pesce, una persona allergica al pesce potrebbe essere vittima di uno <strong>shock anafilattico</strong> mangiando un pomodoro?</p>
<p>Bressanini risponde spiegando che «<em>prima di approvare un OGM viene fatto uno screening sull’allergenicità della proteina espressa dal gene inserito. <strong>Se è “potenzialmente” allergenica, l’OGM non viene approvato</strong>.</em> »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il mito del naturale </strong></p>
<p>Se ci facciamo caso, la parola “naturale” è sempre più usata dalla pubblicità e dai media, anche senza che i prodotti commercializzati abbiano un minima garanzia della loro qualità. Il cosiddetto “greenwashing” imperversa e porta l’opinione pubblica ad avere un mito, quello del naturale.</p>
<p>Come viene dimostrato in “Pane e Bugie”, certe credenze di “naturalità” di certi prodotti  sono assolutamente infondate. Per esempio, la <strong>vitamina C</strong> non deriva certo dalla spremuta di agrumi, ma da un trattamento industriale del glucosio, che proviene a sua volta dall’amido di mais.</p>
<p>Così anche il <strong>fruttosio</strong>, lo zucchero della frutta, non viene prodotto dall’estrazione della frutta ma sempre dall’amido di mais.</p>
<p>L’<strong>amido di mais</strong> è uno degli ingredienti maggiormente presenti nell’industria alimentare e spesso il mais, proveniente dagli Stati Uniti, è OGM. Stesso ragionamento per la <strong>soia</strong>, ormai in gran parte geneticamente modificata, è spesso, se non quasi sempre, utilizzata come emulsionante nell’industria alimentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il biologico  è sostenibile?</strong></p>
<p>Ho trovato molto interessante il capitolo che parla di agricoltura biologica, soprattutto quando si riflette sulla sua sostenibilità.</p>
<p>Si sa che la richiesta di cibo sarà sempre in aumento e non basterà ridistribuire con equità le risorse per risolvere il problema. Purtroppo mi è difficile pensare che in un mondo come il nostro ci si possa attaccare a questa speranza e attendere che si avveri.</p>
<p>Bressanini interviene in questo importante dibattito e riflette sull’<strong>efficienza dello spazio agricolo</strong> destinato all’agricoltura:</p>
<p>p.163 «Abbiamo visto che il metodo biologico sembra garantire una minore riduzione della biodiversità, ma le sue rese sono spesso inferiori a quelle dell’agricoltura convenzionale che utilizza agro farmaci e fertilizzanti. Le rese dipendono dal tipo di coltura: per alcune le differenze sono minime, ma per altre il biologico arriva a produrre il 50 per cento in meno. Questo significa che per poter ottenere la stessa quantità di cibo sono necessari superfici maggiori. »</p>
<p>Quindi coltivare meno superficie di terra, grazie all’agricoltura intensiva, non è preferibile anche per la conservazione della <strong>biodiversità</strong>?</p>
<p>p.164 «Dal canto suo, l’agricoltura intensiva, più dannosa per la biodiversità, richiede una minore superficie per produrre la stessa quantità di cibo e quindi permetterebbe di lasciare incolta una maggiore quantità di terra e di preservarne la biodiversità. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ce ne sono molti altri di temi discussi in questo libro, per esempio la cancerogenicità delle piantine di basilico (finché non raggiungono una certa altezza), al fine si sfatare il mito del “naturale è meglio dell’artificiale”. Tutto con una solida base scientifica che rende queste tesi non sottovalutabili.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/pane-e-bugie.php">Pane e bugie, la verità su ciò che mangiamo</a>, di Dario Bressanini, Chiare Lettere Editore, 13,60 Euro. </p>
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		<title>Nanotubi e poliuretano per pale eoliche più leggere</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 10:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[nanotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[poliuretano]]></category>
