Anche il Terzo Mondo deve ridurre le emissioni di CO2

mercoledì, 10 dicembre 2008 a cura di lumachina
in: Politica ed economia

forno a legna in AfricaI Paesi in via di sviluppo dovranno fare la loro parte per evitare i danni dei cambiamenti climatici perché i soli sforzi (se ci saranno) dei Paesi ricchi non saranno sufficienti. Alla conferenza sui cambiamenti climatici in corso a Poznan, in Polonia, il Third World Network ha commentato uno studio in cui si vede come per limitare a due gradi e mezzo il riscaldamento del pianeta sia necessario anche un taglio delle loro emissioni.

La riduzione necessaria per i Paesi poveri è ora del 23% e permetterebbe, nel 2050, di arrivare ad emettere il 50% dei livelli del 1990, presi come riferimento mondiale e dato per scontato il rispetto degli impegni presi dal resto del mondo. Il problema è che la popolazione in queste zone del mondo è in crescita e, quindi, la riduzione pro capite ricalcolata dovrà arrivare al 60%.

Due miliardi di persone si nutrono con cibi cotti su fuochi a legna. Spendendo 6 miliardi di dollari (tre dollari a testa), si potrebbero sostituire i focolari con forni più efficienti, capaci di ridurre le emissioni del 20-30% (oltre che ridurre la fatica di procacciarsi la legna e ridurre il rischio di prendere malattie assumendo alimenti non cotti o bevendo acqua non bollita). Il Terzo Mondo chiede, in pratica, anche un aiuto sotto forma di tecnologia di base (forni e simili) per poter fare la propria parte.

Yvo de Boer, dell’UNFCC, ha sottolineato come l’esempio e il traino dei Paesi sviluppati sia indispensabile.

Via | BBC
Foto | gbaku

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