Allevamenti sostenibili, il parere dei produttori e la confusione di Fazio

allevamenti sostenibiliGli allevamenti inquinano. Ne abbiamo parlato ad Ecowiki in riferimento sia al consumo di carne che di latte e derivati. Lo dice la Fao e molti altri studi. Ma che ne pensano i produttori? Ieri si sono riunite a Roma Assalzoo e Assocarni per comunicare il loro punto di vista. In particolare, per sottolineare come una modifica della dieta alimentare, orientata verso un minore consumo di carne, non sia la panacea di tutti i mali.

Ad aprire il convegno il ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Arrivato di fretta ha sottolineato di avere poco tempo. Ha preso un foglio e ha cominciato a parlare un po’ a braccio un po’ leggendo . Ha parlato di tutto, tranne che di allevamenti sostenibili, inquinamento atmosferico, efficienza del settore, innovazione tecnologica. Ha parlato di sicurezza alimentare, di Ogm e della collaborazione con la Fao (Food and agricolture organization) e con l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) in questo settore. Eppure il titolo del convegno parlava chiaro: L’allevamento per un mondo sostenibile. Non solo per lui ma anche per chi gli aveva preparato quel foglio. Altrettanto chiara è stata l’introduzione che gli è stata appositamente fatta prima del suo intervento. Insomma, l’opinione delle istituzioni è a noi cosa oscura.

Ma riprendiamo il tema del post. I produttori sottolineano una questione: nei prossimi anni l’aumento dei livelli di reddito della popolazione mondiale porterà chi non si poteva permettere di mangiare la carne a consumarne un po’ di più. La domanda, quindi, crescerà anche se nei paesi sviluppati il consumo pro capite diminuirà. Attualmente, secondo l’Eurostat il consumo medio di carne in Europa è di 98 chili a pro capite. L’Italia è leggermente sotto la media: 92 chili. Chi ne consuma di più sono la Spagna (135), la Danimarca (125) e l’Irlanda (109).

Ma perché gli allevamenti, e in generale l’agricoltura, inquinano? Secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ) il 70% è dovuto alla fermentazione enterica degli animali, il 20% alla gestione delle deiezioni. Segue la coltivazione delle risaie, dei suoli agricoli e la bruciatura in campo dei residui.

Al centro della discussione la non univoca metodologia di stima delle emissioni di gas serra da parte di chi effettua gli studi sul tema e soluzioni alternative per allevamenti più sostenibili. Come dichiara (in documento che ci è stato distribuito) Lea Pallaroni, segretario generale di Assalzoo “Non c’è ancora uniformità di vedute su quella che deve essere la metodologia da adottare a partire dalla raccolta dei dati sino al sistema di calcolo per determinare la cosiddetta “impronta di CO2 dei diversi comparti coinvolti. Questa diversità porta a dati incerti e confusi, che si possono prestare ad essere strumentalizzati da parte di alcuni settori”.

Qualche esempio: secondo Pallaroni “ la Fao nel rapporto Livestock’s Long Shadow del 2006 ha utilizzato un sistema di calcolo che ha stimato nell’ambito della filiera zootecnica tutte le emissioni ad esso correlate, includendovi anche quelle che sulla base dell’Intergovernmental Panel on Climate Change vengono attribuite all’energia, all’industria e al trasporto. Nel 2010 la Fao nel rapporto sul settore lattiero-caseario ha ritenuto più correttamente adottare un sistema di valutazione più completo che permettesse di analizzare sistematicamente i diversi settori e ha quindi basato il nuovo studio, e quelli futuri, sulla Valutazione del ciclo di vita (LCA), metodologia ampiamente utilizzata non solo in agricoltura e che si basa sulla norma ISO 14040 e 14044 riprese dal British Standards Institute con il PAS 2050”.

Passiamo alle soluzioni. In primis è necessario trovare un accordo sui metodi di stima delle emissioni derivanti da attività agricole e di allevamento. Poi, efficienza e produttività sono le parole d’ordine. Giordano Veronesi, presidente onorario di Assalzoo spiega tutto con un esempio: in trent’anni sono aumentate le rese di produzione di latte di vacca, la quantità di suinetti allevati per scrofa e l’indice di produzione di carne. Questo ha portato a una riduzione di emissioni di azoto e fosforo di ben il 50%! Assalzoo e Assocarni hanno infine sottolineato l’impatto positivo sull’ambiente del bestiame con riferimento al possibile minore impatto emissivo della fertilizzazione organica e all’effetto positivo della stessa sull’apporto degli oligoelementi, nonché all’importanza di un equilibrio nel livello di intensità del pascolo.

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