I biocarburanti dalle alghe NON fanno risparmiare CO2
venerdì, 29 gennaio 2010in: Energia e carburanti, Scienza e tecnologia
Coltivare alghe da trasformare in carburante mette in circolo più CO2 di quella che le piante riescono ad organicare, portando in passivo il processo. La falla del sistema e’ nella produzione di fertilizzanti che richiede combustibili fossili.
Le biomasse raccolte in mare hanno una buona resa per ettaro e non sottraggono terra coltivabile all’uso alimentare, come accade invece con il mais, la colza ecc. Tuttavia le alghe hanno bisogno di più energia e fertilizzanti. Un campo coltivato recupera fertilità grazie alla rotazione agricola, ad esempio coltivando leguminose si trasferisce azoto atmosferico nel terreno, un pezzo di mare questo non lo fa.
Lo studio dell’università della Virginia, pubblicato sul JEST (Journal of Environmental Science and Technology), compara il ciclo di vita dei biocarburanti ottenuti dalle alghe con quello del panico (Panicum virgatum), della colza (Brassica napus) e dei cereali.
Convogliare parte dei liquami urbani verso gli impianti di produzione di biocarburanti con le alghe potrebbe ridurre l’uso di fertilizzanti (fosforo e azoto) e migliorarne le prestazioni ambientali. Una delle ipotesi di lavoro e’ quella dell’urina separata alla “fonte”. L’urina contiene l’80% dell’azoto e il 50% del fosforo degli scarichi fognari, servirebbe raccoglierla prima che si mischi con il resto per poterla utilizzare.
Esiste un gabinetto capace di separare pipì e pupù: si chiama NoMix e lo produce, in Svizzera, la Novaquatis. Il catino e’ composto da due parti, ognuna con un proprio scarico. Quando una persona si siede, si aprono entrambi, ma quando la persona si alza per tirare l’acqua, lo scarico dell’urina si chiude. L’acqua di scarico viene convogliata nel reparto solidi e non diluisce l’urina.
Foto | Lee Nachtigal
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