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	<title>EcoWiki &#187; Natura ed ecologia</title>
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	<description>ambiente ecologia energia natura</description>
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		<title>100 km in 20 anni: la fuga delle farfalle dal clima troppo caldo</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/100-km-in-20-anni-la-fuga-delle-farfalle-dal-clima-troppo-caldo.html</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:52:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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		<category><![CDATA[ecologia del paesaggio]]></category>
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		<description><![CDATA[Le farfalle scappano dal caldo più velocemente degli uccelli. In Europa, le temperature medie si sono spostate verso nord di 250 km in 20 anni. Gli uccelli che trovano ottimali quelle temperature si sono spostati di soli 37 km, mentre le farfalle sono riuscite ad inseguire le loro condizioni di vita ideali fino a metà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/2012/01/migrazioni_clima.jpg" alt="" title="migrazioni causate dal clima che cambia" width="240" height="169" class="alignleft size-full wp-image-12359" />Le farfalle scappano dal caldo più velocemente degli uccelli. </p>
<p>In Europa, le temperature medie si sono spostate verso nord di 250 km in 20 anni. Gli uccelli che trovano ottimali quelle temperature si sono spostati di soli 37 km, mentre le farfalle sono riuscite ad inseguire le loro condizioni di vita ideali fino a metà strada, ovvero 111 km. </p>
<p><strong>Gli ecosistemi non si spostano alla stessa velocità delle temperature</strong> perché ogni specie che li compone ha la sua propria velocità di adattamento. Le farfalle, ad esempio, hanno un ciclo vitale breve e ogni generazione conquista un po&#8217; di terreno. Gli uccelli hanno invece la tendenza a riprodursi per più anni di seguito sempre nella stessa zona, quella che hanno conquistato da giovani. </p>
<p>Questi dati sono stati analizzati dal professor Åke Lindström della Lund University in Svezia e <a href="http://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/full/nclimate1347.html">pubblicati sull&#8217;ultimo numero di Nature</a>. </p>
<p><span id="more-12355"></span></p>
<p>Il fatto che <a href="http://www.ecowiki.it/gli-alberi-devono-andare-piu-veloci.html">le varie specie migrino a velocità diverse</a> altera i rapporti nella rete trofica: prede e predatori si separano geograficamente aumentando l&#8217;ampiezza delle oscillazioni del sistema. Le prede esplodono e consumano tutte le risorse disponibili prima dell&#8217;arrivo dei loro predatori. </p>
<p>A questi problemi si aggiunge il fatto che lo spazio in cui migrare non sempre e&#8217; ospitale e &#8220;permeabile&#8221;: per trovare un nuovo boschetto, ad esempio, gli uccelli e le farfalle devono superare pianure dense di zone coltivate e ben annaffiate di insetticidi, città senza ripari adatti e simili. </p>
<p>Queste difficoltà hanno messo <a href="http://www.ecowiki.it/75-degli-uccelli-europei-ridotti-dal-clima.html">in ginocchio il 75% delle specie europee di uccelli</a>. Per aiutare l&#8217;adattamento diventano vitali i corridoi ecologici e tutte quelle misure che rendono permeabile il paesaggio alle varie specie. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/dkeats/4663578302/">Derek Keats</a><br />
<a href="http://www.lunduniversity.lu.se/o.o.i.s?id=24890&#038;news_item=5778">Climate adaptation difficult for Europe’s birds</a></p>
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		<title>Proteggere le zampe dei cani dal freddo</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/proteggere-le-zampe-dei-cani-dal-freddo.html</link>
		<comments>http://www.ecowiki.it/proteggere-le-zampe-dei-cani-dal-freddo.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[animali domestici]]></category>
		<category><![CDATA[cani]]></category>
