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	<title>EcoWiki &#187; Comunicazione e cultura</title>
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		<title>Gli spot fanno consumare un 13% in più di cibo spazzatura</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Senza la pubblicità del cibo spazzatura in TV, i bambini ne consumano il 13% in meno. Questo dato serve a calibrare le politiche sanitarie contro l&#8217;obesità infantile (con effetti collaterali benefici come la diminuzione del consumo di cibo, di farmaci per la sindrome metabolica, di inquinamento dovuto allo spostamento di grasso&#8230;) A misurare il dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/2012/01/obesita_alimentazione.jpg" alt="" title="obesità, alimentazione e pubblicità al junk food" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-12365" />Senza la pubblicità del cibo spazzatura in TV, <strong>i bambini ne consumano il 13% in meno.</strong> Questo dato serve a calibrare le politiche sanitarie contro l&#8217;obesità infantile (con effetti collaterali benefici come la diminuzione del consumo di cibo, di farmaci per la sindrome metabolica, di inquinamento dovuto allo spostamento di grasso&#8230;) </p>
<p>A misurare il dato sono stati dei ricercatori dell&#8217;università dell&#8217;Illinois grazie al bando sugli spot messo in atto in Quebec, tra il 1984 e il 1992. Il bando ha avuto un effetto sulla popolazione di lingua francese, ma non sulle famiglie che parlavano inglese, esposte agli spot nordamericani. L&#8217;ambiente sociale, le offerte dei fast food, le merendine nei supermercati erano le stesse per i due gruppi, ma i francesi ne hanno comprate sensibilmente di meno. </p>
<p><span id="more-12364"></span></p>
<p>I ricercatori hanno concluso che, per essere efficace, <strong>il bando deve coprire un sistema mediatico chiuso.</strong> I francesi in Quebec lo sono, non guardando troppo la TV francese della Francia. Se altri singoli Stati americani lo adottassero, le persone sarebbero comunque esposte agli spot trasmessi dalle reti sovranazionali. Inoltre, si dovrebbe ormai estendere il bando agli spot che girano via Internet, visto che anche i bambini ormai passano più tempo on line che davanti alla TV. </p>
<p>Il concetto penso si possa <strong>estendere anche ai giocattoli spazzatura</strong>, quelli pubblicizzati a martello tra un cartone animato e l&#8217;altro, costruiti apposta per rompersi e per aver bisogno di accessori. Questi spot sono una istigazione alla bulimia tanto quanto il fast food. Per risparmiare soldi, serenità e risorse naturali sarebbe meglio far vedere ai bambini solo i cartoni, senza la farcitura commerciale. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/calgaryreviews/5583698525/">Calgary Reviews</a><br />
Via | <a href="http://news.illinois.edu/news/12/0119junkfoodbans_KathyBaylis.html">Univ. Illinois</a></p>
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		<title>Perdere peso scrivendo un blog: la dieta web 2.0</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone pratiche e consigli]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricercatori delle università di Stanford e Waterloo hanno misurato la perdita di peso in due gruppi di donne scoprendo che dimagriscono più facilmente quelle che scrivono delle loro passioni. 45 ragazze di cui 26 obese o sovrappeso sono state pesate e poi e&#8217; stato chiesto loro di scegliere tra creatività, relazioni sociali, politica e affetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/blogger_dieta.jpg" alt="dimagrire scrivendo di cose belle" title="dimagrire scrivendo di cose belle" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-12240" />Ricercatori delle università di Stanford e Waterloo hanno misurato la perdita di peso in due gruppi di donne scoprendo che <strong>dimagriscono più facilmente quelle che scrivono delle loro passioni</strong>. </p>
<p>45 ragazze di cui 26 obese o sovrappeso sono state pesate e poi e&#8217; stato chiesto loro di scegliere tra creatività, relazioni sociali, politica e affetti familiari un tema su cui scrivere un brano in 15 minuti. Le prime hanno pensato a qualcosa di molto importante per loro stesse e 4 mesi dopo avevano perso 1,6 kg, le seconde hanno riflettuto su qualcosa di importante per altri e si sono presentate alla visita di controllo con 1,2 kg in più, ovvero con l&#8217;aumento di peso tipico per la loro fascia d&#8217;età e occupazione. </p>
