L’ambiente come fattore competitivo

lunedì, 29 dicembre 2008 a cura di Alberto Marzetta
in: Comunicazione e cultura, Politica ed economia

tecnologia greenIl rispetto ambientale dovrebbe essere un dato di fatto: mi muovo, come persona e come azienda, valutando tra le variabili principali la mia impronta ecologica. Ancora non si tratta di un punto assodato, ma partendo da un post pubblicato qualche giorno fa e inerente i risultati della politica ambientale di Apple che ha portato la casa di Cupertino a produrre i suoi nuovi portatili con maggiore attenzione alla sostenibilità (consumo energetico ridotto, utilizzo di materie riciclabili come l’alluminio, l’assenza di Arsenico e PVC, …) sono contento di sottolineare come il fattore ambientale sia divenuto centrale nelle politiche aziendali e nelle attività di marketing&comunicazione, in particolare on-line.

Apple ha dunque presentato i nuovi Mac Book. Ha ricevuto critiche da parte di Greenpeace, fautrice della campagna Green my Apple, ma ciò che più ha attratto la mia attenzione è che qualche giorno la presentazione dei portatili, Dell si sia risentita di quanto affermato da Apple.

Bob Pearson, responsabile in Dell delle attività di blogging e di conversazioni interne e esterne all’azienda, ha scritto un post di fuoco condannando le azioni di Apple e quanto da essa dichiarato.
Il dirigente ha dichiarato “Fanno solo pubblicità, noi facciamo i fatti“.

Pearson mette in risalto i risultati di Dell per quanto riguarda una reale riduzione dell’uso di PVC e soprattutto nella riduzione degli imballaggi accusando Apple di non fare altrettanto o di non farlo in maniera altrettanto efficace.

Al di là dello scontro tra i due colossi tecnologici e al di là delle difese che sia Jobs sia gli amanti dei prodotti della Mela hanno messo in atto a tutela del loro marchio preferito, do risalto al fatto che le questioni ambientali siano un fattore competitivo discusso e condiviso, su cui le aziende puntano non più come fattore di marketing e di “brand washing”, ma come asset da difendere e attraverso il quale posizionarsi sul mercato in maniera vincente.

Internet e le discussioni on-line (che convergono su quelle off-line) impediscono di dire bugie o quantomeno pongono l’azienda in una posizione di rischio qualora queste fossero sbugiardate dagli utenti.
Il fatto invece che le discussioni siano state animate direttamente dai vertici aziendali e abbiano coinvolto decine di persone a valle è indice sia di apertura sia di sicurezza su quanto si dichiara.

Al di là del marketing, sicurezza sui temi ambientali significa prendersi il rischio di venire attaccati da chi fa pressione e da chi opera direttamente nel settore e soprattutto significa, in un contesto sociale e mediatico attivo su questi temi, spingere sul fattore ambientale come fattore di distinzione e in grado di garantire il succeso imprenditoriale.

L’attenzione reale delle aziende alle tematiche ambientali segnano una discontinuità auspicabile rispetto al passato: la concorrenza cominciamo a farla anche su parametri diversi dal prezzo e dalla performance.
Mi auguro sia l’inizio di una comunicazione e di una strategia aziendale realmente etica e consapevole che ponga al centro il rispetto ambientale e il rispetto dell’uomo. I due dati di fatto da cui partire.

Foto | switchproject

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