L’utilità delle meduse e come controllarne il numero

venerdì, 7 agosto 2009 a cura di Giancarlo
in: Natura ed ecologia

jellyfishL’aumento delle meduse è tra le principali preoccupazioni dei milioni di bagnanti estivi. Le più comuni sono il polmone di mare (Rhizostoma pulmo), poco urticante, e la medusa luminosa (Pelagia noctiluca), notoriamente urticante e, nonostante il nome, meno visibile.

Gli ultimi studi sulle meduse sembrano confermare due fatti:
1) le meduse sono utili poiché, muovendosi, rimescolano l’acqua di superficie con quella profonda, ossigenandola (Katija e Dabiri, Nature);
2) il numero crescente della popolazione di meduse, specie nel Mediterraneo, è dovuto alla “desertificazione” del mare, da cui spariscono i loro predatori specifici, quali tonni e tartarughe (Richardson, Bakun e Gibbons, The jellyfish joyride, pdf pag. 11).

Un corollario spiacevole del punto (2) è che nel Mediterraneo inizia la proliferazione di una terza specie, la Mnemiopsis leyidi, o “mangia pesci”, che ha causato gravi danni nel Mar Nero negli anni ’80, consumando grandi quantità di plancton e riducendo la biodiversità.

Le meduse, in generale, possono resistere a condizioni estreme di scarsità di cibo, grazie ad una grande flessibilità della loro dieta e, se necessario, ridurre la loro dimensione, fino a quando quando il cibo non torna. Queste caratteristiche risultano in una maggiore resistenza delle meduse rispetto ai pesci che, se poco nutriti, semplicemente si indeboliscono, non riuscendo più a riprodursi.

Gli studiosi temono, dunque, che le meduse riescano a “prevalere” sui pesci in quanto nelle acque eutrofizzate del Mediterraneo le prime resistono, mentre i secondi – e tra loro i predatori di meduse, in particolare – diminuiscono. Le meduse, infine, si cibano delle uova e delle larve dei predatori, diminuendo ulteriormente il loro numero. Il rischio è che i predatori divengano prede…

I ricercatori suggeriscono un mix di risposte, dalla ricerca e monitoraggio del mare, al mangiare cibo derivato da meduse, popolare in Asia per combattere l’artrite. Le misure principali consistono, tuttavia, nel contrasto alla pesca intensiva e nella riduzione dell’agricoltura industriale (i cui fertilizzanti causano l’eutrofizzazione delle acque) e nella riduzione della CO2. In breve: niente tonno rosso, tutti ad aiutare le tartarughine ad arrivare al mare appena uscite dall’uovo e…meno auto.

Foto | Jen 64

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