Alberi artificiali per togliere CO2 dall’aria

giovedì, 27 agosto 2009 a cura di lumachina
in: Scienza e tecnologia

alberi artificiali come geoingegneria per ridurre i cambiamenti climaticiIl prototipo di un albero artificiale attuale è grande come un container da trasporto e può rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera con una efficienza migliaia di volte maggiore dello stesso volume di piante.

Un albero artificiale prodotto in serie costerebbe 20mila dollari e attualmente potrebbe assorbire una tonnellata di CO2 al giorno (si prevede che presto potrà raggiungere le 10 tonnellate). Al Regno Unito ne servirebbero 100mila. L’ideale sarebbe mettere gli alberi artificiali vicino alle strade trafficate e nelle zone industriali, dove potrebbero intercettare la CO2 appena emessa. La CO2 deve venir poi stoccata, ed è questo il problema maggiore. Supponendo di usare i giacimenti petroliferi esauriti, il costo di confinamento potrebbe essere di 30 dollari alla tonnellata.

Le emissioni prodotte per ottenere l’energia richiesta per l’estrazione della CO2 con alberi artificiali dovrebbe corrispondere circa al 5% del totale immagazzinato nel corso dell’intero ciclo di vita della macchina. Questo utilizzando le percentuali di produzione energetica dalle fonti attuali, ovvio che se si facesse funzionare il tutto con energia pulita, il rendimento sarebbe migliore. Gli alberi artificiali sono stati studiati a lungo da Klaus Lackner della Columbia University.

La richiesta di finanziamenti per migliorare l’efficienza degli alberi artificiali è stata presentata insieme ad altre tecniche di geo-ingegneria planetaria come aumentare l’albedo terrestre per diminuire la temperatura al suolo usando superfici chiare e riflettenti sui tetti o coltivando piante che riflettono più luce, o coprire le facciate di coltivazioni di alghe con la possibilità di farne, in un secondo momento, biocarburanti.

Il rapporto che analizza le opzioni più fattibili, al di là della riduzione delle emissioni e della mitigazione dell’impatto che esse avranno, si intitola Geo-Engineering – Giving us time to act? ed è stato pubblicato su Institution of Mechanical Engineers.

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