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		<description><![CDATA[Spruzzare le zampe dei cani di olio li aiuta a sopportare meglio il contato con il suolo freddo. Ovvio, senza arrivare al punto di ungerli talmente tanto da farli scivolare! Il consiglio (rivolto agli americani abituati ad ungere le loro padelle con olio spray che da noi e&#8217; molto meno usato) l&#8217;ho trovato su Veterinary [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/2012/01/cane_neve2.jpg" alt="" title="cane a passeggio sulla neve" width="240" height="165" class="alignleft size-full wp-image-12332" /><strong>Spruzzare le zampe dei cani di olio</strong> li aiuta a sopportare meglio il contato con il suolo freddo. Ovvio, senza arrivare al punto di ungerli talmente tanto da farli scivolare! Il consiglio (rivolto agli americani abituati ad ungere le loro padelle con olio spray che da noi e&#8217; molto meno usato) l&#8217;ho trovato su <a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1365-3164.2011.00976.x/abstract;jsessionid=17A5A6FC9AACC81B4EB8EC733A347199.d03t02">Veterinary Dermatology</a>, rilanciato anche da <a href="http://www.physorg.com/news/2012-01-dogs-ice-paws.html">physorg</a>.</p>
<p>A molti cani non dà fastidio il freddo alle zampe e alcuni ricercatori della Yamazaki Gakuen University di Tokyo hanno finalmente capito come mai. I cani possono camminare nella neve o sul ghiaccio senza avvertire il freddo che sentiremmo noi, grazie ad un finissimo <strong>sistema di scambio termico, con recupero di calore</strong>.</p>
<p><span id="more-12331"></span></p>
<p>Il sangue arterioso caldo in arrivo alle zampe scorre vicinissimo a quello venoso fresco di ritorno, in questo modo il calore passa dalle arteriole alle venuzze e non viene disperso all&#8217;esterno del corpo. Inoltre, il sangue fresco in risalita si riscalda e non trasporta disagio all&#8217;interno del corpo. </p>
<p>I pinguini e le volpi artiche usano lo stesso sistema. Questa scoperta nel cane domestico avvalora l&#8217;ipotesi che il cane discenda da individui molto ben adattati a climi freddi, dove questo carattere avrebbe avuto un sicuro vantaggio selettivo. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/greengardenvienna/4266042078/">Greengardenvienna</a></p>
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		<title>L&#8217;ex aeroporto di Atene ora viene coltivato</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/lex-aeroporto-di-atene-ora-viene-coltivato.html</link>
		<comments>http://www.ecowiki.it/lex-aeroporto-di-atene-ora-viene-coltivato.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 11:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Atene]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un gruppo di ateniesi sta trasformando il vecchio aeroporto in un orto sociale. Si prendono cura della terra, si procurano da mangiare, stanno insieme e non si lasciano schiacciare dalla disperazione. Ecco la risposta ecologica alla crisi economica. A raccontare la loro esperienza e&#8217; Nicola Netién del Permaculture Research Institute Hellas. In occasione delle olimpiadi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/2012/01/orto_atene.jpg" alt="" title="orto pubblico ad Atene" width="240" height="307" class="alignleft size-full wp-image-12320" />Un gruppo di ateniesi sta trasformando il vecchio aeroporto in un orto sociale. Si prendono cura della terra, si procurano da mangiare, stanno insieme e non si lasciano schiacciare dalla disperazione. Ecco la risposta ecologica alla crisi economica.</p>
<p>A raccontare la loro esperienza e&#8217; Nicola Netién del <a href="http://www.permaculture.gr/index.php/2012/01/11/greeks-reclaim-the-land-to-ease-the-pain-of-economic-austerity/">Permaculture Research Institute Hellas</a>. In occasione delle olimpiadi del 2004 l&#8217;aeroporto fu sostituito da uno più grande e i progetti di riqualificazione dell&#8217;area furono accantonati per mancanza di fondi. Poi si sparse la voce che al posto di un parco pubblico sarebbe arrivata una (redditizia) colata di cemento e a quel punto la gente ha iniziato a rimboccarsi le maniche. </p>
<p>La Grecia ha un problema piuttosto serio con la salinizzazione dei suoli: il 30% della terra coltivabile ha questo problema e sui restanti e&#8217; in atto una forte erosione. Perdere la capacità di produrre cibo, specie in questo momento, dovrebbe essere una delle maggiori preoccupazioni del governo, invece ad occuparsene sono i privati cittadini. </p>