<p><span id="more-12239"></span></p>
<p>Christine Logel dell&#8217;università di Waterloo spiega che <strong>tutti abbiamo bisogno di pensare positivamente di noi stessi</strong>. Quando qualcosa minaccia l&#8217;integrità dell&#8217;immagine che abbiamo di noi, ad esempio quando falliamo un test o litighiamo con qualcuno, cerchiamo più facilmente consolazioni alimentari. Si può rompere questo schema ricordando a noi stessi le cose che ci emozionano positivamente e che abbiamo fatto bene. </p>
<p>Tenere un blog su un argomento che appassiona ha quindi l&#8217;effetto prolungato di nutrire la nostra anima <strong>evitando che cerchi soddisfazioni alimentari</strong>. Questo significa anche brutte notizie per i blogger di professione, che se non amano l&#8217;argomento di cui scrivono si trovano a rischio ingrasso. </p>
<p>Scrivere mi sembra la dieta più adatta a chi passa molte ore seduto al computer, non richiede sforzi eccessivi o privazioni, non castra la vita sociale, non prevede l&#8217;ingestione di prodotti chimici e non costringe il resto della famiglia a cambiare abitudini. Se poi scrivere di ecologia vi appassiona, oltre a dimagrire contribuiremo anche a diffondere idee che migliorano il mondo! :)</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/comprock/4018484477/">comprock</a><br />
<a href="http://www.psychologicalscience.org/index.php/news/releases/exercise-is-good-for-your-waistline-but-its-a-writing-exercise.html">Exercise Is Good for Your Waistline</a> – But It’s a Writing Exercise</p>
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		<title>Dal gossip sugli oggetti a quello sulle persone</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 11:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il gossip non fa male. Parlare delle conoscenze in comune e&#8217; tipico degli esseri umani, fa circolare informazioni utili al funzionamento della società e stringe i legami tra le persone, ma il gossip dovrebbe esse epurato dei confronti e dei commenti sugli oggetti. La pubblicità coltiva attentamente le nostre insicurezze e ci spinge a placarle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/gossip_decrescita.jpg" alt="" title="Two Girls Give Thumbs Up. Youth Group Volleyball and Swim. Cayuc" class="alignleft size-full wp-image-12219" />Il gossip non fa male. Parlare delle conoscenze in comune e&#8217; tipico degli esseri umani, fa circolare informazioni utili al funzionamento della società e stringe i legami tra le persone, ma <strong>il gossip dovrebbe esse epurato dei confronti e dei commenti sugli oggetti</strong>. </p>
<p>La pubblicità coltiva attentamente le nostre insicurezze e ci spinge a placarle comprando oggetti, ricordandoci continuamente che <strong>gli altri ci guardano</strong> e che <strong>non dobbiamo sfigurare</strong>. Il mio bucato deve essere più bianco, la mia erba più verde, il mio telefono più smart. Il disagio che proviamo paragonandoci agli altri e&#8217; reale, ma la convinzione che un oggetto ci possa far stare bene e&#8217; una bufala enorme. </p>
<p>Quasi ci vergogniamo a dire che siamo sazi e che i nostri armadi sono pieni di vestiti e di oggetti. Ci lamentiamo a parole per non suscitare invidia e per ricevere benevolenza. <strong>Vogliamo l&#8217;approvazione degli altri</strong> e la cerchiamo esibendo oggetti, d&#8217;altro canto vogliamo essere benaccetti e quindi mettiamo in ombra i giocattoli nuovi evidenziandone i difetti. </p>
<p><span id="more-12218"></span></p>
<p>Non credo che molti di voi passino la giornata ad aggiornare la tabella dei vestiti indossati da tutte le donne che conoscete, dagli orologi posseduti alla macchina che guidano. Io, francamente, <strong>preferisco segnarmi e ricordarmi quelli che sono stati gentili con me</strong>, quelli con cui e&#8217; piacevole chiacchierare e quelli che mi hanno prestato delle cose utili. </p>
