Distributori di carburante: cosa c’è sotto?

lunedì, 8 febbraio 2010 a cura di Panthea
in: Auto e trasporti, Energia e carburanti

I distributori di combustibile presenti nelle nostre città sono responsabili di inquinamento dell’aria e del suolo, nei casi più gravi anche delle falde acquifere (come dimostrano per esempio i recenti casi di Sanremo,  Grosseto e Bologna). Sotto ogni distributore diesel o benzina ci sono una o più pompe, collegate mediante tubazioni sotterranee a una o più cisterne interrate.

Queste, dalla capacità standard di 20.000 litri, devono essere messe in sicurezza e poi sostituite quando si verificano perdite con conseguente percolamento di sostanze tossiche nel sottosuolo, verso la falda acquifera. Operazione non esente da rischi e che richiede la chiusura del servizio di distribuzione per un lungo periodo (proporzionale all’entità della perdita e alla sua durata), imponenti lavori di cantiere, di pulizia, di smaltimento dei residui.

Le sostanze inquinanti derivanti dall’uso e stoccaggio urbano dei combustibili fossili sono in particolare gli idrocarburi aromatici (benzene e derivati) e i policiclici (benzopirene e IPA), la cui presenza nel cibo e nell’aria è fonte di numerose malattie oggetto di studio.

Una volta interrate le nuove cisterne e rinnovata l’area di servizio soprastante, parte poi un’invisibile conto alla rovescia… Fino alla successiva sostituzione. Un periodico impiego di denaro che incide sul già elevatissimo costo finale del carburante fossile. Invece la distribuzione di energia alle auto elettriche avviene attraverso altri canali: casalingo, alimentato magari da fonti rinnovabili, oppure una colonnina elettrica con una presa di sicurezza. E basta. Sottoterra c’è solo un cavo, che peraltro era già lì.

Foto | stephenjjohnson e Lumachina

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