Le conseguenze di Report: la discarica di Malagrotta e l’assessore dimissionario

martedì, 25 novembre 2008 a cura di Giancarlo
in: Buone pratiche e consigli

Sta diventando un’abitudine: il lunedì si aspettano le conseguenze di Report, in onda la domenica sera. Nel Lazio, la notizia del momento sono le dimissioni dell’assessore regionale, con delega ai rifiuti, Mario Di Carlo (forse anche perché in questo paese un politico che dà le dimissioni fa notizia). Di Carlo è persona competente e combattiva, uno dei pochi politici che, provenendo da Legambiente, ha conoscenza tecnica su energia, mobilità, ambiente e, ovviamente, rifiuti. Egli lascia l’incarico per le considerazioni personali, a telecamere (credute) spente, a proposito del proprietario della discarica. Nulla di pubblicamente rilevante, ma, per il tono sciatto e volgare, da indurre vergogna a Di Carlo stesso: in pratica una mancanza di rispetto.

Sia Cerroni che Di Carlo sono romani “caratteristici”, abbastanza egocentrici per suscitare interesse ed alcuni dubbi. Un primo riguarda il fatto che, in un processo per smaltimento illegale (fanghi ACEA), sia il WWF a costituirsi parte civile e non le amministrazioni pubbliche locali. Il dubbio più importante, tuttavia, è sulla comprensione dei responsabili pubblici e privati del problema rifiuti in sé e cosa fare per il futuro.

Evitando di parlare dei fatti specifici, dati e statistiche, pensiamo al ciclo dei materiali: a Malagrotta vengono pagati 72 euro per ogni tonnellata di rifiuti entrante. L’inceneritore brucia i rifiuti, mentre un reattore produce biogas sufficiente a generare 3 megawatt: poca energia elettrica, da moltissimo materiale. Ai romani, vale la pena raccogliere tutta questa immondizia? Economicamente, i rifiuti sono un male (opposto di bene), perché devi pagare per darlo; logica vorrebbe che venga diminuita la sua produzione. Lo stanno facendo? Oppure vince la logica “produttivistica” del considerarli risorsa? Le risorse si pagano, non ti pagano per averle.

E’ un caso emblematico e gigantesco (come molti problemi di Roma), della gestione “all’italiana” della cosa pubblica; non si è (ancora) deciso di puntare alla decrescita dei rifiuti, possibile solo con la raccolta porta-a-porta. Malagrotta esiste, cresce e si riempie perché Roma continua a produrne enormi quantità di indifferenziati. Nel programma si discute molto della tecnologia dell’inceneritore e del gassificatore, ma le balle da bruciare nell’inceneritore sono piene di carta e plastica, tanto “basta liberare le strade dalla mondezza”.

L’errore é prospettico: non si prova a far mettere nel compost le tonnellate di caffè dei bar o le bottiglie di molti pubs. A Roma, i rifiuti vanno al massimo, ma il conto è alla romana. Così si assiste quotidianamente sia all’orrendo fenomeno degli scarti da cantiere nei cassonetti in pieno giorno, che a quello delle braci calde alla chiusura delle pizzerie. I cassonetti sono ormai onnipresenti ad ogni incrocio e le fontanelle vengono nascoste… questo perché (permettete la digressione) il posizionamento dei cassonetti, segue una logica precisa: nessuno vuole i cassonetti (anche per il rumore dei camion) e si combatte per non averli, i commercianti in primis. Il loro posizionamento è descrivibile come una NIMBY-al-metro di strada.

La “buona notizia”: la politica per i rifiuti di Berlino ha portato ad un impianto di smaltimento ottimo e, da un punto di vista politico, alla minimizzazione dei costi di gestione (pagati dai cittadini), mediante la diminuzione dei rifiuti da trattare: dal riciclaggio a riutilizzo e, soprattutto, “l’azienda non deve fare profitti per non aumentare il costo per i cittadini“. A Roma non riusciamo a riciclare, i costi sono alti, così come l’impatto ambientale, pur seguendo una logica di profitto con un’impresa privata.

Questa storia romana insegna che in Italia, non si è capita una cosa: i rifiuti, come l’energia e l’acqua, sono beni (e “mali”) comuni, per i quali non serve nessuna massimizzazione, ma una gestione pubblica di alto livello, capace di gestire le forze in campo, mettendoci la faccia e un pò di autorità. Etica privata e morale pubblica, unitamente alle competenze tecniche, sono, crediamo, necessarie per far evolvere il sistema rifiuti, attualmente vittima degli interessi particolari (con la scusa dei posti di lavoro), in una struttura integrata. Infine, resta da augurarsi che, come per qualunque gestione pubblica dei servizi, l’orizzonte temporale elettorale tenda ad essere totalmente ininfluente sulle nomine, al fine di una corretta gestione del bene comune.

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