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	<title>EcoWiki &#187; Salute e alimentazione</title>
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		<title>Gli spot fanno consumare un 13% in più di cibo spazzatura</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Senza la pubblicità del cibo spazzatura in TV, i bambini ne consumano il 13% in meno. Questo dato serve a calibrare le politiche sanitarie contro l&#8217;obesità infantile (con effetti collaterali benefici come la diminuzione del consumo di cibo, di farmaci per la sindrome metabolica, di inquinamento dovuto allo spostamento di grasso&#8230;) A misurare il dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/2012/01/obesita_alimentazione.jpg" alt="" title="obesità, alimentazione e pubblicità al junk food" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-12365" />Senza la pubblicità del cibo spazzatura in TV, <strong>i bambini ne consumano il 13% in meno.</strong> Questo dato serve a calibrare le politiche sanitarie contro l&#8217;obesità infantile (con effetti collaterali benefici come la diminuzione del consumo di cibo, di farmaci per la sindrome metabolica, di inquinamento dovuto allo spostamento di grasso&#8230;) </p>
<p>A misurare il dato sono stati dei ricercatori dell&#8217;università dell&#8217;Illinois grazie al bando sugli spot messo in atto in Quebec, tra il 1984 e il 1992. Il bando ha avuto un effetto sulla popolazione di lingua francese, ma non sulle famiglie che parlavano inglese, esposte agli spot nordamericani. L&#8217;ambiente sociale, le offerte dei fast food, le merendine nei supermercati erano le stesse per i due gruppi, ma i francesi ne hanno comprate sensibilmente di meno. </p>
<p><span id="more-12364"></span></p>
<p>I ricercatori hanno concluso che, per essere efficace, <strong>il bando deve coprire un sistema mediatico chiuso.</strong> I francesi in Quebec lo sono, non guardando troppo la TV francese della Francia. Se altri singoli Stati americani lo adottassero, le persone sarebbero comunque esposte agli spot trasmessi dalle reti sovranazionali. Inoltre, si dovrebbe ormai estendere il bando agli spot che girano via Internet, visto che anche i bambini ormai passano più tempo on line che davanti alla TV. </p>
<p>Il concetto penso si possa <strong>estendere anche ai giocattoli spazzatura</strong>, quelli pubblicizzati a martello tra un cartone animato e l&#8217;altro, costruiti apposta per rompersi e per aver bisogno di accessori. Questi spot sono una istigazione alla bulimia tanto quanto il fast food. Per risparmiare soldi, serenità e risorse naturali sarebbe meglio far vedere ai bambini solo i cartoni, senza la farcitura commerciale. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/calgaryreviews/5583698525/">Calgary Reviews</a><br />
Via | <a href="http://news.illinois.edu/news/12/0119junkfoodbans_KathyBaylis.html">Univ. Illinois</a></p>
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		<title>Kamut, luci e ombre sul marchio e sul frumento</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Kamut, un marchio spacciato per varietà di grano riscoperta, ha fatto arricchire la famiglia Quinn proprietaria della società Kamut International Ltd. Questo è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia, perché l’azienda in questione ha  portato avanti una campagna marketing in cui sosteneva che il kamut fosse il “grano del faraone”, risvegliato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12171" src="http://www.ecowiki.it/media/spighe.jpg" alt="kamut" width="240" height="160" />Kamut, un marchio spacciato per varietà di grano riscoperta, ha fatto arricchire la famiglia Quinn proprietaria della società <a href="http://www.kamut.com/">Kamut International Ltd</a>. </p>
<p>Questo è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia, perché l’azienda in questione ha  portato avanti una campagna marketing in cui sosteneva che il kamut fosse il “grano del faraone”, risvegliato e ricoltivato. Nel 1949 un aviatore americano di nome Earl Dedman, di stanza in Portogallo, riceve una manciata di semi giganti da un collega che li aveva comprati in Egitto da qualcuno che gli aveva detto di averne trovati i semi in una tomba faraonica. Incuriosito, manda i semi a casa sua e da quel momento in poi il “grano del faraone” viene coltivato in Montana. Passano vari anni in cui l&#8217;interesse commerciale per questa varietà resta molto scarso fino a quando il marketing non fa il miracolo.  </p>
<p><strong>La storia vera</strong></p>
<p>In realtà l’azienda si è appropriata del Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan (<em>Triticum turgidum ssp. turanicum</em>), registrandolo con il <a href="http://www.kamut.com/en/trademark.html">nome commerciale di Kamut</a>.<br />