		<category><![CDATA[turbine eoliche]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla Case Western Reserve University hanno costruito una pala eolica che e&#8217; più leggera e molto più resistente di quelle attualmente in commercio. Marcio Loos ha aggiunto dei nanotubi di carbonio alla miscela di poliuretano di una pala, costruendo un prototipo della stessa forma di una pala commerciale da 400 W, usando la tecnica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/dimensioni_eolico.jpg" alt="aumento dell&#039;altezza delle turbine eoliche nel tempo" title="" width="480" height="231" class="alignleft size-full wp-image-11659" /></p>
<p>Alla Case Western Reserve University hanno costruito una pala eolica che e&#8217; più leggera e molto più resistente di quelle attualmente in commercio. </p>
<p>Marcio Loos ha aggiunto dei nanotubi di carbonio alla miscela di poliuretano di una pala, <a href="http://polymers.case.edu/stories/World%27s%20First%20PU%20CNT%20Blades.html">costruendo un prototipo della stessa forma di una pala commerciale</a> da 400 W, usando la tecnica del &#8220;sotto vuoto&#8221;. </p>
<p>I ricercatori hanno misurato che i nanotubi sono più leggeri della fibra di carbonio e dell&#8217;alluminio, moltiplicano per 5 il carico di rottura della fibra di carbonio e di 60 volte quello dell&#8217;alluminio. </p>
<p><span id="more-11654"></span></p>
<p>Con una struttura più leggera diventa possibile aumentare le dimensioni del rotore e, quindi, costruire pale più grandi, oppure azionare le pale con un vento di minore forza. In entrambi i casi le pale diventano capaci di produrre più energia. </p>
<p>Anche il rinforzo della pala aumenta la resa, perché impedisce la deformazione meccanica e, quindi, mantiene la forma ottimale per catturare il vento, senza sprecare energia in deformazioni e senza farsi scappare il vento. </p>
<p>I test di stress hanno mostrato che il poliuretano ai nanotubi resiste  molto meglio delle resine epossidiche o estere vinilico rinforzati con la fibra di vetro. Molto positivi anche i test di delaminazione e velocità di crescita delle fratture. </p>
<p>Foto | <a href="https://7177433002366735623-a-case-edu-s-sites.googlegroups.com/a/case.edu/pu-blades/home/Increase%20in%20the%20rotor%20size%20of%20Wind%20blades%20over%20the%20years.png?attachauth=ANoY7crK6mmIBBokdpYGu5O_5MI1RMx3n2tZIVZ70K8PzKcPKvAHkc0YntS4oZTd0M7ZwVFHEa_vIdTsEi9XTeDjAuUhwUWi1mFo6siiGdV9AANhbd4uC0hdFfeI1G5zVrz-mpagbCgiFUwKd6wQC19CdVUrg_k-viTkMHUK5sQY5c9L2_e9k8iGxhxZFEcogcE8R0bflh4dfZhl1w_1UD_JFKWTVtg856H5FjkKcl_Z-w4azxJFUd-btaVDq_DmNWKBGwNTWqcK&#038;attredirects=0">CWR University</a><br />
Via | <a href="http://blog.case.edu/think/2011/08/30/researchers_build_a_tougher_lighter_wind_turbine_blade">CWR University</a</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le batterie che si ricaricano respirando</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/le-batterie-che-si-ricaricano-respirando.html</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 10:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[batterie]]></category>
		<category><![CDATA[nanotecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[piezoelettrici]]></category>
		<category><![CDATA[PVDF]]></category>

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		<description><![CDATA[In futuro forse basterà respirare per ricaricare le microbatterie. Per ricavare energia dal respiro hanno usato una fascetta che vibra al passaggio dell&#8217;aria e sfrutta l&#8217;effetto piezoelettrico. La velocità del respiro umano e&#8217; di un paio di metri al secondo e potrebbe bastare per ottenere qualche microwatt con cui tenere in carica qualche sensore, ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/respiro_energia.jpg" alt="batterie a vibrazione" title="" width="240" height="240" class="alignleft size-full wp-image-11597" />In futuro forse basterà respirare per ricaricare le microbatterie. Per ricavare energia dal respiro hanno usato una fascetta che vibra al passaggio dell&#8217;aria e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Piezoelectricity">sfrutta l&#8217;effetto piezoelettrico</a>. </p>
<p>La velocità del respiro umano e&#8217; di un paio di metri al secondo e potrebbe bastare per ottenere qualche microwatt con cui tenere in carica qualche sensore, ad esempio per il monitoraggio del glucosio per un diabetico o ricaricare le batterie di un pacemaker senza dover intervenire chirurgicamente per sostituirle. </p>
