Le terre del pianeta diventano sempre più saline: l’agricoltura si ingegna
martedì, 9 dicembre 2008in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione
“La salinizzazione del pianeta è irreversibile”. Questa l’opinione del professore Jelte Rozema del Dipartimento di Ecologica della Libera Università di Amsterdam. Assodata questa conseguenza dei cambiamenti climatici in atto, il genere umano deve interrogarsi non solo sul come fermare il riscaldamento globale, ma anche su come adattarsi alle nuove condizioni ambientali. “Presto o tardi – prosegue Rozema – il genere umano dovrà accettare il fatto che il mondo sarà sempre più salino”.
La progressiva salinizzazione del pianeta determinerà, infatti, notevoli problemi al settore agricolo. Cosa fare? Per il professore olandese la soluzione potrebbe trovarsi nel coltivare nelle acque saline: “Dovremo cominciare a pensare alle acque salmastre e marine come delle risorse”. Secondo molti scienziati si dovrebbe lavorare con incroci su piante selvatiche per poter ottenere dei veri e propri raccolti.
Il finocchio marino, ad esempio, cresce lungo le coste del Mediterraneo. Oppure il cavolo marittimo, tipico del Nord Atlantico o del Mar Nero. Si tratta di specie che in molti paesi non sono ancora entrate nei canali commerciali, ma il loro consumo e una loro maggiore produzione potrebbero essere un’opportunità per il futuro.
Esistono inoltre altre coltivazioni più commerciali molto tolleranti alle aree saline, come gli spinaci o le barbabietole. Queste, insieme a molte altre, potrebbero anche essere impiegate per la produzione di biocombustibile. Ad ogni modo la via intrapresa dal biotech è ancora lunga. E’ più di 30 anni che si conducono esperimenti di modificazione genetica per rendere il grano e il riso più adatti alle terre saline, ma ancora non si è giunti a risultati soddisfacenti.
Fonte | Bbc
Foto | Lagavulin2
Puoi seguire tutte le novità tramite il RSS 2.0 Feed. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.
















Lascia un commento