Il khorasan è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (da qui Khorasan nome di una regione dell’Iran). Nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravvissuto all’espansione del frumento duro e tenero. Inoltre <strong>un tipo di Khorasan, la Saragolla, viene coltivato tra Lucania, Sannio e Abruzzo.</strong> Ergo il Khorasan nelle tombe dei faraoni è stata solo una storiella di fantasia, seppur di successo. Tra l’altro la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni.</p>
<p><span id="more-12096"></span></p>
<p><strong>Come hanno fatto soldi</strong></p>
<p>La società Kamut International ltd ha registrato con la sigla QK-77 la varietà di frumento che ora <strong>vendono in regime di monopolio con il marchio Kamut</strong> all&#8217;inizio degli anni &#8217;90. Contemporaneamente vengono pubblicati degli studi in cui si dice che questa varietà e&#8217; adatta alle persone intolleranti. Si coltiva negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto il controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società in questione. In Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato da mulini altrettanto autorizzati. Il prodotto piace e conquista il mercato negli anni 2000, quando circa metà delle esportazioni di Kamut sono vendute proprio in Italia. </p>
<p><strong>Proprietà nutrizionali e costi</strong></p>
<p>Il Khorasan contiene glutine dunque non è adatto per l’alimentazione dei celiaci. Risulta invece maggiormente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze in quanto non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico.<strong> Il costo del Kamut è doppio</strong>. Economicamente il prodotto finito ha un prezzo dall’80 al 200% in più rispetto a una comune pasta di grano duro, coltivato con il metodo biologico; dal punto di vista ambientale, pur essendo coltivato biologicamente, ha una pensante impronta perché trasportato per migliaia di chilometri, prima di giungere sulle nostre tavole.</p>
<p>Insomma, sarebbe preferibile utilizzare la nostra saragolla. :)</p>
<p>Via | <a href="http://www.aamterranuova.it/article4328.htm">AAM Terra Nuova</a><br />
Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/agamennone_75/3679890428/sizes/s/in/photostream/">Agamennone_75</a></p>
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		<title>Giocare di più e mangiare di meno a Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
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		<description><![CDATA[I bambini si ricordano i giochi e le attività molto più del cibo che hanno mangiato. E&#8217; inutile imbandire una tavola con cibi grassi e zuccherosi se lo scopo e&#8217; passare delle belle giornate di festa in famiglia. Quello che ci vuole, secondo gli psicologi dell&#8217;università del Missouri, e&#8217; una alternativa piacevole e sociale al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/pranzo_natale.jpg" alt="" title="pranzo_natale" width="240" height="240" class="alignleft size-full wp-image-12000" />I bambini si ricordano i giochi e le attività molto più del cibo che hanno mangiato. E&#8217; inutile imbandire una tavola con cibi grassi e zuccherosi se lo scopo e&#8217; passare delle belle giornate di festa in famiglia. </p>
<p>Quello che ci vuole, secondo gli psicologi dell&#8217;università del Missouri, e&#8217; <strong>una alternativa piacevole e sociale al pranzo</strong> che traborda nel pomeriggio o alle maratone in tv. Qualcosa come un gioco, una attività all&#8217;aperto, la costruzione di qualcosa (gli americani suggeriscono le recite o le decorazioni per il thanks giving, noi potremmo tenere in caldo questo consiglio e applicarlo alle feste di Natale).</p>
<p><span id="more-11997"></span></p>
<p>Se vogliamo progettare le feste in arrivo in una ottica ecologica e decrescente, oltre che emotivamente appagante, possiamo provare a togliere qualche ora alla cucina per destinarla a giocare. Continuando a mangiare i cibi freschi, semplici e leggeri a cui siamo abituati, probabilmente eviteremo anche di mettere su qualche chilo di troppo. </p>
<p>Secondo me cucinare qualcosa di speciale per le feste va benissimo, ci mancherebbe, ma se passare ore ai fornelli diventa fonte di stress e ci toglie il gusto di goderci la compagnia di amici e parenti, allora forse e&#8217; meglio abbandonare la forma della tradizione per conservarne lo spirito. <strong>Meglio non creare l&#8217;occasione di mangiare per noia</strong> riempiendo il tempo di attività più piacevoli di un pomeriggio chiusi in casa a rimbalzare dal divano al vassoio dei dolcetti. </p>