<p>Fino a quando continueremo a giudicare gli altri dagli oggetti che si portano appresso non riusciremo a liberarci del motivo per cui li comprano. Smettiamo di parlarne, facciamo sentire a proprio agio le persone che ci stanno attorno con <strong>commenti sulle loro azioni e non sulle loro compere</strong>. </p>
<p>Il mio buon proposito per il 2012 e&#8217; quindi di chiudermi la bocca ogni volta che starò per commentare un oggetto posseduto da qualcuno, per non alimentare questa corsa al rialzo che spinge a produrre/comprare/cambiare oggetti inutili. Meglio tenere il fiato per spettegolare sulle relazioni tra le persone. </p>
<p>Buon anno a tutti! :)</p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/mikebaird/6110660945/">mikebaird</a></p>
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		<title>Kamut, luci e ombre sul marchio e sul frumento</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 10:04:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Simone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Kamut, un marchio spacciato per varietà di grano riscoperta, ha fatto arricchire la famiglia Quinn proprietaria della società Kamut International Ltd. Questo è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia, perché l’azienda in questione ha  portato avanti una campagna marketing in cui sosteneva che il kamut fosse il “grano del faraone”, risvegliato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12171" src="http://www.ecowiki.it/media/spighe.jpg" alt="kamut" width="240" height="160" />Kamut, un marchio spacciato per varietà di grano riscoperta, ha fatto arricchire la famiglia Quinn proprietaria della società <a href="http://www.kamut.com/">Kamut International Ltd</a>. </p>
<p>Questo è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia, perché l’azienda in questione ha  portato avanti una campagna marketing in cui sosteneva che il kamut fosse il “grano del faraone”, risvegliato e ricoltivato. Nel 1949 un aviatore americano di nome Earl Dedman, di stanza in Portogallo, riceve una manciata di semi giganti da un collega che li aveva comprati in Egitto da qualcuno che gli aveva detto di averne trovati i semi in una tomba faraonica. Incuriosito, manda i semi a casa sua e da quel momento in poi il “grano del faraone” viene coltivato in Montana. Passano vari anni in cui l&#8217;interesse commerciale per questa varietà resta molto scarso fino a quando il marketing non fa il miracolo.  </p>
<p><strong>La storia vera</strong></p>
<p>In realtà l’azienda si è appropriata del Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan (<em>Triticum turgidum ssp. turanicum</em>), registrandolo con il <a href="http://www.kamut.com/en/trademark.html">nome commerciale di Kamut</a>.<br />
Il khorasan è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (da qui Khorasan nome di una regione dell’Iran). Nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravvissuto all’espansione del frumento duro e tenero. Inoltre <strong>un tipo di Khorasan, la Saragolla, viene coltivato tra Lucania, Sannio e Abruzzo.</strong> Ergo il Khorasan nelle tombe dei faraoni è stata solo una storiella di fantasia, seppur di successo. Tra l’altro la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni.</p>
<p><span id="more-12096"></span></p>
<p><strong>Come hanno fatto soldi</strong></p>
<p>La società Kamut International ltd ha registrato con la sigla QK-77 la varietà di frumento che ora <strong>vendono in regime di monopolio con il marchio Kamut</strong> all&#8217;inizio degli anni &#8217;90. Contemporaneamente vengono pubblicati degli studi in cui si dice che questa varietà e&#8217; adatta alle persone intolleranti. Si coltiva negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto il controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società in questione. In Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato da mulini altrettanto autorizzati. Il prodotto piace e conquista il mercato negli anni 2000, quando circa metà delle esportazioni di Kamut sono vendute proprio in Italia. </p>
<p><strong>Proprietà nutrizionali e costi</strong></p>
