Marketing auto e pirateria stradale, c’è un nesso?
giovedì, 24 luglio 2008in: Auto e trasporti, Comunicazione e cultura
La pubblicità delle industrie automobilistiche promuove quasi esclusivamente i modelli più potenti e che emettono più CO2, andando così contro l’obiettivo comunitario che prevede la riduzione delle emissioni a 120 grammi di anidride carbonica al chilometro entro il 2012. Erano questi i risultati della prima indagine nazionale sul ruolo del marketing pubblicitario delle auto nella riduzione di emissioni di CO2, recentemente presentata da Amici della Terra e Wwf.
L’indagine analizza le pratiche di marketing pubblicitario messe in atto dalle case automobilistiche su giornali e televisioni, con riferimento al tema delle emissioni di CO2 dei modelli auto. Dai risultati emerge che la leva emozionale più utilizzata per la carta stampata è la convenienza economica (nel 67% dei casi), mentre per la tv si riscontrano più leve emozionali nello stesso messaggio, con una maggiore attenzione verso gli aspetti qualitativi dell’uso dell’auto rispetto a quelli economici: sicurezza (96%), prestazioni (93%), piacere di guida/comfort (93%). La leva ecologica è sistematicamente all’ultimo posto, con il 27% dei messaggi nel caso della televisione e l’8% sui giornali, dove l’informativa sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei modelli appare in formati illeggibili e in scarsa evidenza rispetto alla comunicazione commerciale. Un risultato è che sette nazioni (tra cui l’Italia) saranno soggette a verifiche della Commissione Europea per (possibili) inadempienze degli organismi preposti all’attuazione della legge sull’informativa obbligatoria dei consumi e delle emissioni di CO2 nella pubblicità delle auto.
Nel frattempo, sono usciti i drammatici dati sugli incidenti stradali in Italia. La fonte è L’associazione amici polizia stradale, che – importante precisarlo – prende in considerazione solo gli incidenti gravi e gravissimi. Da gennaio ci sono stati 136 incidenti (+74% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), con 48 persone uccise (+30%) e 127 ferite (+92%). La regione che vanta il poco invidiabile primato è la Lombardia (21 episodi), seguita dal Lazio (17), Emilia Romagna e Campania (16), Toscana (12), Piemonte e Liguria (9), Veneto (7), Sicilia e Marche (6), il sorprendente Molise e la Puglia (5), Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Calabria (2), Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige (1). Isole felici sono Umbria, Abruzzo e Basilicata, le uniche regioni dove non sono avvenuti eventi gravi (sarebbe, credo, utile considerare il dato pro capite).
Inoltre, nel 39% dei casi, (49 sui 136) i conducenti erano drogati o ubriachi, mente il 20% e 12% delle vittime sono, rispettivamente, anziani e bambini. Si parla di fine dell’effetto patente a punti, ma c’è dell’altro. L’automobile (così come moto e scooter) sono mezzi di cui si gusta la potenza e che vengono quasi sempre guidati senza il monito del limite di velocità. Chi ricorda, infatti, il limite di 50 km/h nei centri abitati? I metodi di contrasto dovrebbero essere di tipo elettronico, più che mettendo i vigili agli incroci pericolosi (come nel caso della Nomentana a Roma); diffondendo, quindi, autovelox fissi e mobili senza il cartello che avvisa “Controllo elettronico della velocità” (perché mai si deve avvisare chi infrange la legge che sta per essere beccato?).
Esiste dunque un nesso tra pubblicità auto ed incidenti? Azzardo un’ipotesi: l’effetto combinato dell’ideale di guida sportiva (prodotto da un pubblicità che “spinge” le versioni più potenti e veloci dei modelli), vissuto in una realtà quotidiana fatta di traffico esasperante (vedi dati Isfort) e di caro-petrolio (che svuota i portafogli), sta producendo un aumento della frustrazione negli automobilisti italiani, che si trovano così, più o meno consapevolmente, a sfogare sull’acceleratore il loro disagio. La conseguenza è un comportamento generalizzato di guida pericolosa, spesso anche dovuta all’uso di alcol e sostanze stupefacenti.
Forse oggi le auto sono divenute il mezzo per sfogare le frustrazioni prodotte proprio dalla libertà che esse stesse dovrebbero dare, e invece tolgono…
Via | Amici della Terra, ASAPS
Foto | addedentry
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venerdì, luglio 25, 2008 @ 1:10 pm
Addendum. Una misura concreta ed economica per aumentare la sicurezza pedonale consiste nel lasciare 10 secondi il semaforo rosso per le auto in svolta a destra, permettendo così ai pedoni di attraversare in sicurezza. Un video di Streetsblog spiega bene come si attua
http://www.streetsblog.org/2008/07/18/streetfilms-whats-an-lpi/
venerdì, luglio 25, 2008 @ 3:31 pm
vi ricordate quando a 14 anni avete comprato il primo cinquantino? vi ricordate che aveva il famoso limitatore nel variatore?
A 14 anni la prima cosa che ho fatto e’ stata quello di toglierlo, ora che sono adulto proporrei il limite di velocita’ intrinseco all’auto. Sulle strade italiane si puo’ andare non oltre i 130. Bene, le auto non vanno oltre. Punto. Mica facciamo treni che vanno a 200 per poi farli marciare a 150. Facciamo treni che vanno a 150.
Beata ingenuita’…
martedì, febbraio 23, 2010 @ 2:50 pm
[...] di Borgomeo: la mobilità, oggi assicurata da auto bugiarde. Auto che non solo hanno tradito la promessa di libertà (sempre riproposta nelle continue reclame in mezzo ai filari di cipressi, che interrompono i film), [...]