<p>Se non vogliamo rinunciare ad un piatto che proprio ha il sapore del Natale, la cosa migliore credo sia trasformare tutta la preparazione in un lavoro collettivo, coinvolgendo anche i bambini ad esempio nella decorazione dei biscotti. Le cose fatte con le proprie mani sono più buone, anche se dentro ci mettiamo meno zucchero. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/summerlovin/4171678797/">@paulapaulac</a><br />
Via | <a href="http://munews.missouri.edu/expert-comment/2011/1114-experts-available-mu-experts-offer-tips-for-healthy-thanksgiving-festivities/">Università del Missouri</a></p>
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		<title>Guerra sui pacchetti delle sigarette</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 13:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Le sigarette dovranno essere vendute tutte in pacchetti uguali, con grafica e avvisi per la salute decisi dal governo a partire dal 1 dicembre 2012. L&#8217;Australia ha deciso di attaccare il fumo e tutelare la salute pubblica agendo sul packaging, ovvero sul marketing emozionale legato alle sigarette. Il gigante del tabacco Philip Morris ha già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/sigarette1.jpg" alt="" title="sigarette" width="240" class="alignleft size-full wp-image-11956" />Le sigarette dovranno essere vendute tutte in <strong>pacchetti ugual</strong>i, con grafica e avvisi per la salute decisi dal governo a partire dal 1 dicembre 2012. L&#8217;Australia ha deciso di attaccare il fumo e tutelare la salute pubblica agendo sul packaging, ovvero sul marketing emozionale legato alle sigarette. </p>
<p>Il gigante del tabacco Philip Morris ha già annunciato che porterà il governo australiano in tribunale per danni.</p>
<p>Vi prego di notare che <strong>le sigarette all&#8217;interno del pacchetto resteranno le stesse</strong>, quello che cambia e&#8217; solo il colore della confezione (verde oliva e marrone per tutti) e le scritte che avranno tutte lo stesso carattere tipografico. Philip Morris e&#8217; convinta che questa legge porterà ad un calo delle vendite e schiera i suoi avvocati. </p>
<p>Perché estrarre lo stesso oggetto da un pacchetto diverso fa calare le vendite? <strong>Che cosa comprano i fumatori, allora? Colori? Spot? Slogan?</strong> Il fumo crea dipendenza, ma la marca no. Evidentemente l&#8217;industria del tabacco teme la concorrenza delle sigarette generiche e teme di doversi dare battaglia sulla &#8220;qualità&#8221; del prodotto una volta che il packaging viene azzerato con tutto quello che rappresenta. </p>
<p>Il governo australiano sborsa ogni anno 30 miliardi di dollari per ripagare i danni sociali del fumo sotto forma di cure mediche, ridotti introiti per diminuzione delle ore di lavoro e assistenza alle famiglie con malati o morti per cause collegate al fumo. La World Health Organization ha dichiarato che le azioni del governo australiano sono un esempio da seguire per il bene pubblico. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/vectorportal/5047700254/">Vectorportal</a><br />
Via | <a href="http://medicalxpress.com/news/2011-11-philip-morris-sues-australia-plain.html">AFP</a></p>
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		<title>&#8220;Pane e Bugie&#8221; di Dario Bressanini</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 15:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Casiraghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
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		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono sempre stata convinta che lo zucchero di canna fosse più nutriente dello zucchero bianco, che il glutammato nel dado fosse da evitare, che il biologico fosse eticamente preferibile dell’agricoltura tradizionale. Poi ho letto questo libro e ho iniziato a guardare le cose con un’altra prospettiva. Estraggo alcuni dei temi che vengono trattati: &#160; Cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11884" src="http://www.ecowiki.it/media/pane-e-bugie.jpg" alt="pane e bugie" width="240" />Sono sempre stata convinta che lo zucchero di canna fosse più nutriente dello zucchero bianco, che il glutammato nel dado fosse da evitare, che il biologico fosse eticamente preferibile dell’agricoltura tradizionale. Poi ho letto questo libro e ho iniziato a guardare le cose con un’altra prospettiva.</p>
<p>Estraggo alcuni dei temi che vengono trattati:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa non è OGM?</strong></p>
<p>Bressanini è un chimico e basa tutto il suo libro sulla scienza e sul principio che una persona può parlare di certi argomenti e lanciare giudizi solo se ha la competenza per farlo.</p>