<p>Il materiale usato e&#8217; il PVDF (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Polyvinylidene_fluoride">polyvinylidene fluoride</a>), una plastica piezoelettrica che può essere lavorata in strati sottilissimi grazie alle nanotecnologie. L&#8217;esperimento e&#8217; stato fatto nei laboratori del <a href="http://nanoscience.engr.wisc.edu/">dipartimento di nanotecnologie dell&#8217;università del Wisconsin</a> da un gruppo composto dall&#8217;assistente professore Xudong Wang, il postdoc Chengliang Sun e dal laureato Jian Shi. </p>
<p>Quello che non mi e&#8217; del tutto chiaro e&#8217; come faranno i ricercatori a tenere la membrana in vibrazione in un ambiente umido e mucoso (ovvero appiccicoso) tipico delle vie respiratorie umane. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/doegox/3415212951/">doegox</a><br />
&#8220;<a href="http://nanoscience.engr.wisc.edu/paper/2011/11_EES_1.pdf">PVDF microbelts for harvesting energy from respiration</a>&#8220;, Energy Environ. Sci.</p>
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		<title>Scoperto un pianeta che orbita attorno a due soli</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 08:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smilingfrogs</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Keplero-16b]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi pianeti]]></category>
		<category><![CDATA[The Kepler mission]]></category>

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		<description><![CDATA[La NASA ha scoperto l&#8217;esistenza di un pianeta, che è stato battezzato Keplero-16b in onore del telescopio che ne ha permesso la scoperta, che orbita intorno a due soli. Si tratta di una grande novità scientifica poiché, in passato, erano già stati individuati sistemi stellari doppi con un pianeta al loro interno ma mai, prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11240" src="http://www.ecowiki.it/media/491421253_27381a749b1.jpg" alt="universo" width="240" height="320" />La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/NASA">NASA</a> ha scoperto l&#8217;esistenza di un pianeta, che è stato battezzato <em>Keplero-16b </em>in onore del telescopio che ne ha permesso la scoperta, che orbita intorno a due soli. Si tratta di una grande novità scientifica poiché, in passato, erano già stati individuati sistemi stellari doppi con un pianeta al loro interno ma mai, prima d&#8217;ora, si era potuto osservare un pianeta orbitante attorno a due stelle. Il pianeta gassoso, grande quanto Saturno, è distante circa 200 anni luce dalla Terra e orbita attorno ai suoi due soli a una distanza pari a quella di Venere dal Sole, impiegando un periodo di 229 giorni. Tuttavia, la temperatura superficiale di <em>Keplero-16b</em> è notevolmente più bassa (50-100°C sottozero) rispetto a quella del nostro pianeta, perché le due stelle del suo sistema hanno massa molto inferiore a quella della nostra stella (pari a 0,6 e 0,2 masse solari) e per questo sono più piccole e fredde del Sole. Questo significa che con gran probabilità non ci sono forme di vita sul pianeta.<span id="more-11235"></span></p>
<p>La scoperta di questo pianeta così caratteristico è una nuova dimostrazione di quanto diversi e imprevedibili siano i corpi celesti della nostra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galassia">galassia</a>. La NASA l&#8217;ha evidentemente capito da un pezzo e per questo si sta impegnando a fondo in quella che è stata denominata &#8220;<a href="http://kepler.nasa.gov/Mission/QuickGuide/">The Kepler mission</a>&#8221; il progetto che ha come scopo quello di individuare pianeti simili alla Terra, in regioni della galassia nelle quali risulti possibile la formazione di acqua liquida e, di conseguenza, la vita.</p>
<p>I più esperti di fantascienza avranno già sgranato gli occhi pensando all&#8217;incredibile somiglianza tra questo pianeta e quello immaginato dagli autori di Guerre Stellari, dove viveva <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luke_Skywalker">Luke Skywalker</a>. Ebbene, a volte la realtà è più spettacolare dei film, anzi, sebbene talvolta si faccia fatica a crederlo, è quasi sempre così.</p>
<p>photo | <strong><a href="http://www.flickr.com/photos/pingnews/">pingnews.com</a></strong></p>
