Cambiamenti climatici e malattie degli animali: ipotesi di correlazione
mercoledì, 25 giugno 2008in: Natura ed ecologia, Salute e alimentazione
Dalla fine degli anni ’90 in poi la blue tongue (malattia dei ruminanti) ha fatto capolino in Europa ed è giunta in Italia nel 2000. Anche la peste equina ultimamente si è sempre più diffusa a latitudini più alte rispetto a quelle in cui era normalmente presente. Colpa dei cambiamenti climatici? Anche.
Della correlazione positiva che esiste tra il riscaldamento globale e le malattie degli animale se ne è parlato ieri al Sanit 2008, il 5° forum internazionale della salute in corso a Roma. “Gli insetti e i parassiti tropicali e subtropicali possono – ha detto il Sottosegretario alla salute Francesca Martini – migrare oppure essere trasportati verso zone più settentrionali (basti pensare ai potenziali vettori della Febbre della Valle del Rift e della peste equina, malattie queste presenti nel continente africano) e altre specie di insetti e parassiti possono aumentare la loro resistenza negli ambienti (come dimostratosi, in Europa, per i vettori della Blue Tongue). Tutto ciò può rappresentare la causa di casi nuovi o più numerosi di zoonosi e di malattie degli animali e la diffusione di nuovi patogeni in aree nelle quali non erano precedentemente presenti”.
Rapidità dei traffici e dei commerci, globalizzazione e cambiamenti climatici sembrano essere alcune delle cause della diffusione di malattie come quelle citate anche alle nostre latitudini. Sono soprattutto le malattie trasmesse dai vettori ad essere influenzate dal clima. Come ci ha spiegato Vincenzo Caporale dell’Istituto zoooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise” molti studi concludono che la temperatura influenza le componenti più importanti della capacità vettoriale, ma altri fattori ambientali, oltre alla temperatura, giocano un ruolo significativo”.
In particolare mentre il tasso di sopravvivenza del vettore e il periodo incubazione dei parassiti e dei virus all’interno del vettore dipendono dalla temperatura, il tasso di riproduzione di molti vettori è influenzato dalle piogge.
I cambiamenti climatici hanno inoltre determinato una instabilità dell’ecosistema con i mutamenti nell’uso dei terreni o l’ aumento dei viaggi degli animali. Secondo Caporale questo potrebbe “influenzare la genetica dei patogeni attraverso mutazioni e transfer orizzontale dei geni”. “Non è però possibile – ha aggiunto – un intervento rapido nel settore del clima e dell’ecologia, ma solo su fattori controllabili dall’uomo come le condizioni di allevamento, l’igiene, il commercio di animali, i sistemi di agricoltura e l’organizzazione veterinaria”, che preveda un piano di controllo internazionale a livello trasfrontaliero.
Questo è vero per quanto riguarda l’obiettivo specifico di evitare che certe malattie giungano dalle nostre parti. Ma a livello più generale c’è da pensare riguardo ai cambiamenti climatici. Che questi mutamenti siano in atto è assodato, a prescindere dalle cause antropiche o meno. Indispensabili quindi azioni di adattamento e mitigazione viste le molteplici conseguenze che il riscaldamento globale sta portando. E questo articolo ne è un esempio.
Fonte | Sanit 2008
Foto | dolphinpix
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