4 consigli per chi vorrebbe mangiare erbe selvatiche

piante commestibili

La moda di andare in giro a raccogliere piante commestibili si diffonde tra chi cerca un maggior contatto con la Natura, ma chi cerca di farlo per la prima volta dovrebbe stare molto attento a non confondere specie di piante simili. La professoressa Karen Snetselaar, micologa e docente di biologia alla Saint Joseph’s University, offre quattro consigli a chi con l’arrivo della primavera pensa di provare la vita bucolica dei nostri primitivi antenati.

Le guide fotografiche e le app per smartphone non sono precise come un buon manuale che usa chiavi dicotomiche e descrizioni con termini tecnici. Certo, e’ una fatica extra imparare a distinguere uno stame da un pistillo, ma se da quella fatica dipende il cibo che mangiamo… forse vale la pena di lasciare da parte la tecnopigrizia e ripassare un po’ della botanica che abbiamo studiato alle superiori sui libri di carta.

Se la voglia di studiare latita, ci si può rivolgere ad un esperto e approfittare della sua esperienza. Uscire per un paio d’anni con qualcuno che conosce il territorio e la stagionalità delle piante e’ un ottimo modo di far pratica.

Evitate le zone industriali abbandonate, le zone a valle degli allevamenti intensivi e i margini dei campi dove vengono sparsi fitofarmaci. Le piante assorbono e concentrano quello che trovano nel terreno su cui crescono. Mangiare estratti di discariche, percolati chimici e dilavamenti di residui zootecnici non e’ gustoso.

Controllate le leggi sulla raccolta delle specie selvatiche. In molte zone d’Italia, ad esempio, non si possono raccogliere più di 5 esemplari della stessa specie di pianta, anche se comune, molto diffusa e non protetta.

Foto | bleucerise
Via | Newswise

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