Far muovere metà della gente di Copenhagen con le biciclette entro il 2015 e’ il target per diventare la migliore città ciclabile al mondo. Oggi, lungo i 350 km di piste ciclabili, in bici ci va già un terzo degli abitanti e metà degli spostamenti inferiori agli 8 km avviene sulle due ruote. Per i danesi andare in bici e’ naturale come lavarsi i denti: ci vanno in ufficio con la valigetta, a fare la spesa e ci portano in giro i bambini.
La progettazione urbanistica favorevole alla mobilità sostenibile e’ iniziata negli anni ‘70 e ‘80, con continue aggiunte di piste ciclabili. In molti incroci i ciclisti hanno la priorità sia sulle auto che sui pedoni. Giusto per dare un paio di cifre sulla sicurezza, a Copenaghen muoiono 5 ciclisti all’anno per incidenti stradali, a Milano circa 315. I dati di tutto il mondo dicono che più aumentano i chilometri di piste ciclabili e più diminuiscono i morti.
Nelle nostre città sono i proprietari di case in centro ad opporsi alle piste ciclabili che favorirebbero l’uso quotidiano della bici: la prima obiezione “le ciclabili sottraggono posti auto” viene espressa con l’astio di chi passa le ore a cercare parcheggio sotto casa e non pensa che, andando in bici, risolverebbe il problema parcheggio facilmente. La seconda obiezione e’ che le bici riducono il traffico, senza traffico i prezzi delle case in centro scendono e i proprietari ci perdono. La congestione e’ funzionale al business immobiliare.
Coltivare alghe per assorbire CO2 potrebbe essere fatto usando fotbioreattori prefabbricati e integrati nelle superfici urbane esistenti, come le facciate dei condomini. Oltre a sequestrare CO2, i fotobioreattori funzionerebbero anche come strato isolante, aumentando l’efficienza energetica dell’edificio.
Le alghe possono crescere in acqua salta, parzialmente inquinata o piovana, riducendo la necessità di utilizzare acqua potabile (che da noi viene pure trattata per impedire la presenza di alghe e batteri).
Bruciando le alghe si possono ottenere 18,5 MJ/kg (dal carbone se ne estraggono 24). Le ceneri possono essere usate come fertilizzante agricolo ed il bio-char, ottenuto dalla pirolisi di materia vegetale, trattiene la CO2 nel suolo.
L’idea di includere i bioreattori nelle facciate dei palazzi, o di rendere economico aggiungerli a delle facciate esistenti, è contemplata nel rapporto sulla geoingegneria di cui parlavamo ieri a proposito del sequestro di CO2 con alberi artificiali.
Il prototipo di un albero artificiale attuale è grande come un container da trasporto e può rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera con una efficienza migliaia di volte maggiore dello stesso volume di piante.
Un albero artificiale prodotto in serie costerebbe 20mila dollari e attualmente potrebbe assorbire una tonnellata di CO2 al giorno (si prevede che presto potrà raggiungere le 10 tonnellate). Al Regno Unito ne servirebbero 100mila. L’ideale sarebbe mettere gli alberi artificiali vicino alle strade trafficate e nelle zone industriali, dove potrebbero intercettare la CO2 appena emessa. La CO2 deve venir poi stoccata, ed è questo il problema maggiore. Supponendo di usare i giacimenti petroliferi esauriti, il costo di confinamento potrebbe essere di 30 dollari alla tonnellata.
Lo spray fotovoltaico inventato da Brian Korgel è composto da nanoparticelle capaci di assorbire la luce. Le nanoparticelle sono cristalli di seleniuro di rame, indio e gallio (CIGS), in sospensione in una soluzione che può essere usata come un inchiostro per stampare pannelli solari o rendere fotovoltaiche superfici disponibili, ad esempio un tetto o la facciata di un edificio.
Brian Korgel dell’università del Texas ha studiato le applicazioni commerciali di questa vernice, che potrebbe essere anche applicata ai vetri delle finestre, essendo semitrasparente. I costi di produzione potrebbero essere ridotti a un decimo rispetto ai pannelli tradizionali e anche l’impatto ambientale del CIGS è minore.
Al momento il rendimento non è ancora ottimale, riuscendo a trasformare solo l’1% della luce incidente in corrente elettrica, ma Korgel ritiene che sarà possibile arrivare al 10% in breve tempo e con costi contenuti. Ne è talmente sicuro che ha fondato la Innovalight, una azienda per vendere il suo spray fotovoltaico appena pronto e che già vende uno spray fotovoltaico a base di silicio.