<p>Il Khorasan contiene glutine dunque non è adatto per l’alimentazione dei celiaci. Risulta invece maggiormente digeribile dalle persone che soffrono di lievi allergie e intolleranze in quanto non è stato sottoposto a procedimenti di miglioramento genetico.<strong> Il costo del Kamut è doppio</strong>. Economicamente il prodotto finito ha un prezzo dall’80 al 200% in più rispetto a una comune pasta di grano duro, coltivato con il metodo biologico; dal punto di vista ambientale, pur essendo coltivato biologicamente, ha una pensante impronta perché trasportato per migliaia di chilometri, prima di giungere sulle nostre tavole.</p>
<p>Insomma, sarebbe preferibile utilizzare la nostra saragolla. :)</p>
<p>Via | <a href="http://www.aamterranuova.it/article4328.htm">AAM Terra Nuova</a><br />
Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/agamennone_75/3679890428/sizes/s/in/photostream/">Agamennone_75</a></p>
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		<title>Guerra sui pacchetti delle sigarette</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/guerra-sui-pacchetti-delle-sigarette.html</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 13:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
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		<category><![CDATA[packaging]]></category>
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		<description><![CDATA[Le sigarette dovranno essere vendute tutte in pacchetti uguali, con grafica e avvisi per la salute decisi dal governo a partire dal 1 dicembre 2012. L&#8217;Australia ha deciso di attaccare il fumo e tutelare la salute pubblica agendo sul packaging, ovvero sul marketing emozionale legato alle sigarette. Il gigante del tabacco Philip Morris ha già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/sigarette1.jpg" alt="" title="sigarette" width="240" class="alignleft size-full wp-image-11956" />Le sigarette dovranno essere vendute tutte in <strong>pacchetti ugual</strong>i, con grafica e avvisi per la salute decisi dal governo a partire dal 1 dicembre 2012. L&#8217;Australia ha deciso di attaccare il fumo e tutelare la salute pubblica agendo sul packaging, ovvero sul marketing emozionale legato alle sigarette. </p>
<p>Il gigante del tabacco Philip Morris ha già annunciato che porterà il governo australiano in tribunale per danni.</p>
<p>Vi prego di notare che <strong>le sigarette all&#8217;interno del pacchetto resteranno le stesse</strong>, quello che cambia e&#8217; solo il colore della confezione (verde oliva e marrone per tutti) e le scritte che avranno tutte lo stesso carattere tipografico. Philip Morris e&#8217; convinta che questa legge porterà ad un calo delle vendite e schiera i suoi avvocati. </p>
<p>Perché estrarre lo stesso oggetto da un pacchetto diverso fa calare le vendite? <strong>Che cosa comprano i fumatori, allora? Colori? Spot? Slogan?</strong> Il fumo crea dipendenza, ma la marca no. Evidentemente l&#8217;industria del tabacco teme la concorrenza delle sigarette generiche e teme di doversi dare battaglia sulla &#8220;qualità&#8221; del prodotto una volta che il packaging viene azzerato con tutto quello che rappresenta. </p>
<p>Il governo australiano sborsa ogni anno 30 miliardi di dollari per ripagare i danni sociali del fumo sotto forma di cure mediche, ridotti introiti per diminuzione delle ore di lavoro e assistenza alle famiglie con malati o morti per cause collegate al fumo. La World Health Organization ha dichiarato che le azioni del governo australiano sono un esempio da seguire per il bene pubblico. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/vectorportal/5047700254/">Vectorportal</a><br />
Via | <a href="http://medicalxpress.com/news/2011-11-philip-morris-sues-australia-plain.html">AFP</a></p>
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		<title>Regala(ti) un corso da blogger</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 09:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[blogger]]></category>
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		<category><![CDATA[regali di Natale]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Partiranno a dicembre due nuovi mini corsi di formazione per blogger interessati a scrivere di ambiente. Se il web 2.0 ti interessa, fatti un regalo di Natale utile e partecipa al corso on line! Per i principianti abbiamo previsto 5 incontri da 2 ore l&#8217;uno (uso di wordpress, come migliorare la leggibilità on line, ottimizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/corso_blogger1.jpg" alt="scuola per blogger su ecowiki" title="" width="240" height="180" class="alignleft size-full wp-image-9770" />Partiranno a dicembre due nuovi mini <strong>corsi di formazione per blogger</strong> interessati a scrivere di ambiente. Se il web 2.0 ti interessa, fatti un regalo di Natale utile e partecipa al corso on line!</p>