<p>La gente ha perso fiducia nella soluzione dei problemi ad alto livello e si sta auto-organizzando. Per un disoccupato, portare a casa un cesto di roba da mangiare e&#8217; un modo soddisfacente e concreto di prendersi cura del proprio futuro. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/garrettwade/5669979399/">Garret Wade</a></p>
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		<title>Piccioni in amore, tutti li possono studiare in città</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/piccioni-in-amore-tutti-li-possono-studiare-in-citta.html</link>
		<comments>http://www.ecowiki.it/piccioni-in-amore-tutti-li-possono-studiare-in-citta.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 10:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[La Cornell University ha lanciato un programma di scienza diffusa, accessibile a tutti, per studiare il comportamento riproduttivo dei piccioni. Partecipare e&#8217; facile, si scarica il kit con le istruzioni per raccogliere i dati (in inglese e spagnolo) e si può cominciare a guardare i piccioni del proprio quartiere. Bisogna poi riportare i dati specificando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/2012/01/colore_piccioni.jpg" alt="" title="colore dei piccioni" width="240" height="311" class="alignleft size-full wp-image-12292" />La Cornell University ha lanciato un programma di scienza diffusa, accessibile a tutti, per studiare il comportamento riproduttivo dei piccioni. </p>
<p>Partecipare e&#8217; facile, si scarica il <a href="http://www.birds.cornell.edu/pigeonwatch/GettingStarted/kit">kit con le istruzioni per raccogliere i dati</a> (in inglese e spagnolo) e si può cominciare a guardare i piccioni del proprio quartiere. Bisogna poi riportare i dati specificando bene il colore degli uccelli osservati e il loro comportamento. (Ad esempio: oggi alle 10:30, in via Settembrini a Milano, un piccione nero corteggiava una rossa) </p>
<p>Le osservazioni possono essere fatte in qualsiasi ambiente, in qualsiasi momento dell&#8217;anno (i piccioni non hanno una stagione riproduttiva fissa come gli altri uccelli, ma <a href="http://www.birds.cornell.edu/pigeonwatch/GettingStarted/courtship-behaviors">si corteggiano in continuazione</a>) e non servono conoscenze ornitologiche avanzate (insomma, sappiamo tutti distinguere un piccione da un passerotto o da un merlo, vero?). </p>
<p><span id="more-12288"></span></p>
<p>I ricercatori vorrebbero capire come mai esistono piccioni di colori diversi, dal rosso mattone al nero, passando per il grigio e il bianco. Questi colori sono il frutto delle selezioni umane, ma persistono per molte generazioni nei piccioni rinselvatichiti. Altre specie nelle stesse condizioni hanno perso i caratteri fatti emergere dall&#8217;uomo, i piccioni no. Perché? </p>
<p>Forse in città manca la selezione naturale da parte dei predatori? Forse si accoppiano preferibilmente con un partner dello stesso colore? Le osservazioni provenienti da diversi ambienti e in diverse stagioni potranno forse rispondere a questa domanda. </p>
<p>Tutte le informazioni sulla ricerca e su come partecipare (comprese le schede per i rilevamenti, i poster con i colori dei piccioni, i video sui comportamenti da osservare&#8230;) si possono scaricare dal sito della Cornell University, <a href="http://www.birds.cornell.edu/pigeonwatch">progetto Pigeon Watch</a>.</p>
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		<title>Ops&#8230; sta finendo l&#8217;incenso ai Re Magi</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/ops-sta-finendo-lincenso-ai-re-magi.html</link>
		<comments>http://www.ecowiki.it/ops-sta-finendo-lincenso-ai-re-magi.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 11:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;incenso portato dai Re Magi era l&#8217;olibano, o franchincenso, prodotto nel corno d&#8217;Africa e in Arabia e commerciato per secoli lungo le vie carovaniere dell&#8217;incenso. L&#8217;incenso e&#8217; la resina estratta da vari alberi del genere Boswellia. Un gruppo di ricercatori guidato da Frans Bongers dell&#8217;università di Wageningen ha studiato per due anni circa 6mila alberi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/olibano.jpg" alt="" title="olibano" width="240" height="178" class="alignleft size-full wp-image-12152" />L&#8217;incenso portato dai Re Magi era <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franchincenso">l&#8217;olibano, o franchincenso</a>, prodotto nel corno d&#8217;Africa e in Arabia e commerciato per secoli lungo le vie carovaniere dell&#8217;incenso.</p>