<p>Un argomento cardine del libro sono gli OGM. Qual è il confine tra OGM e non OGM? La definizione che dà l’UE comprende “solo gli organismi che derivano da modificazioni mirate effettuate attraverso la tecnica del DNA ricombinante” (p.10). Con questa definizione, una persona che non ha le competenze necessarie, può immaginarsi solo a grandi linee cosa significhi. Però, questa persona qualsiasi, non sa che il resto del cibo che viene venduto e che non ricade nella definizione di OGM viene comunque trattato con <strong>radiazioni nucleari</strong>: raggi gamma, raggi X, raggi alfa, raggi beta, fasci di neutroni lenti.</p>
<p>Riporto qui sotto un esempio, quello del pompelmo rosa:</p>
<p>p. 15 «<em><strong>Il pompelmo rosa non è sempre esistito.</strong> Dopo la seconda guerra mondiale iniziarono i cosiddetti “usi pacifici dell’energia atomica”. Nella nazioni più avanzate e in quelle in via di sviluppo molti giovani ricercatori cominciarono a utilizzare le radiazioni nucleari con l’obiettivo di modificare le caratteristiche delle piante esistenti. […] Ma la varietà di maggior successo commerciale è sicuramente un tipo di pompelmo che tutti voi conoscete: lo Star Ruby dalla polpa rosata. Insomma, il pompelmo rosa non e sempre esistito! La prima varietà è stato il Ruby Red derivato da una mutazione spontanea scoperta in Texas nel 1929. Tuttavia il colore rosso sbiadiva all’avanzare della stagione e il succo non aveva un colore gradevole. I semi di pompelmo furono quindi irradiati con fasci di neutroni lenti, e nel 1970 venne introdotta in commercio la varietà Star Ruby, senza semi e dalla polpa rossastra. Ulteriori irradiazioni generarono nel 1984 la varietà Rio Red, con rese migliorate. I frutti di entrambe le varietà mutanti, vendute con il nome di Rio Star, coprono il 75% della produzione texana di pompelmo.</em> »<br />
<span id="more-11883"></span><br />
&nbsp;</p>
<p><strong>Una mini-lezione sui geni</strong></p>
<p>Citando un intervento di Beppe Grillo e un messaggio di Greenpeace, entrambi relativi al <strong>pomodoro accoppiato con un pesce</strong> per renderlo resistente al gelo, Bressanini fa una breve lezione su quello che significa “accoppiare” due geni:</p>
<p>p.30 « <em>Si tratta però di un approccio per nulla scientifico perché ipotizza che gli esseri viventi siano separati l’uno dall’altro da compartimenti stagni. Parla </em>[il messaggio di Greenpeace]<em> di “gene del pesce” contrapposto al “gene del pomodoro”, come se le svariate decine di migliaia di geni presenti fossero identificati uno per uno da un’etichetta con su scritto “100% animale” o “vegetale” o ancora peggio “100% merluzzo”. Ci si dimentica che il codice genetico è universale e che <strong>tutti gli organismi viventi hanno moltissimi geni in comune</strong>. A rigore, non ha senso parlare di “geni del pomodoro” o di “geni del pesce”.</em> »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le allergie dovute alla modificazione genetica</strong></p>
<p>Inoltre, si parla molto del rischio di allergie dovute a questi “accoppiamenti” tra geni ovvero, rimanendo sull’esempio del pomodoro-pesce, una persona allergica al pesce potrebbe essere vittima di uno <strong>shock anafilattico</strong> mangiando un pomodoro?</p>
<p>Bressanini risponde spiegando che «<em>prima di approvare un OGM viene fatto uno screening sull’allergenicità della proteina espressa dal gene inserito. <strong>Se è “potenzialmente” allergenica, l’OGM non viene approvato</strong>.</em> »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il mito del naturale </strong></p>
<p>Se ci facciamo caso, la parola “naturale” è sempre più usata dalla pubblicità e dai media, anche senza che i prodotti commercializzati abbiano un minima garanzia della loro qualità. Il cosiddetto “greenwashing” imperversa e porta l’opinione pubblica ad avere un mito, quello del naturale.</p>
<p>Come viene dimostrato in “Pane e Bugie”, certe credenze di “naturalità” di certi prodotti  sono assolutamente infondate. Per esempio, la <strong>vitamina C</strong> non deriva certo dalla spremuta di agrumi, ma da un trattamento industriale del glucosio, che proviene a sua volta dall’amido di mais.</p>
<p>Così anche il <strong>fruttosio</strong>, lo zucchero della frutta, non viene prodotto dall’estrazione della frutta ma sempre dall’amido di mais.</p>
<p>L’<strong>amido di mais</strong> è uno degli ingredienti maggiormente presenti nell’industria alimentare e spesso il mais, proveniente dagli Stati Uniti, è OGM. Stesso ragionamento per la <strong>soia</strong>, ormai in gran parte geneticamente modificata, è spesso, se non quasi sempre, utilizzata come emulsionante nell’industria alimentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il biologico  è sostenibile?</strong></p>