<p>Per i <strong>principianti</strong> abbiamo previsto 5 incontri da 2 ore l&#8217;uno (uso di wordpress, come migliorare la leggibilità on line, ottimizzazione dei post per i motori di ricerca, appetibilità delle notizie e analisi delle statistiche).  I più <strong>esperti</strong>, in due incontri da due ore l&#8217;uno, potranno approfondire argomenti come la moderazione non violenta dei commenti e come leggere i dati statistici senza farsi fregare dai trucchi deformanti degli uffici stampa.</p>
<p>Per partecipare occorre versare 50 euro di caparra. <strong>La cifra ti verrà restituita per intero</strong> dopo il corso se e quando avrai scritto 10 articoli per ecowiki. In questo modo se vuoi frequentare e non hai tempo o interesse a collaborare con noi in futuro, sei libero di farlo pagando una cifra abbordabile. </p>
<p><span id="more-11943"></span></p>
<p>Se invece vuoi entrare a far parte della redazione <strong>puoi barattare il tuo tempo e la tua passione con la nostra competenza</strong>. Ecowiki e&#8217; un blog gestito da una associazione senza fine di lucro composta al 100% da volontari, non abbiamo sponsor, non abbiamo padroni. Abbiamo solo gente che crede sia possibile cambiare il mondo in meglio diffondendo buone pratiche e idee ecologiche.  </p>
<p><strong>I corsi saranno on line</strong>, l&#8217;orario indicativamente dalle 21 alle 23 e i giorni di lezione verranno concordati in base alle esigenze dei partecipanti. I posti disponibili nei corsi sono 5 per principianti e 5 per esperti e le candidature saranno vagliate dalla redazione. </p>
<p>Per partecipare alle selezioni devi inviarci un tuo testo (massimo 1000 battute spazi inclusi) su un argomento a tua scelta di rilevanza ambientale all&#8217;indirizzo <a href="mailto:ecowiki@ecowiki.it">ecowiki@ecowiki.it</a> entro il 4 dicembre. Graditi, ma non indispensabili, cv e link alle tue pubblicazioni. </p>
<p>Foto | <a href="http://www.flickr.com/photos/jaqian/301787701/">jaqian</a></p>
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		<title>La Fiera di Bolzano usa le auto elettriche per fare marketing</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/la-fiera-di-bolzano-usa-le-auto-elettriche-per-fare-marketing.html</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 10:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nata come iniziativa promozionale, la piccola flotta elettrica della Fiera di Bolzano e&#8217; un esempio di come comunicazione, sostenibilità e buone pratiche possano andare a braccetto. Le due Think e le due biciclette a pedalata assistita acquistate per promuovere le fiere ecologiche, quando non partecipano ad esposizioni o tour promozionali sono a disposizione dei dipendenti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/auto_elettriche_bolzano.jpg" alt="Think elettriche della Fiera di Bolzano" title="" width="480" height="315" class="alignleft size-full wp-image-11903" /></p>
<p>Nata come iniziativa promozionale, la piccola flotta elettrica della Fiera di Bolzano e&#8217; <strong>un esempio di come comunicazione, sostenibilità e buone pratiche possano andare a braccetto.</strong> Le due Think e le due biciclette a pedalata assistita acquistate per promuovere le fiere ecologiche, quando non partecipano ad esposizioni o tour promozionali sono a disposizione dei dipendenti. </p>
<p>Le bici sono usate dai tecnici per spostarsi più rapidamente da una parte all&#8217;altra dei padiglioni fieristici o dagli impiegati per le piccole commissioni in città. <strong>Le auto possono essere prenotate dai dipendenti</strong> per una settimana o due, per coprire il tragitto casa-ufficio. Quando il dipendente arriva in ufficio parcheggia sotto la pensilina di ricarica fotovoltaica e l&#8217;auto resta a disposizione di tutto il personale per le commissioni che la richiedono fino alla fine dell&#8217;orario di lavoro. </p>
