Da pescatori a pescivendoli, Trieste rottama la flotta

venerdì, 5 dicembre 2008 a cura di lumachina
in: Buone pratiche e consigli

Alcuni pescatori di Trieste cambiano mestiereA Trieste metà delle 80 barche da pesca oggi in attività verrà rottamata, grazie agli incentivi statali, e 60 pescatori su 200 resteranno a terra. La crisi del settore risente in parte della diminuzione dei pesci comune ormai in quasi tutti i mari e in parte della concorrenza di Slovenia e Croazia. Ecco le condizioni che hanno spinto la Agci pesca, che raggruppa l’80 per cento delle cooperative del settore, a diversificare la propria attività arrivando alla vendita diretta.

I farmers market di Trieste ospitano ora anche i banchi del pesce, dove si possono trovare specie “povere e tradizionali” che generalmente mancano nei banchi dei supermercati o nelle pescherie tradizionali. Proprio le pescherie cittadine non hanno gradito la concorrenza dei pescatori e hanno denunciato attraverso le pagine dei giornali locali, la presenza di specie surgelate ed estere in mezzo al decantato pescato locale.

Guido Doz presidente regionale dell’Agci pesca, specifica che “Vendiamo pesce pescato da noi e dagli altri pescatori della regione e poi orate e branzini di allevamento, quello pescato nelle valli di Grado e Marano, ma anche pesce estero, da Francia, Spagna, Slovenia, Croazia, appena arrivato e selezionato da noi come ad esempio gli astici che vengono dal Canada e gli scampi dalla Norvegia”.

Una sessantina di persone, che oggi escono in mare sui pescherecci che saranno dismessi, troverà lavoro negli stabilimenti e nei punti vendita, che la rete delle cooperative pensa di aprire nel prossimo futuro. Che ci siano meno barche in mare e’ un bene, dal punto di vista ambientale, che la gente abbia trovato un altro lavoro anche e che i prezzi al consumo possano scendere, per mancanza di intermediari, e’ un vantaggio per chi il pesce lo compra.

Via | Il Piccolo
Foto | FrenchDuck

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