Bio Bottle, la bottiglia vegetale
sabato, 17 aprile 2010in: Buone pratiche e consigli, Salute e alimentazione
In Italia il commercio di acqua in bottiglia, si attesta attorno ai 3,2 miliardi di euro, ovvero circa 11.200 mila litri di acqua l’anno, pari a circa 7.467 mila bottiglie l’anno. Produrre un chilo di Polietilene tereftalato (PET) significa consumare 2 chili di petrolio e 17 litri di acqua, ed immettere in atmosfera 2,3 chili di anidride carbonica, a cui va aggiunto anche l’inquinamento per il trasporto.
Una possibile risposta sostenibile è Bio Bottle, una bottiglia “quasi” 100% vegetale. Dico quasi poiché il tappo in realtà è fatto di polietilene, un derivato del petrolio e come tale non biodegradabile. In realtà la bottiglia 100% vegetale di Sant’Anna era già stata presentata nel 2007, ma l’azienda ha pensato bene di “riciclarla” in occasione di Biopolpack, il congresso nazionale sugli imballaggi in polimeri biodegradabili che si è tenuto all’Università di Parma il 15 e 16 aprile.
Il materiale utilizzato per la costruzione delle bottiglie è stato ricavato a partire da fibre vegetali, come amido di mais e canna da zucchero, riducendo così la dipendenza dai combustibili fossili e le emissioni di anidride carbonica. Una volta consumata l’acqua al suo interno, Bio bottle può essere smaltita nella classica raccolta differenziata insieme all’umido (si degrada completamente in 80 giorni), oppure si può riciclare chimicamente: una nuova Bio Bottle nasce da una vecchia e già usata, riducendo notevolmente la quantità di rifiuto; certamente ciò è valido se nei comuni la raccolta differenziata esiste e funziona, altrimenti è tutto un “grosso buco nell’acqua“!
650 milioni di bottiglie Bio Bottle permettono un risparmio di 176.800 barili di petrolio con cui riscaldare per un mese una città di 520.000 abitanti e riducono le emissioni di CO2 pari a un’auto che compia il giro del mondo per 30 mila volte in un anno
Una confezione di Bio Bottle da 1,5 litri costa 60 centesimi (la stessa bottiglia in PET in media viene a costare 40 centesimi), inoltre considerato il materiale, essa ha una durata e una capacità di conservazione limitata, e quindi difficilmente può essere stoccata nei magazzini dei supermercati per tempi molto lunghi.
Da una parte Bio Bottle rappresenta un successo sul piano della produzione sostenibile e quindi ben venga la scelta responsabile dell’azienda produttrice Sant’Anna, dall’altra però ricordiamo che dal 96% dei rubinetti italiani esce acqua potabile, un servizio idrico che paghiamo di tasca nostra, e quindi perché pagare due volte per la stessa cosa? Imbrocchiamola!. Questa resta ancora la scelta migliore.
Puoi seguire tutte le novità tramite il RSS 2.0 Feed. Puoi lasciare un commento, o un trackback dal tuo sito.
















Lascia un commento