<p><span id="more-11899"></span></p>
<p>I vantaggi di questa politica sono notevoli: il messaggio promozionale arriva in posti dove può innescare un passaparola virtuoso, il dipendente che si offre per questo lavoro di pubbliche relazioni ne ha un vantaggio economico perché risparmia il carburante della settimana e in generale si testano le vetture in condizioni di vita reale. &#8220;<strong>Facciamo 100 chilometri in tutta tranquillità</strong> e i consumi dipendono molto dallo stile di guida. Durante l&#8217;e-tour avevamo due macchine gemelle che facevano la stessa strada con autisti diversi e la batteria a fine giornata registrava bene le differenze di comportamento.&#8221; mi ha detto Cristina, del settore marketing di Fiera Bolzano mentre mi portava a spasso nel centro di Milano.</p>
<p>Non mi ha nascosto i difetti, oltre al prezzo di 30mila euro non proprio abbordabile: &#8220;Non riesco a tenere la macchina in carica e a far andare anche la lavatrice la sera e <strong>i ciclisti non ci sentono arrivare, la macchina e&#8217; davvero silenziosa</strong>.&#8221; In quel momento il traffico di Milano stava dando spettacolo con i suv imbottigliati in mezzo alle Smart, gente ferma in doppia fila a motore acceso e auto che si facevano largo tra i passanti sui marciapiedi in cerca di un parcheggio. Immaginare la stessa scena togliendo il rumore e la puzza dei gas di scarico mi e&#8217; sembrato un sogno. </p>
<p>Reinhold Marsoner, Direttore di Fiera Bolzano con cui ho cenato in occasione del salotto &#8220;Alto Adige e la green economy&#8221;, era molto soddisfatto dell&#8217;andamento del tour promozionale con le auto elettriche e della fiera. <strong>&#8220;Noi siamo degli apripista.</strong> Come abbiamo portato in Italia le novità del mondo tedesco in materia di edilizia, così potremo diventare il punto di riferimento per i trasporti a basso impatto ambientale.&#8221;</p>
<p>L&#8217;esperienza altoatesina nella bioedilizia e&#8217; diventata un modello e un esempio di applicabilità delle buone pratiche e l&#8217;affluenza di pubblico specializzato alla fiera <a href="http://www.fierabolzano.it/klimahouse/">KlimaHouse</a> lo dimostra. Sulla scia del successo di pubblico, l&#8217;ente fiera ha ampliato l&#8217;offerta introducendo anche <a href="http://www.fierabolzano.it/klimaenergy/">KlimaEnergy</a>, dedicata all&#8217;energia rinnovabile giunta quest&#8217;anno alla quarta edizione e <a href="http://www.fierabolzano.it/klimamobility/">KlimaMobility</a>, la spin-off centrata sulla mobilità sostenibile.</p>
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		<title>In giardino non si è mai soli</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/in-giardino-non-si-e-mai-soli.html</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 07:59:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sakura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[giardinaggio]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[orti e giardini]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In Giardino non si è mai soli. Il diario di un giardiniere curioso di Paolo Pejrone. E’ un libro dedicato agli amanti, anche non praticanti, del giardinaggio e delle piante in genere. “Un giardino ed un giardiniere sono complici  e in qualche modo amici.” L’autore ci porta nel suo mondo fatto di silenzi, colori , [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.ecowiki.it/media/giardino_mai_soli.jpg" alt="In giardino non si e&#039; mai soli" title="" width="240" height="400" class="alignleft size-full wp-image-11829" /><em>In Giardino non si è mai soli. Il diario di un giardiniere curioso</em> di Paolo Pejrone.</p>
<p>E’ un libro dedicato agli amanti, anche non praticanti, del giardinaggio e delle piante in genere.</p>
<p>“Un giardino ed un giardiniere sono complici  e in qualche modo amici.”</p>
<p>L’autore ci porta nel suo mondo fatto di silenzi, colori , odori e stagioni e ci parla di orti e giardini e piante dotati di un’anima. Gli esemplari più amati dall’autore sono descritti  come esseri viventi con caratteristiche (caratteri) specifiche e esigenze a volte misteriose e mutevoli,  tanto da sembrare  dotate di personalità, tanto da dover essere ascoltate, oltre che amate.</p>