<p>L&#8217;incenso e&#8217; la resina estratta da vari alberi del genere <em>Boswellia</em>. Un gruppo di ricercatori guidato da Frans Bongers dell&#8217;università di Wageningen ha studiato per due anni circa 6mila alberi, sia coltivati che selvatici, per estrarne una proiezione sulla salute delle popolazioni. </p>
<p>Si e&#8217; visto che pochissime piante giovani riescono a diventare adulte e che molti adulti sono malati e producono quindi pochi semi. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Population_bottleneck">La popolazione si trova ad un collo di bottiglia</a> e senza il rinnovamento si marcia verso l&#8217;estinzione. Di questo passo la produzione di olibano potrebbe dimezzarsi in 15 anni e terminare per mancanza di piante in 50. </p>
<p><span id="more-12150"></span></p>
<p>Il declino si e&#8217; manifestato sia nelle parcelle coltivate che in quelle non toccate dall&#8217;uomo, segno che siamo di fronte ad un problema globale. Tra le cause identificate vi sono gli incendi, la siccità e il pascolo, che uccidono le piante giovani, e un coleottero che attacca quelle adulte, deponendo le uova sotto la corteccia. </p>
<p>Il taglio delle foreste di <em>Boswellia</em> era già in uno stadio avanzato in Oman e Yemen, ora ha contagiato anche l&#8217;Etiopia per fare spazio ad altre coltivazioni. La sofferenza delle piante si nota anche nella composizione delle foreste, dove nuove specie stanno soppiantando le <em>Boswellia</em>, indebolite anche dalla continua estrazione della loro resina. </p>
<p>Le uniche misure che potrebbero salvare le piante dell&#8217;incenso sono un maggiore controllo degli incendi e la crescita in vivaio, misure di cui ora si sente davvero la mancanza. </p>
<p><a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1365-2664.2011.02078.x/abstract">Limitations to sustainable frankincense production</a>: blocked regeneration, high adult mortality and declining populations on Journal of Applied Ecology</p>
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		<title>Natale fai da te: le palline con le noci</title>
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		<comments>http://www.ecowiki.it/natale-fai-da-te-le-palline-con-le-noci.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
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		<category><![CDATA[fai da te]]></category>
		<category><![CDATA[lavoretti coi bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Natale ecologico]]></category>
		<category><![CDATA[Novara]]></category>
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		<description><![CDATA[Noci, arance e fiori di carta sono le più antiche decorazioni per l&#8217;albero di Natale che la tradizione ricordi. Farsi da soli, magari con i bambini, le noci da appendere e&#8217; facilissimo. 1) Spaccate le noci a metà, aprendole con un coltello. 2) Togliete la noce e inserite un nastrino colorato con un nodino. 3) [...]]]></description>
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			<a href="http://www.ecowiki.it/natale-fai-da-te-le-palline-con-le-noci.html/nggallery/image/decorazioni-fai-da-te" title="inserite il nodino all'interno della noce.
Foto | Lumachina"  >
								<img title="decorazioni fai da te" alt="decorazioni fai da te" src="http://www.ecowiki.it/wp-content/gallery/natale-fai-da-te-le-palline/thumbs/thumbs_decorazioni_fai_da_te.jpg" width="110" height="80" />
							</a>
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			<a href="http://www.ecowiki.it/natale-fai-da-te-le-palline-con-le-noci.html/nggallery/image/noci-di-natale" title="materiali necessari: noci, spago o nastro, colla, un coltello, una spatolina per stendere la colla.
Foto | Lumachina"  >
								<img title="noci di Natale" alt="noci di Natale" src="http://www.ecowiki.it/wp-content/gallery/natale-fai-da-te-le-palline/thumbs/thumbs_noci_natale.jpg" width="110" height="80" />
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			<a href="http://www.ecowiki.it/natale-fai-da-te-le-palline-con-le-noci.html/nggallery/image/palline-ecologiche" title="pronte da appendere all'albero.
