Pesca del tonno rosso, WWF: diffusa l’illegalità in Italia
mercoledì, 8 ottobre 2008in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione
Pescherecci non autorizzati, vendite al mercato mafioso, catture con metodi fuori legge. Questi alcuni dei “reati” dei quali l’Italia si è macchiata nel settore della pesca al tonno rosso. Il WWF ha oggi presentato un dossier che dimostra come la gestione di questo tipo di pesca sia insostenibile anche per colpa di un’illegalità diffusa dalla quale il nostro Paese non è esente.
“Dopo un drammatico 2007 con quote di pescato eccedenti il 40% le quantità assegnate, al tonno rosso, in Italia, è andata meglio quest’anno, grazie alla decisione dell’UE di chiudere la stagione di pesca con 2 settimane di anticipo. – commenta Enzo Venini, Presidente del WWF Italia – Dai dati che abbiamo potuto incrociare, quest’anno si sono pescate come minimo 700 tonnellate in più, mentre nell’anno precedente la quota eccedente ammontava a 1.653 tonnellate (e non 327 come i dati ufficiali dicono). Ma il dossier che consegneremo al ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Luca Zaia, alla Commissione Pesca dell’Ue e alle autorità preposte al controllo dice di più”.
Secondo il WWF ai porti di Pozzuoli, Vibo Valentia, Portopalo e Cetraro nessuno o pochi controllano o registrano il pescato; molte azioni di pesca al tonno vengono effettuate con l’impiego degli aerei d’avvistamento, nonostante il fatto questa pratica sia vietata dalla legge; le imbarcazioni italiane reali sono molte di più di quelle registrate: 283 unità contro le ufficiali 185.
Cosa fare? Il WWF, oltre a presentare il rapporto al ministro Zaia e all’Europa, propone una moratoria di 3 anni sulla pesca del tonno rosso in Mediterraneo e invita il Ministro a ritirare il ricorso presentato presso la Corte europea, per chiedere di rivedere le decisioni prese.
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