<p>Lo scorrere delle stagioni che ispira la struttura del libro  influenza anche l’andamento della scrittura, delle suggestioni e degli episodi, vivaci come la primavera, accattivanti e sensuali come l’estate, nostalgici come l’autunno e duri come l’inverno.</p>
<p><span id="more-11621"></span></p>
<p>Oltre ai consigli di un grandissimo architetto giardiniere che lavora in tutta Europa, alla scrittura gradevolissima e distesa, oltre alle meravigliose tavole a colori, che al centro del libro ci svelano i tesori di cui si parla, il libro offre preziosi spunti di riflessione.</p>
<p>La poesia che corre per tutto il libro si fa più acuta quando si parla dei giardini della memoria, del silenzio e della fatica dell’orto da curare, dei fallimenti con esemplari preziosi ma delicati. La gioia delle coltivazioni robuste e vigorose e l’amore per esemplari che appartengono al passato e rischiano di scomparire per logiche di mercato a volte incomprensibili,  sono  accompagnate dalla polemica amara sulla gestione incompetente del verde pubblico, o sulla forzata  proliferazione di piante non autoctone ma estremamente più semplici da replicare e commerciare, o semplicemente perché sono di moda.</p>
<p>“In giardino non si è mai soli” è un viaggio nella memoria e nel presente di una vita fatta di amore profondo per il proprio lavoro, concilia il bello con l’utile, la storia con l’innovazione e la passione con la dedizione.</p>
<p>“Per conquistarsi un giardino in pace e di pace,  c’è bisogno di tantissime guerre”. L’autore ci racconta alcune delle sue battaglie vinte o perse ma sempre con passione ed entusiasmo.<br />
<a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000410"><br />
Feltrinelli Editore, 9 Euro.</a></p>
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		<title>La natura ha bisogno di eroi con le Timberland?</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/la-natura-ha-bisogno-di-eroi-con-le-timberland.html</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 09:23:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lumachina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[bottiglie di plastica]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[PET]]></category>
		<category><![CDATA[riciclare plastica]]></category>
		<category><![CDATA[scarpe biodegradabili]]></category>
		<category><![CDATA[spot pubblicitario]]></category>
		<category><![CDATA[Timberland]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spot degli scarponcini Timberland ha per protagonista un bel ragazzo che si esibisce in acrobazie per recuperare una bottiglia di plastica, ovviamente assistito dalle sue scarpe. Un eroe positivo, che fa quello che farebbe il protagonista di un film d&#8217;azione per recuperare una bomba in grado di distruggere il mondo. Il recupero della bottiglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="274"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ZYkcSAE-LKI?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ZYkcSAE-LKI?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="274" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Lo spot degli scarponcini Timberland ha per protagonista un bel ragazzo che si esibisce in acrobazie per recuperare una bottiglia di plastica, ovviamente assistito dalle sue scarpe. Un eroe positivo, che fa quello che farebbe il protagonista di un film d&#8217;azione per recuperare una bomba in grado di distruggere il mondo. </p>
<p>Il recupero della bottiglia e&#8217; così importante da giustificare inseguimenti, salti su treni in corsa e tuffi nei torrenti. <strong>E&#8217; figo e suda per una giusta causa.</strong> Il messaggio pubblicitario e&#8217; semplice: comprati le Timberland, sono eco e gli eroi eco le usano. Poi, per favore, regalaci le bottiglie che hai comprato in modo che noi possiamo rivenderti una scarpa fatta con cose che hai già pagato una volta. </p>
<p><span id="more-11821"></span></p>
<p><a href="http://www.ecowiki.it/tag/bottiglie-di-plastica">Una persona attenta all&#8217;ambiente non compra bottiglie di plastica</a> e infatti quella che il nostro eroe insegue gli rotola davanti mentre si allaccia le scarpe. Se volessimo risolvere il problema alla radice, potremmo sforzarci di non far produrre proprio per nulla quella bottiglia, ma lo spot e&#8217; per invogliare dei consumatori, non per motivare degli ambientalisti, giusto? </p>
