Minerali preziosi in Afghanistan: rame, litio, ferro e oro
giovedì, 17 giugno 2010in: Politica ed economia
In Afghanistan sono stati stimati giacimenti (commercialmente sfruttabili) di ferro per 421 miliardi di dollari, di rame per 274, niobio 81, cobalto 51 e oro per altri 25 miliardi. Oltre a questi, c’è da segnalare il litio, la cui richiesta e’ in aumento per via delle batterie dei veicoli elettrici e di moltissimi tecnogadget. I giacimenti afgani di litio sarebbero di entità pari a quelli boliviani, che attualmente soddisfano metà della richiesta mondiale.
I giacimenti sono stati ricartografati nel 2007, basandosi sulle carte geologiche fatte dai russi, durante l’occupazione degli anni ’80 e solo adesso ne e’ stato reso pubblico il valore stimato. A trovarli e’ stata una missione congiunta di militari, servizio geologico e il programma umanitario USAIDS, tutti statunitensi.
Il governo afgano ha ricevuto la notizia con ottimismo e il ministro per le attività minerarie, Jawad Omar, si augura che i proventi dell’estrazione di questi metalli possano aiutare il suo Paese a non aver più bisogno di aiuti internazionali e nemmeno della coltivazione del papavero da oppio. Peccato che gli USA, l’India e la Cina stiano già pensando come aiutare le proprie compagnie a sfruttare i giacimenti. Lo scorso anno il ministro afgano delle attività estrattive ha perso il posto per aver accettato una tangente cinese da 30 milioni di dollari, per concessioni minerarie sul rame. Poche settimane fa il presidente della Germania si e’ dovuto dimettere per aver detto pubblicamente che i soldati tedeschi in Afghanistan difendevano un interesse commerciale.
La legge che regola l’attività estrattiva e’ stata scritta su suggerimento della Banca Mondiale e le aste per i diritti minerari saranno imbastite da consiglieri statunitensi. Nel Paese manca la tradizione mineraria, per cui mancano anche le competenze specifiche ai problemi ambientali, sociali e sanitari causati dalle miniere. Il governo afgano mi pare in balia delle multinazionali e degli eserciti stranieri che fanno loro da apripista.
Foto | The U.S. Army
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