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		<title>Fame tecnologica e dipendenza da elementi rari</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/fame-tecnologica-e-dipendenza-da-elementi-rari.html</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 08:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[distretti minerari]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[metalli rari]]></category>
		<category><![CDATA[miniere]]></category>
		<category><![CDATA[riciclare i metalli]]></category>
		<category><![CDATA[terre rare]]></category>

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		<description><![CDATA[La scarsità e la concentrazione dei metalli e delle terre rare in alcune parti del mondo e non in altre e&#8217; un problema geopolitico di accesso alle risorse. La lista pubblicata dal British Geological Survey indica che il 97% di tutti i 52 elementi rari si trova in Cina. Il nostro benessere tecnologico dipende dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/terre_rare.jpg" alt="da dove provengono i mineriali necessari alla tecnologia" title="" width="480" height="298" class="alignleft size-full wp-image-11226" />La scarsità e la concentrazione dei metalli e delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Terre_rare">terre rare</a> in alcune parti del mondo e non in altre e&#8217; un problema geopolitico di accesso alle risorse. </p>
<p>La <a href="http://www.bgs.ac.uk/downloads/start.cfm?id=2063">lista pubblicata dal British Geological Survey</a> indica che il 97% di tutti i 52 elementi rari si trova in Cina. Il nostro benessere tecnologico dipende dalla disponibilità di questi elementi e i rischi di interruzione nella continuità delle forniture dipendono da ogni sciopero, incidente, calamità naturale, da cambi di indirizzo in Paesi con instabilità politiche o con piani di ridurre le esportazioni per favorire il mercato interno.</p>
<p><span id="more-11225"></span></p>
<p>Tra i più a rischio ci sono l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antimonio">antimonio</a>, usato nelle batterie al Pb/Sb ed estratto prevalentemente in Cina, i <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Platinum_group">metalli del gruppo del Platino</a> (Palladio, Osmio, Iridio,&#8230; ) provenienti dal Sud Africa, o il mercurio e il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tungsteno">tungsteno</a> cinesi. </p>
<p>Il consiglio del BGS per uscire da questa rischiosa situazione e&#8217; semplice: riciclare gli elementi rari, studiare tecnologie che permettano di farne a meno e ripensare in generale l&#8217;atteggiamento di produrre montagne di cose usa e getta. </p>
<p>Via | <a href="http://www.bgs.ac.uk/mineralsuk/statistics/riskList.html">BGS</a></p>
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		<title>La nuova bioplastica arriva dai campi di barbabietole</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/la-nuova-bioplastica-arriva-dai-campi.html</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 08:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smilingfrogs</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[barbabietola da zucchero]]></category>
		<category><![CDATA[Bio-on]]></category>
		<category><![CDATA[degradazione della plastica]]></category>
		<category><![CDATA[plastica biodegradabile]]></category>

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		<description><![CDATA[Plastica biodegradabile al 100% in tempi molto brevi: non è un sogno ma quanto è stato effettivamente realizzato da Bio-on, azienda bolognese nata nel 2007 e operante nel settore delle moderne biotecnologie per dare vita a prodotti naturali ottenuti da fonti rinnovabili o da scarti dell’agricoltura. Questa azienda ha iniziato ad utilizzare gli scarti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11095" src="http://www.ecowiki.it/media/2759889014_a0859a8e731.jpg" alt="plastica" width="240" />Plastica biodegradabile al 100% in tempi molto brevi: non è un sogno ma quanto è stato effettivamente realizzato da <a href="http://www.bio-on.it/">Bio-on</a>, azienda bolognese nata nel 2007 e operante nel settore delle moderne biotecnologie per dare vita a prodotti naturali ottenuti da fonti rinnovabili o da scarti dell’agricoltura.</p>