Foto | Lumachina"  >
								<img title="palline ecologiche" alt="palline ecologiche" src="http://www.ecowiki.it/wp-content/gallery/natale-fai-da-te-le-palline/thumbs/thumbs_palline_ecologiche.jpg" width="110" height="80" />
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			<a href="http://www.ecowiki.it/natale-fai-da-te-le-palline-con-le-noci.html/nggallery/image/natale-a-novara" title="laboratorio per trasformare materiali poveri in decorazioni natalizie: sabato 3 dicembre nel pomeriggio al Broletto. 
Foto &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/breebailey/313733988/&quot;&gt;Bree Bailey&lt;/a&gt;"  >
								<img title="Natale a Novara" alt="Natale a Novara" src="http://www.ecowiki.it/wp-content/gallery/natale-fai-da-te-le-palline/thumbs/thumbs_natale_novara.jpg" width="110" height="80" />
							</a>
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	</div>
	
		
 	 	
	<!-- Pagination -->
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<p>Noci, arance e fiori di carta sono <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albero_di_Natale#Storia">le più antiche decorazioni per l&#8217;albero di Natale</a> che la tradizione ricordi. Farsi da soli, magari con i bambini, le noci da appendere e&#8217; facilissimo. </p>
<p>1) Spaccate le noci a metà, aprendole con un coltello.<br />
2) Togliete la noce e inserite un nastrino colorato con un nodino.<br />
3) Richiudete incollando le due metà della noce.</p>
<p>Facile, vero? :)</p>
<p>Se volete preparare le vostre palline in compagnia e scambiare due parole con me, nel pomeriggio di sabato 3 dicembre al Broletto di Novara ci sarà un <strong>laboratorio per bambini sul tema &#8220;Natale riciclato&#8221;</strong>. Portatevi le noci e i nastrini e tornerete a casa con le vostre palline naturali. </p>
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		<title>Mancano i gabinetti in cima all&#8217;Everest</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/mancano-i-gabinetti-in-cima-alleverest.html</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 09:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Simone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambientalisti]]></category>
		<category><![CDATA[bagni pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[Everest]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’immaginario collettivo l’Everest rimanda alla natura incontaminata. E’ così o quasi. Questione di bagni. Sul monte più alto del mondo, 8.848 metri, mancano le toilette pubbliche e gli scalatori finora hanno utilizzano i cumuli di neve per ricoprire i loro bisogni fisiologici. La querelle sui wc chimici Un gruppo ambientalista del Nepal, per voce di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11798" src="http://www.ecowiki.it/media/everest.jpg" alt="bagni Everest" width="240" height="153" />Nell’immaginario collettivo l’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Everest">Everest</a> rimanda alla natura incontaminata. E’ così o quasi. Questione di bagni. </p>
<p>Sul monte più alto del mondo, 8.848 metri, mancano le toilette pubbliche e gli scalatori finora hanno utilizzano i cumuli di neve per ricoprire i loro bisogni fisiologici.</p>
<p><strong>La querelle sui wc chimici</strong></p>
<p>Un gruppo ambientalista del Nepal, per voce di Phinjo Sherpa, direttore del gruppo Eco Himal, <strong>ha chiesto al Governo di installare dei servizi pubblici</strong> sull’Everest perché “I rifiuti umani sono un problema. Sarebbe positivo poter usufruire di due o tre servizi igienici”. </p>
<p>L’Everest è pieno di detriti e rifiuti umani reduci delle spedizioni del passato che a causa delle bassissime temperature si decompongono solo a distanza di decenni. Tuttavia, altri sono contrari alla proposta in quanto <strong>il ghiaccio potrebbe spostarsi e mandare giù le strutture</strong> dei wc chimici che diventerebbero pericolose.</p>
<p><span id="more-11797"></span></p>
<p><strong>L’ammontare dei rifiuti</strong></p>
<p>Attualmente gli alpinisti che intendono scalare la cima più alta del mondo devono pagare una cauzione di 4mila dollari, che viene loro restituita se, al ritorno, dimostrano di avere con loro i rifiuti prodotti. Vista la montagna di rifiuti abbandonati, evidentemente il sistema non funziona. </p>