<p>Ho trovato molto interessante il capitolo che parla di agricoltura biologica, soprattutto quando si riflette sulla sua sostenibilità.</p>
<p>Si sa che la richiesta di cibo sarà sempre in aumento e non basterà ridistribuire con equità le risorse per risolvere il problema. Purtroppo mi è difficile pensare che in un mondo come il nostro ci si possa attaccare a questa speranza e attendere che si avveri.</p>
<p>Bressanini interviene in questo importante dibattito e riflette sull’<strong>efficienza dello spazio agricolo</strong> destinato all’agricoltura:</p>
<p>p.163 «Abbiamo visto che il metodo biologico sembra garantire una minore riduzione della biodiversità, ma le sue rese sono spesso inferiori a quelle dell’agricoltura convenzionale che utilizza agro farmaci e fertilizzanti. Le rese dipendono dal tipo di coltura: per alcune le differenze sono minime, ma per altre il biologico arriva a produrre il 50 per cento in meno. Questo significa che per poter ottenere la stessa quantità di cibo sono necessari superfici maggiori. »</p>
<p>Quindi coltivare meno superficie di terra, grazie all’agricoltura intensiva, non è preferibile anche per la conservazione della <strong>biodiversità</strong>?</p>
<p>p.164 «Dal canto suo, l’agricoltura intensiva, più dannosa per la biodiversità, richiede una minore superficie per produrre la stessa quantità di cibo e quindi permetterebbe di lasciare incolta una maggiore quantità di terra e di preservarne la biodiversità. »</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ce ne sono molti altri di temi discussi in questo libro, per esempio la cancerogenicità delle piantine di basilico (finché non raggiungono una certa altezza), al fine si sfatare il mito del “naturale è meglio dell’artificiale”. Tutto con una solida base scientifica che rende queste tesi non sottovalutabili.</p>
<p><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/pane-e-bugie.php">Pane e bugie, la verità su ciò che mangiamo</a>, di Dario Bressanini, Chiare Lettere Editore, 13,60 Euro. </p>
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		<title>12 idee per il Blog Action Day 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 07:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Eccovi il contributo di Ecowiki al Blog Action Day 2011: 12 idee da mangiare con la testa e con il cuore. 1) Per i freegan a cui non piacciono i cibi in scatola, ci sono le mappe &#8220;Fallen Fruit&#8221; per raccogliere la frutta nei parchi pubblici. 2) Ai vegetariani e agli animalisti ricordiamo che c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/Blog-action-day.jpg" alt="#BAD11" title="" width="240" height="240" class="alignleft size-full wp-image-11788" />Eccovi il contributo di Ecowiki al Blog Action Day 2011: 12 idee da mangiare con la testa e con il cuore.</p>
<p>1) Per i freegan a cui non piacciono i cibi in scatola, ci sono le mappe &#8220;<a href="http://www.ecowiki.it/fallen-fruit-la-raccolta-della-frutta-in-citta.html">Fallen Fruit</a>&#8221; per raccogliere la frutta nei parchi pubblici. </p>
<p>2) Ai vegetariani e agli animalisti ricordiamo che c&#8217;è un milione di dollari in palio per chi inventa <a href="http://www.ecowiki.it/1-milione-di-dollari-in-premio-per-il-pollo-artificiale.html">la carne di pollo in provetta</a>, rendendo antieconomico l&#8217;allevamento in batteria. </p>
<p>3 e 4) Per chi ama il km zero ecco il progetto brianzolo per chiudere localmente la filiera del pane: <a href="http://www.ecowiki.it/da-spiga-a-madia-il-pane-coltivato-e-cotto-in-brianza.html">da spiga a madia</a> e l&#8217;esperimento londinese di coltivare un <a href="http://www.ecowiki.it/orti-e-giardini-pubblici-sopra-i-tetti-dei-supermercati.html">orto sul tetto di un supermercato</a>.</p>
<p><span id="more-11780"></span></p>
<p>5) A chi detesta il junk food raccontiamo del <a href="http://www.ecowiki.it/il-distributore-di-carote-a-scuola.html">sexy distributore di carote</a>, per distogliere i ragazzi delle scuole dalle merendine. </p>
<p>6) A chi piacciono i &#8220;sapori forti&#8221; e le esperienze estreme consigliamo di assaggiare <a href="http://www.ecowiki.it/mangereste-il-formaggio-di-latte-umano.html">il formaggio di latte umano</a>.</p>
<p>7 e 8) Un pensiero eco anche a chi il cibo lo dovrebbe limitare, con la <a href="http://www.ecowiki.it/dimagrire-dopo-le-feste-la-dieta-della-nicchia-ecologica.html">dieta della nicchia ecologica</a>, per chi ha deciso di smaltire i chili di troppo tornando ai ritmi naturali, oppure <a href="http://www.ecowiki.it/dimagrire-con-la-cura-del-buio.html">la dieta del buio</a>, per riequilibrare il bioritmo. </p>