<p>Quindi torniamo a mettere una pezza a valle dei problemi e parliamo degli scarponcini Earthkeepers (custodi della Terra). La suola e&#8217; fatta di PET riciclato al 42%, stringhe e fodera al 100%. Il cuoio e&#8217; stato conciato da una <a href="http://www.blcleathertech.com/index.htm">azienda Silver Rated (certificazione emessa da RLC</a>), ma non viene detto come sono stati allevati gli animali che lo hanno fornito. </p>
<p>Il <a href="http://community.timberland.com/Earthkeeping/Green-Index">Green Index sembra essere 7,5</a> in una scala che va da 0 a 10 (con 0 uguale a ottimo per l&#8217;ambiente e 10 pari al peggior loro prodotto). Il Green Index e&#8217; una valutazione dei prodotti fatta dalla stessa casa che li produce. Degli Earthkeepers dicono che abbiano un basso impatto sul clima e un basso utilizzo di sostanze chimiche, ma un alto consumo di risorse naturali. Non ho trovato notizie sul tipo di energia usata per la produzione o sulle modalità di smaltimento. </p>
<p>Insomma, serve una scarpa ecologica per giustificare l&#8217;abnorme produzione di PET? Non lo so. Serve un eroe per riciclare le bottiglie? Credo di no. Servono le bottiglie di plastica? Sono sicura che potremmo fare a meno della maggior parte di esse.  </p>
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		<title>Recensione del docu-film: Taste the Waste</title>
		<link>http://www.ecowiki.it/recensione-del-docu-film-taste-the-waste.html</link>
		<comments>http://www.ecowiki.it/recensione-del-docu-film-taste-the-waste.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Rambaldi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[blog action day]]></category>
		<category><![CDATA[fame nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[spreco di cibo]]></category>
		<category><![CDATA[taste the waste]]></category>
		<category><![CDATA[vivere sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spreco di generi alimentari raccontato in un film-documentario. Il consumatore di oggi vuole ortaggi perfetti e confezioni che scadono molto nel futuro, tutto quello che non rispecchia questi criteri viene cestinato senza pietà anche se si tratta di frutta e verdura con semplici difetti estetici o di cibi confezionati la cui data di scadenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="274"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/JCojaGk6gXw?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/JCojaGk6gXw?version=3&amp;hl=en_US&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="274" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Lo spreco di generi alimentari raccontato in un film-documentario. Il consumatore di oggi vuole ortaggi perfetti e confezioni che scadono molto nel futuro, tutto quello che non rispecchia questi criteri viene cestinato senza pietà anche se si tratta di frutta e verdura con semplici difetti estetici o di cibi confezionati la cui data di scadenza diventa un po&#8217; troppo vicina. </p>
<p><span id="more-11683"></span></p>
<p>Il film e&#8217; un melting-pot di culture e situazioni che si snodano attraverso l&#8217;Europa portando lo spettatore all&#8217;interno di meccanismi perversi e illogici che obbligano a buttare via piu&#8217; della metà del cibo prodotto ogni anno, non cibo andato a male o avariato, cibo che semplicemente non rispecchia piu&#8217; i canoni di bellezza e di appetibilità richiesti dai consumatori di oggi.</p>
<p>Valentin Thun ci mette di fronte al fatto compiuto, ogni anno Europa e Nord America bruciano in discarica una quantità di cibo pari a 3 volte quella necessaria a garantire un sostentamento minimo a tutti gli affamati del mondo</p>
<p>Il film porta anche a spunti di riflessione su come si possa essere arrivati a questo punto e quali possano essere i passi necessari per tornare indietro verso uno stile di vita piu&#8217; sostenibile.<br />
Sul <a href="http://tastethewaste.com/">sito del film </a>e&#8217; possibile trovare documentazione e contatti per approfondire l&#8217;argomento.</p>
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