Chiquita fa greenwashing alle sue banane

sabato, 6 dicembre 2008 a cura di lumachina
in: Comunicazione e cultura

In una pagina pubblicitaria mimetizzata da articolo su Le Scienze la Chiquita prova a lavare le sue banane, facendole diventare etiche e rispettose dell’ambiente.

Chiquita chiede donazioni per progetti di sviluppo sostenibile quando buona parte dei suoi profitti derivano dallo sfruttamento insostenibile di persone e ambienti. Lo fa con la campagna Jump! for life, in collaborazione con Coopi e Rainforest Alliance e annuncia di aver “raggiunto l’obiettivo di una donazione di 15.000 euro per aumentare la produzione agricola nell’area di Mbuji Mayi in Congo.”

Chiquita si vanta di essere l’unica ad usare sistemi di certificazione che ha inventato lei stessa. Se usasse certificatori indipendenti e metodi riconosciuti potrei anche crederle.

Chiquita sbandiera la sicurezza del cliente, ma sorvola su quella dei suoi impiegati, trattati con irrigazioni a pioggia di fitofarmaci. Peuples Solidaires, una ONG francese, ha denunciato l’esposizione dei lavoratori delle piantagioni in Costa Rica ai pesticidi, avvenuta ripetutamente e in dosi tossiche. Le proteste sono state smorzate usando una milizia privata al soldo della compagnia.

Ora occorre ricordare che Chiquita Brands (o United Fruit Company come si chiamava prima) e’ stata riconosciuta colpevole di finanziamenti ai gruppi paramilitari colombiani della Autodefensas Unidas de Colombia, Revolutionary Armed Forces of Colombia (FARC) e National Liberation Army dal 1997 al 2004. La compagnia pagherà una multa di 25 milioni di dollari, ma ha ottenuto il favore di non rivelare i nomi dei dirigenti che hanno autorizzato il passaggio di 1,7 milioni di dollari ai guerriglieri, che li hanno usati per ammazzare, bruciare e devastare.

Concludendo, se proprio avete voglia di banane, vi consiglio quelle del commercio equo e solidale che vengono coltivate da gente pagata e trattata meglio. Se poi la Chiquita deciderà di rivedere completamente le sue strategie commerciali e smetterà di prenderci in giro con pubblicità di questo genere, allora, e solo allora, potremo riprendere a mangiare le sue banane.

Foto | ian_ransley

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