Effetti del terremoto in Cile: spostato l’asse terrestre e giornate più corte

venerdì, 5 marzo 2010 a cura di PiccoloSocrate
in: Scienza e tecnologia

Sfera Celeste Oltre a distruzione e morte nel Sud America, le violentissime scosse sismiche hanno comportato effetti anche per noi che abitiamo dall’altra parte del globo: il sisma cileno è stato così violento da spostare l’asse di rotazione della Terra, accorciando i giorni.

I grandissimi terremoti hanno impatti, anche se molto piccoli, anche sull’asse di rotazione terrestre. Il fenomeno è noto alla scienza da diversi decenni e in questi giorni la Nasa ha trovato riscontro: lo spostamento dell’asse è di circa 7-8 centrimetri, il periodo di rotazione della terra è diminuito di 1-2 microsecondi.

I dati provengono dal sistema di calcolo dello scienziato della Nasa Richard Gros secondo cui la placca di Nazca scorrendo al di sotto (in terminilogia tecnica: subduce) della zolla sudamericana ha generato il terremoto cileno. L’energia sprigionata ha traslato enormi masse verso il centro del pianeta aumentandone la velocità di rotazione, con il conseguente accorciamento dei giorni.

Non sono un fisico, né un ingegnere: provo ad immaginare di avere una trottola in movimento. Senza cambiare la forma esterna, ma spostando il “peso” sempre più all’interno, impiegherei meno forza per effettuare la stessa rotazione. Non potendo frenare la rotazione della terra, lo spostamento della massa, ne ha causato l’accelerazione nella rotazione.

Non darà fastidio a molti l’idea di avere una giornata di un 1,26 microsecondi (ovvero 1,26 milionesimi di secondo) più breve. Sconvolgerà forse qualcuno in più l’idea che l’asse di rotazione si è spostato di 2,7 millisecondi di arco, pari a 8 centimetri.

Sebbene non sembrano valori da impatto macroscopico, occorre soffermarsi a studiare questi fenomeni per comprendere le dinamiche d’evoluzione della Terra e studiarne la futura evoluzione. Unica soddisfazione? No, tra l’esiguo numero di gruppi di studio in materia al mondo, pare che ce ne sia uno italiano. Un motivo in più per investire nella ricerca.

VIA | Nasa.gov

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