<p>9 e 10) Purtroppo ci sono anche gli <a href="http://www.ecowiki.it/obesity-day-parliamo-di-animali-grassi.html">animali domestici obesi</a>, viziati da padroni insicuri che comprano affetto con i bocconcini. Problemi di dieta anche per i quoli australiani, teneri <a href="http://www.ecowiki.it/bocconi-nauseanti-per-cambiare-la-dieta-dei-quoli.html">marsupiali a cui va insegnato a non mangiare i rospi delle canne</a> perché sono tossici. </p>
<p>11 e 12) Concludiamo con le migliori <a href="http://www.ecowiki.it/neve-cibo-uccelli-selvatici.html">ricette per uccellini</a>, per quando l&#8217;inverno si farà duro. Mostrandovi anche come <a href="http://www.ecowiki.it/i-corvi-sfruttano-il-traffico-automobilistico.html">i corvi si fanno schiacciare le noci dalle auto</a>, sfruttandone il passaggio con grande opportunismo. </p>
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		<title>Recensione del docu-film: Taste the Waste</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/recensione-del-docu-film-taste-the-waste.html</link>
		<comments>http://www.ecowiki.it/recensione-del-docu-film-taste-the-waste.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Rambaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[blog action day]]></category>
		<category><![CDATA[fame nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[spreco di cibo]]></category>
		<category><![CDATA[taste the waste]]></category>
		<category><![CDATA[vivere sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spreco di generi alimentari raccontato in un film-documentario. Il consumatore di oggi vuole ortaggi perfetti e confezioni che scadono molto nel futuro, tutto quello che non rispecchia questi criteri viene cestinato senza pietà anche se si tratta di frutta e verdura con semplici difetti estetici o di cibi confezionati la cui data di scadenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="274"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/JCojaGk6gXw?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/JCojaGk6gXw?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="274" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Lo spreco di generi alimentari raccontato in un film-documentario. Il consumatore di oggi vuole ortaggi perfetti e confezioni che scadono molto nel futuro, tutto quello che non rispecchia questi criteri viene cestinato senza pietà anche se si tratta di frutta e verdura con semplici difetti estetici o di cibi confezionati la cui data di scadenza diventa un po&#8217; troppo vicina. </p>
<p><span id="more-11683"></span></p>
<p>Il film e&#8217; un melting-pot di culture e situazioni che si snodano attraverso l&#8217;Europa portando lo spettatore all&#8217;interno di meccanismi perversi e illogici che obbligano a buttare via piu&#8217; della metà del cibo prodotto ogni anno, non cibo andato a male o avariato, cibo che semplicemente non rispecchia piu&#8217; i canoni di bellezza e di appetibilità richiesti dai consumatori di oggi.</p>
<p>Valentin Thun ci mette di fronte al fatto compiuto, ogni anno Europa e Nord America bruciano in discarica una quantità di cibo pari a 3 volte quella necessaria a garantire un sostentamento minimo a tutti gli affamati del mondo</p>
<p>Il film porta anche a spunti di riflessione su come si possa essere arrivati a questo punto e quali possano essere i passi necessari per tornare indietro verso uno stile di vita piu&#8217; sostenibile.<br />
Sul <a href="http://tastethewaste.com/">sito del film </a>e&#8217; possibile trovare documentazione e contatti per approfondire l&#8217;argomento.</p>
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		<title>Chi pensa troppo ai soldi gode di meno</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/chi-pensa-troppo-ai-soldi-gode-di-meno.html</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 11:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita felice]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[materialismo]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio etico]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia dei consumi]]></category>
		<category><![CDATA[qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[vita di coppia]]></category>

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		<description><![CDATA[Buone notizie per i decrescenti: le coppie che danno meno importanza ai soldi e ai beni materiali hanno un 10-15% di probabilità in più di rimanere soddisfatte del proprio matrimonio. Alla Brigham Young University hanno chiesto a più di 1700 coppie sposate di valutare la propria attitudine verso i beni materiali e l&#8217;appagamento ricevuto dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/matrimonio_decrescita.jpg" alt="sposarsi e vivere felici" title="" width="240" height="160" class="alignleft size-full wp-image-11677" />Buone notizie per i decrescenti: le coppie che danno meno importanza ai soldi e ai beni materiali hanno un 10-15% di probabilità in più di rimanere soddisfatte del proprio matrimonio. </p>