<p>Questa azienda ha iniziato ad utilizzare gli scarti della barbabietola da zucchero per produrre ottima plastica (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Poliesteri">poliesteri lineari</a>) biologica e <strong>biodegradabile sia in acqua sia su terreno in soli 80 giorni</strong> (rispetto ai 400 anni necessari per smaltire la plastica ottenuta da petrolio). </p>
<p><span id="more-11092"></span></p>
<p>Anche i dati riguardanti la resa del prodotto sono senz’altro incoraggianti: da ogni tonnellata di scarti si ottiene l’equivalente in peso di plastica e, per di più, a costi simili a quelli delle plastiche di sintesi. Una notizia entusiasmante, dato che la plastica è uno dei rifiuti più preoccupanti sul mercato e, allo stesso tempo, un materiale assolutamente indispensabile nella vita quotidiana.</p>
<p>Gli studi che impegnano Bio-on da 4 anni si concentrano sulla fermentazione batterica dello zucchero, processo che può dare origine a più di cento monomeri diversi e ad altrettanti materiali che, quindi, possono sostituire plastiche normalmente ottenute dal petrolio con le quali si producono i più svariati prodotti, dalle bottiglie agli imballaggi, alle componenti automobilistiche e di arredamento.</p>
<p>Insomma, una plastica amica dell’ambiente, che non si pensava potesse mai essere inventata, è appena stata creata e promette importanti cambiamenti nella nostra vita. Speriamo solo che la produzione su larga scala di questo nuovo materiale cominci, come è stato predetto, entro il prossimo anno e nel frattempo… più barbabietole per tutti!</p>
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		<title>Volete ricaricare anche le batterie NON ricaribili? Si può!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 08:53:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e tecnologia]]></category>
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		<category><![CDATA[caricabatterie]]></category>
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		<category><![CDATA[riduzione dei rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti tossici]]></category>

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		<description><![CDATA[La Watt Clever ha messo sul mercato un carica batterie capace di ridare vita alle batterie non ricaricabili come le AA e AAA Alkaline, Ni-Mh, Ni-Cd, RAM. Nell&#8217;ipotesi che vogliate provare a casa (non fatelo!) a ricaricare una batteria scarica, sappiate che esplodono (vi abbiamo avvisato!). Il problema e&#8217; il calore che si sviluppa durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/smart_battery_charger.jpg" alt="caricatore per batterie alkaline " title="" width="240" height="295" class="alignleft size-full wp-image-11084" />La Watt Clever ha messo sul mercato un carica batterie capace di ridare vita alle batterie non ricaricabili come le AA e AAA Alkaline, Ni-Mh, Ni-Cd, RAM. </p>
<p>Nell&#8217;ipotesi che vogliate provare a casa <em>(non fatelo!)</em> a ricaricare una batteria scarica, <strong>sappiate che esplodono</strong> <em>(vi abbiamo avvisato!)</em>. Il problema e&#8217; il calore che si sviluppa durante la ricarica che le batterie normali non sono in grado di sopportare.</p>
<p>Lo <a href="http://www.shop.wattsclever.com/product.php?id_product=26">Smart Battery Charger</a> ha un sensore del calore che interrompe l&#8217;alimentazione quando la soglia di tolleranza al calore delle pile viene superata. Con questo sistema la ricarica di 4 stilo dura circa 4 ore.</p>
<p><span id="more-11038"></span></p>
<p>Il numero di volte che una batteria normale può essere <strong>ricaricata</strong> varia a seconda della qualità della stessa, <strong>tra le 10 e le 20 volte</strong>. Consiglio pertanto di tenere il conto delle ricariche (magari disegnando delle tacche col pennarello sulla batteria). </p>
<p>Mi sembra un prodotto capace di allungare la vita di un oggetto, da usare nella fase di smaltimento delle vecchie pile e transizione verso quelle ricaricabili più volte. </p>
<p>In Italia non mi pare si trovi, ma nei Paesi Bassi e&#8217; <a href="http://www.handigbesparen.nl/smart-battery-charger.html?___SID=U">in vendita a 35 Euro</a> (e in parecchi si sono lamentati del prezzo)</p>
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