Bici e Amministrazioni: ci deve essere confronto, ma non basta.

martedì, 11 maggio 2010 a cura di Enrico Pascucci
in: Auto e trasporti

Il ciclista urbano, quello per cui la bici non è fitness o una scusa per uscire la sera ma che sulla bici ci vive è una razza rara. Una percentuale inferiore al 3% degli italiani va in bici e molti meno ne fanno uno stile di vita. Una minoranza non solo da prendere come esempio e da incentivare, ma anche da difendere dalle città non più a misura di uomo.

Anche a causa dell’inquinamento, della mancanza dei parcheggi e un’ancora poco promossa (ma presente) coscienza di uno stile di vita sostenibile ancora per poco, le Amministrazioni pubbliche (chi più, chi meno, chi per niente) strizzano l’occhio alla mobilità dolce, su bici.
Chi va assiduamente sui pedali però, sa che da una parte una così scarsa diffusione delle bici non giustifica gli investimenti che sarebbero realmente necessari per costruire una rete cittadina, ma sa anche che le poche vie ciclabili realizzate nella maggior parte dei casi sono scomode, pericolose e poco utili, a causa di carreggiate spesso troppo strette, con curve degne delle gincane più dure.

I ciclisti non sono incontentabili, ma possono dare tali giudizi da osservazioni quotidiane, banali per chi va in bici ma spesso non per chi progetta le infrastrutture, che magari non inforca una bici da decenni. Urge quindi che i ciclisti si organizzino e portino un punto di vista costruttivo e propositivo alle Amministrazioni, cosicché la cultura della bici possa espandersi per la città partendo dal basso, intendendo con “basso” proprio la strada su cui poggiamo le ruote.

Ritrovarsi tra ciclisti e discutere dei problemi relativi alla viabilità dolce serve innanzitutto a prendere coscienza di ciò che si vive e di come si vorrebbe migliorare, per poi propagarla dentro le auto e dentro i palazzi, senza bisogno di fare propaganda, semplicemente esprimendo la propria visione con passione.

Da qui a proporre iniziative e tavoli di confronto il passo può essere breve. Gli ostacoli però sono tanti e rompere gli schemi, per quanto decadenti possano sembrare ai nostri occhi è un’impresa che necessita anche più vite di uomini.
Per questo motivo, mentre si cerca di aprire crepe nelle abitudini e quindi nella mentalità che permea le istituzioni, bisogna pur inventarsi qualcosa, magari un po’ fuori dagli schemi, per difendersi dallo stato di cose, fatto di auto e persone sole e ovattate alla guida.

Ed è così che creare aggregazione in città attorno alla bici significa attuare piani di difesa autonomi e indipendenti e fantasiosi, magari camminando ai limiti della legalità a volte, ma senza mai oltrepassare tale confine e sempre nel rispetto della civile convivenza.

Si possono ad esempio studiare percorsi alternativi, più sicuri e meno trafficati delle arterie principali, per spostarsi da un punto all’altro della città e magari segnalarli in qualche modo poco invasivo in prossimità degli incroci.

Si potrebbero rielaborare mappe della propria città, tracciando con colori diversi le strade, in base a una scala cromatica indicante la pericolosità di ognuna in base a criteri ragionati (buche, traffico, manovre difficili per poco esperti e anziani, concentrazione di inquinanti ecc.). Magari si potrebbero anche colorare le aree edificate in base alla qualità della vita di ognia zona, misurata con criteri simili ai precedenti, ma aggiungendo anche, ad esempio, attributi come la presenza in zona di negozi e servizi essenziali.

Con tutte piccole iniziative come queste da una parte si creano strumenti che innalzano la nostra sicurezza e la nostra qualità della vita, dall’altra diffondendosi poco a poco possono contribuire a creare una cultura per città più vivibili.

Magari sarebbe bello sfruttare questa occasione per creare nei commenti un piccolo laboratorio di idee, per scambiarci qualche idea su questi temi.

foto | FIAB

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