Senza la pubblicità del cibo spazzatura in TV, i bambini ne consumano il 13% in meno. Questo dato serve a calibrare le politiche sanitarie contro l’obesità infantile (con effetti collaterali benefici come la diminuzione del consumo di cibo, di farmaci per la sindrome metabolica, di inquinamento dovuto allo spostamento di grasso…)
A misurare il dato sono stati dei ricercatori dell’università dell’Illinois grazie al bando sugli spot messo in atto in Quebec, tra il 1984 e il 1992. Il bando ha avuto un effetto sulla popolazione di lingua francese, ma non sulle famiglie che parlavano inglese, esposte agli spot nordamericani. L’ambiente sociale, le offerte dei fast food, le merendine nei supermercati erano le stesse per i due gruppi, ma i francesi ne hanno comprate sensibilmente di meno.
Ricercatori delle università di Stanford e Waterloo hanno misurato la perdita di peso in due gruppi di donne scoprendo che dimagriscono più facilmente quelle che scrivono delle loro passioni.
45 ragazze di cui 26 obese o sovrappeso sono state pesate e poi e’ stato chiesto loro di scegliere tra creatività, relazioni sociali, politica e affetti familiari un tema su cui scrivere un brano in 15 minuti. Le prime hanno pensato a qualcosa di molto importante per loro stesse e 4 mesi dopo avevano perso 1,6 kg, le seconde hanno riflettuto su qualcosa di importante per altri e si sono presentate alla visita di controllo con 1,2 kg in più, ovvero con l’aumento di peso tipico per la loro fascia d’età e occupazione.
Il gossip non fa male. Parlare delle conoscenze in comune e’ tipico degli esseri umani, fa circolare informazioni utili al funzionamento della società e stringe i legami tra le persone, ma il gossip dovrebbe esse epurato dei confronti e dei commenti sugli oggetti.
La pubblicità coltiva attentamente le nostre insicurezze e ci spinge a placarle comprando oggetti, ricordandoci continuamente che gli altri ci guardano e che non dobbiamo sfigurare. Il mio bucato deve essere più bianco, la mia erba più verde, il mio telefono più smart. Il disagio che proviamo paragonandoci agli altri e’ reale, ma la convinzione che un oggetto ci possa far stare bene e’ una bufala enorme.
Quasi ci vergogniamo a dire che siamo sazi e che i nostri armadi sono pieni di vestiti e di oggetti. Ci lamentiamo a parole per non suscitare invidia e per ricevere benevolenza. Vogliamo l’approvazione degli altri e la cerchiamo esibendo oggetti, d’altro canto vogliamo essere benaccetti e quindi mettiamo in ombra i giocattoli nuovi evidenziandone i difetti.
Kamut, un marchio spacciato per varietà di grano riscoperta, ha fatto arricchire la famiglia Quinn proprietaria della società Kamut International Ltd.
Questo è uno di quei casi in cui la realtà supera la fantasia, perché l’azienda in questione ha portato avanti una campagna marketing in cui sosteneva che il kamut fosse il “grano del faraone”, risvegliato e ricoltivato. Nel 1949 un aviatore americano di nome Earl Dedman, di stanza in Portogallo, riceve una manciata di semi giganti da un collega che li aveva comprati in Egitto da qualcuno che gli aveva detto di averne trovati i semi in una tomba faraonica. Incuriosito, manda i semi a casa sua e da quel momento in poi il “grano del faraone” viene coltivato in Montana. Passano vari anni in cui l’interesse commerciale per questa varietà resta molto scarso fino a quando il marketing non fa il miracolo.
La storia vera
In realtà l’azienda si è appropriata del Frumento orientale o Grano grosso o Khorasan (Triticum turgidum ssp. turanicum), registrandolo con il nome commerciale di Kamut.
Il khorasan è originario della fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico (da qui Khorasan nome di una regione dell’Iran). Nel corso dei secoli si è diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale, dove in aziende di piccola scala è sopravvissuto all’espansione del frumento duro e tenero. Inoltre un tipo di Khorasan, la Saragolla, viene coltivato tra Lucania, Sannio e Abruzzo. Ergo il Khorasan nelle tombe dei faraoni è stata solo una storiella di fantasia, seppur di successo. Tra l’altro la germinabilità del frumento decade dopo pochi decenni.
Le sigarette dovranno essere vendute tutte in pacchetti uguali, con grafica e avvisi per la salute decisi dal governo a partire dal 1 dicembre 2012. L’Australia ha deciso di attaccare il fumo e tutelare la salute pubblica agendo sul packaging, ovvero sul marketing emozionale legato alle sigarette.
Il gigante del tabacco Philip Morris ha già annunciato che porterà il governo australiano in tribunale per danni.
Vi prego di notare che le sigarette all’interno del pacchetto resteranno le stesse, quello che cambia e’ solo il colore della confezione (verde oliva e marrone per tutti) e le scritte che avranno tutte lo stesso carattere tipografico. Philip Morris e’ convinta che questa legge porterà ad un calo delle vendite e schiera i suoi avvocati.