<p>Non esistono dati ufficiali sui rifiuti abbandonati sulla monte più alto del mondo anche se diverse volte lo hanno definito il cassonetto del mondo. Il gruppo ambientalista nepalese <a href="http://www.everestnews.com/everest2011/asiateekingeverest04042011.htm">Eco Everest Expedition</a> ha portato avanti una campagna per tenere pulito il luogo e nel corso degli ultimi tre anni ha raccolto <strong>oltre 13 tonnellate di spazzatura, 400 chilogrammi di rifiuti umani e quattro corpi</strong>. Il bottino è un triste souvenir delle 4 mila persone che hanno tentato di scalare la vetta dell’Everest. I primi a essere riusciti nell’intento sono stati Edmund Hillary e Tenzing Norgay mezzo secolo fa, nel 1953.</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/bg3photo/4220018493/">BG Fhot</a></p>
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		<title>Il maiale ogm neutralizza l&#8217;inquinamento da fosforo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 07:55:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Simone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Enviropig]]></category>
		<category><![CDATA[eutrofizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[fosforo]]></category>
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		<description><![CDATA[Si chiama Enviropig™, la “linea” di maiali geneticamente modificati che riducono l’inquinamento da fosforo. Sono in grado di assimilare il fosforo contenuto nei cereali da foraggio. Di conseguenza abolendo l’integrazione di fosforo minerale nella dieta, le feci suine conterranno meno fosforo e si avrà un concime animale meno inquinante. Il maiale a bassa produzione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-11275" src="http://www.ecowiki.it/media/pig.jpg" alt="maiale mangia fosforo" width="240" height="160" />Si chiama Enviropig™, la “linea” di maiali geneticamente modificati che riducono l’inquinamento da fosforo. Sono in grado di assimilare il fosforo contenuto nei cereali da foraggio. Di conseguenza abolendo l’integrazione di fosforo minerale nella dieta, le feci suine conterranno meno fosforo e si avrà un concime animale meno inquinante.</p>
<p><strong>Il maiale a bassa produzione di fosforo</strong></p>
<p>E’ Yorkshire la razza di maiale scelta per il <strong>potenziamento genetico</strong>. Le aziende agricole potranno allevare i suini del progetto Enviropig ™  per contribuire a <strong>ridurre i residui inquinanti di fosforo</strong>. Cosa li rende geneticamente modificati ma sostenibili?</p>
<p><span id="more-11272"></span>Possiedono l’<strong>enzima fitasi</strong> nelle ghiandole salivari, capace di attaccare la fitina, ossia il fosforo presente nei cereali dei mangimi in forma fitinica e assimilarla, digerendola. I ricercatori hanno inserito un transgene composto da un gene fitasi di batteri <em>E. coli</em> e una sequenza genetica proveniente dal topo. Quando si ingerisce il cibo si attiva l’enzima fitasi prodotto nelle ghiandole salivari e <strong>inizia la digestione del fosforo</strong> contenuto nei cereali da foraggio.</p>
<p><strong>Inquinamento da fosforo</strong></p>
<p>Negli ultimi 50 anni il tasso di fosforo nel terreno e nell’acqua<strong> dolce è aumentato di circa il 75%. </strong>Non va meglio per<strong> l’acqua salata perché finiscono in mare 22 milioni di tonnellate</strong>. In campo agricolo l’introduzione di concimi e fertilizzanti, ricchi di fosforo, azoto e potassio, aggiunta alla scarsa depurazione delle acque reflue urbane fanno finire ingenti quantità di fosforo nel terreno, e da lì il passaggio nelle acque è intuitivo. L’abuso e la cattiva gestione di fosforo, risorsa minerale non rinnovabile, provoca rilevanti tassi di inquinamento. </p>
