Gatti in pentola alla Bigazzi

martedì, 16 febbraio 2010 a cura di lumachina
in: Salute e alimentazione

Beppe Bigazzi sospeso per un gattoBigazzi, noto commentatore culinario della RAI, e’ stato sospeso perché ha detto che a carnevale “chi non ha ciccia ammazza il gatto”. Si tratta di un proverbio, ma ENPA, Verdi e animalisti benpensanti si sono sgolati dall’indignazione. Vi prego di notare come anche il sottosegretario alla salute, Francesca Martini eletta con i voti della Lega Veneta, ripudi una tradizione culinaria tipicamente veneta.

I difensori dei gatti dicono che e’ “inappropriato” mangiare i gatti perché questi sono animali da compagnia. Anche i conigli sono animali da compagnia, ma finiscono tranquillamente in pentola. Che privilegi speciali hanno i gatti? Che sfiga speciale hanno i conigli?

Da un punto di vista ecologico non ha molto senso mangiare i gatti, perché questi sono dei predatori. Per semplificare immaginate che servano cento unità di grano per nutrire dieci topi che possano diventare cibi per un gatto. Conviene evitare gli sprechi lungo la catena alimentare e mangiare direttamente il grano. E’ questa la ragione per cui non mangiamo i cani, i leoni o gli orsi. E’ la stessa ragione per cui in casa mia non si compra carne da anni.

I gatti, come dice il proverbio di Bigazzi, si mangiano come ultima scelta, quando e’ finito tutto il resto. Se mangi il gatto col granaio ancora pieno, chi ti difenderà dai topi? A carnevale le scorte dell’inverno stanno per finire e i cuccioli non sono ancora nati (la festa gli agnelli si fa a Pasqua). Se l’anno e’ andato male e anche i topi sono morti di fame, si possono mangiare i gatti.

Vediamo che cosa dice la legge invocata dalla Martini:

Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente.

Ora, a meno che uno non voglia ingerire un gatto vivo, mi pare che cucinarlo e mangiarlo, dopo che la bestia e’ vissuta ed e’ morta in pace, non sia un atto deplorevole. E’ deplorevole negare le passeggiate ai cani, abbandonare i conigli cresciuti in cattività, allevare i maiali nel fango, le galline in batteria, i cavalli in stalle minuscole e ingozzare le oche per farne paté. E’ deplorevole ragionare a compartimenti stagni.

Beppe, non mangio gatti, ma non ti condanno.

Foto | Seiho

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