Perché estrarre lo stesso oggetto da un pacchetto diverso fa calare le vendite? Che cosa comprano i fumatori, allora? Colori? Spot? Slogan? Il fumo crea dipendenza, ma la marca no. Evidentemente l’industria del tabacco teme la concorrenza delle sigarette generiche e teme di doversi dare battaglia sulla “qualità” del prodotto una volta che il packaging viene azzerato con tutto quello che rappresenta.
Il governo australiano sborsa ogni anno 30 miliardi di dollari per ripagare i danni sociali del fumo sotto forma di cure mediche, ridotti introiti per diminuzione delle ore di lavoro e assistenza alle famiglie con malati o morti per cause collegate al fumo. La World Health Organization ha dichiarato che le azioni del governo australiano sono un esempio da seguire per il bene pubblico.
Partiranno a dicembre due nuovi mini corsi di formazione per blogger interessati a scrivere di ambiente. Se il web 2.0 ti interessa, fatti un regalo di Natale utile e partecipa al corso on line!
Per i principianti abbiamo previsto 5 incontri da 2 ore l’uno (uso di wordpress, come migliorare la leggibilità on line, ottimizzazione dei post per i motori di ricerca, appetibilità delle notizie e analisi delle statistiche). I più esperti, in due incontri da due ore l’uno, potranno approfondire argomenti come la moderazione non violenta dei commenti e come leggere i dati statistici senza farsi fregare dai trucchi deformanti degli uffici stampa.
Per partecipare occorre versare 50 euro di caparra. La cifra ti verrà restituita per intero dopo il corso se e quando avrai scritto 10 articoli per ecowiki. In questo modo se vuoi frequentare e non hai tempo o interesse a collaborare con noi in futuro, sei libero di farlo pagando una cifra abbordabile.
Nata come iniziativa promozionale, la piccola flotta elettrica della Fiera di Bolzano e’ un esempio di come comunicazione, sostenibilità e buone pratiche possano andare a braccetto. Le due Think e le due biciclette a pedalata assistita acquistate per promuovere le fiere ecologiche, quando non partecipano ad esposizioni o tour promozionali sono a disposizione dei dipendenti.
Le bici sono usate dai tecnici per spostarsi più rapidamente da una parte all’altra dei padiglioni fieristici o dagli impiegati per le piccole commissioni in città. Le auto possono essere prenotate dai dipendenti per una settimana o due, per coprire il tragitto casa-ufficio. Quando il dipendente arriva in ufficio parcheggia sotto la pensilina di ricarica fotovoltaica e l’auto resta a disposizione di tutto il personale per le commissioni che la richiedono fino alla fine dell’orario di lavoro.
In Giardino non si è mai soli. Il diario di un giardiniere curioso di Paolo Pejrone.
E’ un libro dedicato agli amanti, anche non praticanti, del giardinaggio e delle piante in genere.
“Un giardino ed un giardiniere sono complici e in qualche modo amici.”
L’autore ci porta nel suo mondo fatto di silenzi, colori , odori e stagioni e ci parla di orti e giardini e piante dotati di un’anima. Gli esemplari più amati dall’autore sono descritti come esseri viventi con caratteristiche (caratteri) specifiche e esigenze a volte misteriose e mutevoli, tanto da sembrare dotate di personalità, tanto da dover essere ascoltate, oltre che amate.
Lo scorrere delle stagioni che ispira la struttura del libro influenza anche l’andamento della scrittura, delle suggestioni e degli episodi, vivaci come la primavera, accattivanti e sensuali come l’estate, nostalgici come l’autunno e duri come l’inverno.
Lo spot degli scarponcini Timberland ha per protagonista un bel ragazzo che si esibisce in acrobazie per recuperare una bottiglia di plastica, ovviamente assistito dalle sue scarpe. Un eroe positivo, che fa quello che farebbe il protagonista di un film d’azione per recuperare una bomba in grado di distruggere il mondo.
Il recupero della bottiglia e’ così importante da giustificare inseguimenti, salti su treni in corsa e tuffi nei torrenti. E’ figo e suda per una giusta causa. Il messaggio pubblicitario e’ semplice: comprati le Timberland, sono eco e gli eroi eco le usano. Poi, per favore, regalaci le bottiglie che hai comprato in modo che noi possiamo rivenderti una scarpa fatta con cose che hai già pagato una volta.
Lo spreco di generi alimentari raccontato in un film-documentario. Il consumatore di oggi vuole ortaggi perfetti e confezioni che scadono molto nel futuro, tutto quello che non rispecchia questi criteri viene cestinato senza pietà anche se si tratta di frutta e verdura con semplici difetti estetici o di cibi confezionati la cui data di scadenza diventa un po’ troppo vicina.
ULTIMI COMMENTI
Del mondo penso che sia un pò malandato ma sempre meravigliosamente sorprendente, specie quando...
Io infilo i pezzettini in una retina fine (quelle dell’aglio) e la uso come saponetta...
Io invece l’ultimo pezzetto sopravvissuto lo lascio seccare un pò sul termosifone e poi lo...
Interessante! :) personalmente però uso http://fuelmonitor.altervista. org/ per controllare i...
Ciao Simone, ottimo contributo…aggiungerei un appunto (potrebbe essere un idea per...