Pinne e pescecani dovrebbero restare insieme

venerdì, 23 aprile 2010 a cura di lumachina
in: Natura ed ecologia

Randall Arauz vive e combatte in Costa Rica perché le pinne di pescecane restino attaccate ai pescecani. La pratica illegale utilizzata per massimizzare i profitti e’ quella di staccare le pinne dai pesci, che vengono ributtati a mare dove agonizzano e muoiono.

Le pinne di pescecane vengono mangiate nella famosa zuppa e costano circa 500 euro al kg. Il discorso ci tocca da vicino perché l’Italia e’ il terzo Paese al mondo per importazione di pinne di pescecane e il primo pescatore nel Mediterraneo.

Per ridurre la pesca di frodo gli squali dovrebbero arrivare a terra con le pinne ancora attaccare, ma il regolamento di pesca dell’Unione Europea ha delle scappatoie che rendono difficili i controlli (ad esempio si possono scaricare le pinne e il resto dei pescecani in porti diversi, si possono “lavorare” i pesci a bordo, buttando via testa ed interiora e quindi alterando le proporzioni in peso del pescato,…).

Perché riempirsi la stiva con dei pescecani che valgono molto meno, quando si possono fare montagne di soldi tenendo solo le pinne? Le risposte perché e’ illegale, perché gli squali si sono ridotti del 90% in tutto il mondo e perché con la loro estinzione saltano gli equilibri ecologici tra le specie di pesce di cui si nutrono non sono abbastanza convincenti per i pescatori di frodo.

L’ultima assemblea della CITES (Convention on International Trade in Endangered Species) ha lasciato fuori gli squali dalla lista delle specie da proteggere, proprio per gli interessi commerciali che ruotano attorno a questi animali.

Randall Arauz ha vinto il premio Goldman per l’ambiente riuscendo a far approvare delle leggi in Costa Rica per la protezione degli squali. Imbarcare gli squali con le pinne attaccate e’ possibile e sostenibile, se non si fa e’ per motivi economici, non tecnici.

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