<p>Il fenomeno di eutrofizzazione è quello più allarmante: aumento di alghe e macrofite acquatiche con relativa carenza di ossigeno ed estinzione di alcuni organismi ossigeno-dipendenti. Nella scorsa primavera Legambiente ha pubblicato un rapporto sulla preoccupante eutrofizzazione nel riminese, dovuta a un’intensa<strong> proliferazione di microalgale</strong> a causa dei cospicui apporti fluviali, in particolare del Po, con conseguente “fertilizzazione” da nitrati, fosfati e silicati dell’area nord-occidentale del bacino. Nell’area meridionale dell’Emilia Romagna e nel Pesarese si sono verificati anche fenomeni di spiaggiamento di pesce collegati a tali condizioni e favoriti da un movimento verso la costa di acque profonde carenti di ossigeno.</p>
<p><strong>Il maialino ogm risolve l’eutrofizzazione</strong></p>
<p>La soluzione dell’inquinamento da fosforo viene dal maiale della tecnologia Enviropig ™ che cerca di <strong>bloccare la dispersione</strong> con l’assimilazione da parte dell’enzima fitasi. Riduce i costi di alimentazione e riduce il rischio di inquinamento delle acque. Nel febbraio 2010, Environment Canada ha concesso l’approvazione all&#8217;Università di Guelph per la riproduzione e l&#8217;esportazione di Enviropig ™. L’autorizzazione al consumo umano, potrebbe giungere a momenti. Dobbiamo solo trovare il coraggio di mangiare carne geneticamente modificata.</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/rajthesnapper/2419557208/">rajthesnapper</a><br />
Via | <a href="http://www.uoguelph.ca/enviropig/">University of Guelph</a></p>
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		<title>Un muro di bolle contro i rumori sottomarini</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/un-muro-di-bolle-contro-i-rumori-sottomarini.html</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 08:28:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
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		<category><![CDATA[inquinamento acustico]]></category>
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		<description><![CDATA[Un muro di bolle potrebbe risolvere almeno in parte i problemi causati dall&#8217;inquinamento acustico subacqueo. Le sorgenti di rumore sono, oltre alle eliche e ai sonar di navi e sottomarini, le esplorazioni geologiche e le piattaforme petrolifere. Il rumore sottomarino rende difficile la caccia agli animali che usano il sonar, ostacola le comunicazioni dei cetacei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/rumore_delfini.jpg" alt="inquinamento acustico sottomarino e disturbo dei cetacei" title="" width="240" height="160" class="alignleft size-full wp-image-11186" />Un muro di bolle potrebbe risolvere almeno in parte i problemi causati dall&#8217;<a href="http://www.ecowiki.it/troppo-rumore-negli-oceani.html">inquinamento acustico subacqueo</a>. Le sorgenti di rumore sono, oltre alle eliche e ai sonar di navi e sottomarini, le esplorazioni geologiche e le piattaforme petrolifere. </p>
<p>Il rumore sottomarino rende difficile la caccia agli animali che usano il sonar, ostacola le comunicazioni dei cetacei e spinge le balenottere con cuccioli a <a href="http://www.ecowiki.it/balene-grigie-e-piattaforme-petrolifere-rumorose.html">spostarsi in zone più silenziose</a>, dove però i cuccioli faticano a nutrirsi. Gli organi interni dei molluschi, come calamari, seppie e polpi, non riescono a funzionare se esposti alle basse frequenze dei rumori prodotti dall&#8217;uomo. </p>
<p><span id="more-11183"></span></p>
<p>Per fermare le onde sonore tra i 50 e i 200 Hz servirebbero barriere solide piuttosto spesse e costose, ma <a href="http://www.arlut.utexas.edu/esl/index.html">Mark S. Wochner della università del Texas</a> ha calcolato che un muro temporaneo composto da bolle d&#8217;aria con diametro di 10 cm potrebbero funzionare allo stesso modo. Il problema e&#8217; che le bolle tendono a frammentarsi durante la salita e, per impedirlo, i ricercatori sono riusciti ad imbrigliarle in un sottile strato di latex e a legarle insieme. </p>
<p>Il muro di bolle riesce a bloccare il 90% del suono prodotto da una trivella, principalmente la parte che si trasmette attraverso l&#8217;acqua. Il restante 10% viene trasmesso dal fondale e il prossimo passo della ricerca e&#8217; trovare un modo di mettere a tacere pure quello. </p>
<p>Foto |  <a href="http://www.flickr.com/photos/ajmexico/">ajmexico</a></p>