<p>Alla Brigham Young University hanno chiesto a più di 1700 coppie sposate di valutare la propria attitudine verso i beni materiali e l&#8217;appagamento ricevuto dalla propria vita relazionale. Hanno scoperto che <strong>quando uno dei due pone molta importanza &#8220;nell&#8217;avere soldi e tante cose&#8221; allora iniziano a degradarsi la disponibilità verso il partner</strong>, la qualità della comunicazione e la capacità di risolvere i conflitti. </p>
<p>In una coppia su cinque entrambi i partner ammettono di aver un forte interesse per il denaro. Sebbene talvolta queste coppie siano messe economicamente meglio, i problemi che la gestione dei soldi comporta superano i benefici: tutti gli altri indicatori di benessere psicologico scendono. Insomma, preoccuparsi dei soldi fa diminuire l&#8217;amore. </p>
<p><span id="more-11674"></span></p>
<p>Jason Carroll spiega che dalla ricerca si vede bene come <strong>non sia importante quanti soldi una coppia abbia, ma quanto vi sia attaccata</strong>. L&#8217;autovalutazione del proprio attaccamento ai beni materiali riesce anche ad indicare la facilita con cui si avranno problemi finanziari meglio di quanto non faccia l&#8217;analisi della busta paga. Chi vuole troppo, finisce per indebitarsi. Ricchi e poveri si lasciano ossessionare dal denaro e dal desiderio di possedere oggetti allo stesso modo.</p>
<p><a href="http://news.byu.edu/archive07-Mar-carroll.aspx">Le trappole del compararsi a persone più abbienti</a>, del cercare soddisfazione ai propri bisogni spirituali comprando succedanei materiali e del confondere i desideri con i bisogni sono sempre aperte e pronte a far vittime. </p>
<p>Un decrescente che non si lascia abbindolare dalla pubblicità avrà il piacevole effetto collaterale di godersi di più il suo matrimonio. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/ambm/3996179508/">Earkle</a><br />
Via | <a href="http://news.byu.edu/archive11-oct-materialism.aspx">BY University</a></p>
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		<title>La battaglia per il salmone geneticamente modificato</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/la-battaglia-per-il-salmone-geneticamente-modificato.html</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 12:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[acquacoltura sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[organismi geneticamente modificati]]></category>
		<category><![CDATA[pesca sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[salmoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il salmone geneticamente modificato per crescere più in fretta esiste da quasi 15 anni ma ancora non e&#8217; sul mercato. Gli AquAdvantage® Salmon sono prodotti da una azienda del Massachusetts, la AquaBounty che promette di evitare le fughe allevando solamente femmine sterili (solo a pochi fortunati sarà consentito di crescere maschio a scopi riproduttivi) in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/salmone_gm.jpg" alt="pesci geneticamente modificati per crescere in fretta" title="" width="240" height="160" class="alignleft size-full wp-image-11205" />Il salmone geneticamente modificato per crescere più in fretta esiste da quasi 15 anni ma ancora non e&#8217; sul mercato.</p>
<p>Gli AquAdvantage® Salmon sono prodotti da una azienda del Massachusetts, la <a href="http://www.aquabounty.com/" title="">AquaBounty</a> che promette di evitare le fughe allevando solamente femmine sterili (solo a pochi fortunati sarà consentito di crescere maschio a scopi riproduttivi) in vasche allestite sulla terraferma, come quelle per le trote. </p>
<p>Per tranquillizzare gli ambientalisti preoccupati degli effetti dell&#8217;incrocio tra salmoni gm e selvatici, alla AquaBounty sottolineano che solo il 16% dei maschi che riescono a scappare dagli allevamenti riesce prima a nutrirsi (sono allevati con pellet, non sanno cacciare) e poi a riprodursi. A me sembra una implicita affermazione che, prima o poi, i salmoni gm scapperanno. </p>
<p><span id="more-11204"></span></p>
<p>La senatrice dell&#8217;Alaska Lisa Murkowski ha promesso una ferma opposizione al progetto di legalizzare il salmone gm perché questo nuocerebbe all&#8217;industria ittica dello stato che l&#8217;ha eletta, basata sulla cattura dei salmoni selvatici. In pratica si propone di inserire in un disegno di legge il divieto per la Food and Drug Administration (FDA) di spendere soldi nell&#8217;approvare il consumo di salmoni geneticamente modificati.  </p>
