Durante una crisi economica diminuisce l’invidia per i vicini e il proprio sentimento di inadeguatezza si smorza. Scende quindi il bisogno di spendere per stare al passo, o un passo avanti, ai propri “competitori” sociali.
L’ONU ha deciso di dedicare il 2012 a migliorare l’accesso, l’efficienza e la sostenibilità ambientale nell’uso dell’energia. Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, ha scelto l’energia sostenibile come una delle cinque priorità del suo secondo mandato.
L’energia deve essere pulita, attualmente le rinnovabili costituiscono il 19% della produzione mondiale. Le Nazioni Unite sono convinte che con la spinta politica giusta si possa alzare questa percentuale fino al 75% entro il 2050.
Nei Paesi sviluppati si punterà ad abbassare l’intensità energetica, migliorando l’efficienza e liberando cosi risorse da destinare altrove. Nei Paesi in via di sviluppo diventerà operativo un network di professionisti con l’obiettivo di diffondere buone pratiche e strategie ottimizzate di elettrificazione.
“Manca il senso d’urgenza”, ecco come la BBC descrive i primi giorni della Conferenza sul Clima che quest’anno si tiene a Durban, in Sud Africa. La crisi economica e le difficoltà dell’euro zona portano in secondo piano le questioni climatiche e sacrificano la partecipazione di un importante interlocutore nella lotta ai cambiamenti climatici come è sempre stata l’Europa.
Il summit di Durban, alle porte del 2012, anno di conclusione del Protocollo di Kyoto, è in ritardo anche rispetto al non entusiasmante summit dell’anno scorso, svoltosi a Cancun.
Il processo di accordo verso un nuovo vincolante patto tra nazioni è di nuovo bloccato da un piccolo numero di stati responsabili però di una larga fetta delle emissioni globali di CO2. Questo gruppo è composto da Cina, India, Brasile e Usa, a cui fa capo quasi il 50% delle emissioni.
Dall’altra parte esiste però una coalizione di Paesi pronti a stabilire nuovi impegni che coprano tutte le nazioni e che entrino in vigore il prima possibile. Questa include i Least Developed Countries (LDC), l’Alliance of Small Island States (AoSIS), l’Unione Europea e alcuni paesi dell’America Latina.
“Il problema e’ troppo difficile, preferisco non saperne nulla e fidarmi del governo.” Che si tratti di fonti rinnovabili, di crisi economica, di provvedimenti per la salute pubblica o di cambiamenti climatici, quanto più la gente e’ ignorante tanto più si sforza attivamente di restare tale.
Un esperimento condotto dalla American Psychological Association ha misurato il disagio della gente di fronte ai problemi complessi e il sollievo di affidarne la gestione a qualcun altro come il governo. Quando i problemi diventano impellenti, ad esempio quando una crisi fa aumentare il prezzo dei carburanti, la fatica di analizzare le cause e quella di trovare soluzioni sono talmente grandi da provocare la fuga.
Il ricordare i morti in guerra stimola il desiderio di continuare la guerra per evitare che i caduti “siano morti invano”. Allo stesso modo l’aver investito miliardi nella ricerca petrolifera riduce la propensione a cambiare genere di investimento verso soluzioni più sostenibili.
Il volume di denaro e fatica investiti in una impresa si comportano come una zavorra e impediscono di cambiare rotta anche se le opzioni a disposizione sono più vantaggiose. Gli economisti conoscono il problema dei costi irrecuperabili, ma questo fatto capita nelle scelte politiche come nelle decisioni personali.
Quando arriva El Niño le tensioni in 90 Paesi tropicali hanno maggiori probabilità di trasformarsi in un bagno di sangue. L’aumento delle temperature e la riduzione delle piogge raddoppiano le possibilità che scoppi una guerra civile.
A studiare la correlazione tra i cicli meteorologici mondiali e i conflitti e’ stato un gruppo interdisciplinare della Columbia University, giunto alla conclusione che un quinto delle guerre degli ultimi 50 anni hanno avuto una concausa meteorologica, compresi i 20 anni di guerra civile in Sudan con 2 milioni di vittime.
Sono stati studiati 234 conflitti in 175 nazioni, avvenuti tra il 1950 e il 2004. Per conflitto si intende un evento in cui sono morte più di 25 persone in un anno; in più della metà dei casi analizzati sono morte più di mille persone.
Oggi ci preme raccontarvi di Milano, dove il 12 e 13 giugno si vota anche per dare un volto più ecologico alla città.
1) Ridurre traffico e smog attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, l’estensione di ecopass, e la pedonalizzazione del centro. Il traffico ci ruba soldi, tempo e salute, lo smog di Milano uccide 7 persone su 100, per un totale di 2.250 vittime all’anno.
Il calcolo dell’acqua virtuale rischia di peggiorare, invece che di risolvere, il problema idrico dei Paesi che importano ed esportano beni.
L’acqua virtuale e’ una misura dell’acqua utilizzata ed “esportata” insieme al bene oggetto di commercio. Per questo motivo era stato suggerito di includere una valutazione dell’acqua virtuale nella stima di convenienza di un accordo commerciale. Giusto per fare un esempio: non ha senso produrre arance da esportare in una regione dove manca acqua.
David Seekell, dell’università della Virginia, ha però fatto notare che il meccanismo che dovrebbe garantire un più equo consumo dell’acqua si inceppa perché non c’è già più acqua a sufficienza per produrre i beni a cui siamo abituati nel solito modo.
La vera sfida dei prossimi decenni sarà capire come incrementare fortemente l`offerta agricola senza espandere gli ettari di terra utilizzata. Si stima che il mondo ospiterà più di 9 miliardi di persone entro il 2050, una previsione che potrebbe essere disattesa dalla variabile “cambiamento climatico” che porta un certo grado di incertezza nelle proiezioni sull`offerta agricola. Occorre una rivoluzione.
Una rivoluzione che ristabilisca le priorità nella ricerca agricola, come il bisogno di nuove varietà di colture che crescano con meno acqua e con meno fertilizzanti, oppure che siano più resistenti al caldo e agli insetti.
Ugualmente importante è la ricerca riferita alla rotazione delle colture, alla gestione del terreno e alla riduzione degli sprechi. Ma tutto questo richiede soldi: la FAO stima che per raggiungere questi obiettivi di ricerca e per poterli esportare nei paesi in via di sviluppo entro il 2050 sono necessari investimenti pari a 83 miliardi di dollari US all`anno.
Quali tecniche retoriche si stanno usando per parlare di nucleare in Italia? Come cambia la strategia ora che il governo ha fatto marcia indietro su tutto il programma di costruire nuove centrali nucleari?
Su ecowiki i post dedicati al nucleare sono stati relativamente pochi: abbiamo lasciato agli altri media il compito di seguire la cronaca e abbiamo preferito evidenziare i trucchi usati dai comunicatori tesi a guadagnare il consenso del pubblico senza basarsi su solide argomentazioni logiche.
ULTIMI COMMENTI
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...
Ciao Simone, ottimo contributo…aggiungerei un appunto (potrebbe essere un idea per...