<p><a href="http://asadl.org/poma/resource/1/pmarcw/v11/i1/p005001_s1?bypassSSO=1">Attenuation of low-frequency underwater sound</a> using bubble resonance phenomena and acoustic impedance mismatching on POMA &#8211; 160th Meeting Acoustical Society of America</p>
<p><a href="http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=less-bang-more-bubbles">Less Bang, More Bubbles</a>: Curtains of Air May Protect Fish from Noisy Human Activity on Scientific American</p>
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		<title>Più ricchi quelli che abitano vicino ai parchi</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/piu-ricchi-quelli-che-abitano-vicino-ai-parchi.html</link>
		<comments>http://www.ecowiki.it/piu-ricchi-quelli-che-abitano-vicino-ai-parchi.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 08:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Natura ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[aree protette]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[Kibale National Park]]></category>
		<category><![CDATA[lotta alla poverta]]></category>
		<category><![CDATA[parchi naturali]]></category>
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		<description><![CDATA[Vicino al Parco nazionale della foresta di Kibale si vive meglio che altrove e la gente non arriva alla disperata scelta di vendere la terra per sopravvivere alla miseria. Tra il 1996 e il 2006 la foresta protetta dal parco ha mantenuto la sua copertura forestale, la sua biodiversità arborea e le sue popolazioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/parco_poverta.jpg" alt="aree protette e sviluppo sostenibile" title="" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-11143" />Vicino al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kibale_National_Park">Parco nazionale della foresta di Kibale</a> si vive meglio che altrove e la gente non arriva alla disperata scelta di vendere la terra per sopravvivere alla miseria. </p>
<p>Tra il 1996 e il 2006 la foresta protetta dal parco ha mantenuto la sua copertura forestale, la sua biodiversità arborea e le sue popolazioni di primati, mentre questi indicatori sono scesi drasticamente nelle aree circostanti. Dove manca la protezione di un parco, le foreste vengono tagliate, le terre cedute e gli spazi per l&#8217;agricoltura di sussistenza spariscono. </p>
<p>Lisa Naughton-Trevesa, del dipartimento di geografia dell&#8217;università del Wisconsin, e Colin A. Chapmanc, del dipartimento di antropologia della McGill University di Montreal hanno seguito 252 famiglie per capire se i divieti dei parchi avevano un effetto sulla vita di chi vi abita vicino. </p>
<p><span id="more-10988"></span></p>
<p>Sebbene i parchi siano spesso istituiti in zone dove la povertà abbonda, essi non ne sono la causa, anzi, questi studi hanno misurato che chi si trova a vivere ai confini di un&#8217;area protetta riesce ad accedere più facilmente all&#8217;acqua potabile e col tempo migliora la propria condizione esistenziale (misurabile dalla qualità del rivestimento del tetto della propria capanna, dal numero di animali posseduti e dalle interviste sul benessere percepito). </p>
<p>Jennifer Alix-Garcia, del dipartimento di economia agricola dell&#8217;università del Wisconsin, ha analizzato i risultati dell&#8217;esperimento disegnato e condotto dai suoi colleghi e sottolinea come il vendere la terra sia l&#8217;estrema risorsa a disposizione degli ugandesi rurali prima di soccombere alla miseria. Una volta venduta la terra, alla famiglia non resta di che vivere. Le famiglie che riescono a mantenerla in qualche modo sopravvivono e la vicinanza di un parco rende le cose più semplici.  </p>
<p>Chi dice che la protezione della natura sia un costo che i poveri non possono permettersi sostiene il falso. I parchi aiutano a vivere e la miseria ha radici diverse. </p>
<p>Foto |  <a href="/photos/sarah_mccans/">sarahemcc</a><br />
<a href="http://www.pnas.org/content/108/34/13919">Lessons about parks and poverty</a> from a decade of forest loss and economic growth around Kibale National Park, Uganda on PNAS</p>
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