<p>La FDA ha il compito di stabilire se un cibo può essere commercializzato e sta prendendo tempo per valutare i rischi di questo genere di allevamento. I rischi spaziano dalle allergie alimentari alla possibilità di contaminazione dei salmoni selvatici (in caso di un allagamento, giusto per fare un esempio). Dare il permesso ai salmoni e alla loro acquacoltura aprirebbe la strada alle richieste dei maiali gm canadesi o delle vacche gm immuni alla mucca pazza. Fino ad oggi gli animali gm non sono commestibili, ma gli investitori premono perché lo diventino presto. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/andreagp/1122613434/">Andrea Pokrzywinski</a><br />
Via | <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2011/sep/12/congress-gm-salmon">TheGuardian</a></p>
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		<title>Olio di coriandolo, panacea contro i batteri</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/olio-di-coriandolo-panacea-contro-i-batteri.html</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 08:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[antibatterico naturale]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
		<category><![CDATA[olii essenziali]]></category>
		<category><![CDATA[olio di coriandolo]]></category>
		<category><![CDATA[rimedi naturali]]></category>
		<category><![CDATA[spezie]]></category>

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		<description><![CDATA[L’olio ricavato dai semi di coriandolo è un’ottima arma naturale contro i batteri. Questa la scoperta di un team di ricercatori dell’Università di Beira Interior, in Portogallo, guidato dalla ricercatrice Fernanda Domingues. Lo studio sull’olio antibatterico In base allo studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Medical Microbiology, i ricercatori hanno testato su 12 ceppi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11135" src="http://www.ecowiki.it/media/coriandolo.jpg" alt="" width="480" />L’olio ricavato dai semi di coriandolo è un’ottima arma naturale contro i batteri. Questa la scoperta di un team di ricercatori dell’Università di Beira Interior, in Portogallo, guidato dalla ricercatrice Fernanda Domingues.</p>
<p><strong>Lo studio sull’olio antibatterico</strong></p>
<p>In base allo studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Medical Microbiology, i ricercatori hanno testato su 12 ceppi batterici le proprietà dell’olio di coriandolo. Tra questi c’erano l’ <em>Escherichia coli</em>, la salmonella, il <em>Bacillus cereus</em> e il super batterio <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Methicillin-resistant_Staphylococcus_aureus">MRSA</a> notoriamente noto per la resistenza a potenti antibiotici. I ceppi testati hanno mostrato una <strong>ridotta proliferazione di batter</strong>i <strong>e che</strong> <strong>la maggior parte rimanevano uccisi</strong> con soluzioni contenti meno 1,6 per cento dell’olio, derivante da semi di coriandolo.</p>
<p><span id="more-11124"></span></p>
<p><strong>Le proprietà del coriandolo </strong></p>
<p>Il coriandolo, pianta aromatica conosciuta anche come “prezzemolo cinese”per via della forte somiglianza con la più nota spezia nostrana, è apprezzato in semi o foglie nella cucina orientale. L’olio di coriandolo è tra i venti oli essenziali più utilizzati al mondo e per secoli l’hanno utilizzato <strong>come rimedio popolare per curare svariati malanni</strong>. Ad esempio come sollievo dal dolore, dai crampi, come aiuto per la digestione, per ridurre la nausea e come trattamento contro le infezioni micotiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il meccanismo collaterale dell’olio di coriandolo</strong></p>
<p>Come fa un semplice olio di coriandolo a funzionare da antibatterico? La risposta sta nelle reazioni che innesca nei batteri quando entrano a contatto con questa soluzione oleosa. Quest’ultima <strong>riesce a danneggiare la membrana che circonda le cellule batteriche, bloccando i naturali processi fisiologici</strong> tra cui la respirazione e portando alla morte il batterio. Secondo i ricercatori proseguendo la ricerca intrapresa, l’olio di coriandolo potrebbe diventare una valida alternativa agli antibiotici chimici da <strong>somministrare sotto forma di lozioni, collutori o pillole</strong>. Potrebbe inoltre esser utilizzato anche per trattare le infezioni batteriche molto resistenti e per conservare cibi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/henriquev/41333668/">Henrique Vicente</a><br />
Via | <a href="http://jmm.sgmjournals.org/content/early/2011/08/23/jmm.0.034157-0">JMM</a></p>
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