Synthesis of CuInS2, CuInSe2, and Cu(InxGa1-x)Se2 (CIGS) Nanocrystal “Inks” for Printable Photovoltaics
“Che cosa ci guadagniamo a salvare il pianeta se diventeremo tutti zombie per colpa della disumanizzante qualità della luce nel nostro ambiente?” Se lo chiede Max Davidson dalle pagine del Telegraph parlando di quanto detesta le lampadine fluorescenti.
Dal primo settembre scatta in tutta Europa il divieto di fabbricazione e importazione delle lampadine a incandescenza con il vetro opaco da 100W. La vendita sarà vietata tra tre anni dalla Eco Design of Energy-using Products Directive, ma la gente ha già iniziato a fare scorte e quel tipo di lampadine ha registrato un picco di vendite del 34% nei primi 6 mesi di quest’anno in Germania.
Il progetto del sistema di dighe Inga in Congo ha ricevuto un finanziamento dalla banca mondiale, da quella africana per lo sviluppo e dalla banca europea degli investimenti per 80 miliardi di dollari. Il sistema avrà il doppio della capacità della Three Gorges, in Cina, e potrebbe essere collegato al progetto Desertec, che prevede di piazzare pannelli fotovoltaici nel Sahara per dare energia all’Europa.
Al momento circa il 70% degli africani non dispone di corrente elettrica e molti di loro non hanno i soldi per pagarla, ragion per cui le multinazionali dell’energia intendono rivendere l’energia nei mercati dove i soldi girano e dell’energia non si può/vuole fare a meno, ovvero in Europa.
Tim Barton, il texano che ha appena comperato la squadra di calcio e lo stadio di Bari, ha intenzione di regalare energia elettrica pulita a tutti i baresi. L’idea e’ semplice: i baresi ci mettono i tetti e la JMJ Holdings ci installa su i pannelli fotovoltaici. Una parte dell’energia verrà consumata in loco, dall’edificio che ha messo a disposizione il tetto, e il resto verrà rivenduto alla rete per ripagare i costi dell’impianto e, in seguito, ovviamente per guadagnarci.
Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha accolto Burton con piacere “Questa scelta ecologista a noi piace, perchè Bari potrebbe diventare simbolo di un nuovo modo, pulito, di produrre energia.” e pare soddisfatto anche della vendita dello stadio San Nicola. All’astronave progettata da Renzo Piano sarà molto probabilmente affiancato un centro commerciale, per rendere più redditizie le attività sportive e gli spettacoli ospitati nella struttura.
LiveFuels e’ una start-up texana che progetta di trasformare le fioriture algali in biocarburanti, facendo fare una parte del lavoro ai pesci. L’idea e’ di usare le specie algali indigene che sono soggette a fioritura (aumento cospicuo – algal bloom) in seguito alla concimazione ricevuta tramite il trasporto fluviale dei fertilizzanti agricoli.
In pratica LiveFuels pescherebbe i pesci che vengono a nutrirsi delle alghe durante la fioritura per estrarne l’olio, da trasformare in biocarburante. Questo processo dovrebbe essere energeticamente più conveniente che partire direttamente dalle alghe. Ora la LiveFuels ha ottenuto 10 milioni di dollari di finanziamento per testare quali siano le specie di pesci più adatte allo scopo e i test inizieranno in un’area salmastra di 18 ettari (40 campi da calcio) a Brownsville, Texas.
Daniel Burd era stufo di avere a che fare con gli indistruttibili sacchetti di plastica e ha trovato dei batteri in grado di decomporli molto rapidamente. La plastica viene decomposta in settimane, invece che in secoli, e il processo avviene a temperatura ambiente.
Il primo esperimento e’ stato veramente banale: ridurre la plastica in polvere, aggiungervi acqua di rubinetto, lievito, un po’ di sporcizia da discarica e lasciare il tutto a 30 gradi per qualche tempo. I microrganismi si riprodussero e dopo qualche settimana Daniel aveva delle colture batteriche con cui lavorare.
I produttori vinicoli francesi hanno lanciato un appello perché i loro vini tradizionali stanno cambiando sapore. Il fatto e’ legato ai cambiamenti climatici e influenza negativamente i loro affari. A loro si sono uniti chef, enologi, sommellier e amanti dei prodotti tipici, preoccupati per la grande vulnerabilità di questi prodotti agricoli di pregio.
Il tempo della vendemmia viene sempre più presto, negli ultimi 30 anni, e i vini sono più ricchi e speziati, con un maggior grado alcoolico, cosa che li rende meno adatti al consumo quotidiano. Vini come il Pinot nero che oggi si coltivano in Bretagna o in Alsazia (con denominazione di origine controllata), potrebbero sparire entro 50 anni. Le condizioni favorevoli alla loro crescita potrebbero verificarsi in Normandia o in Gran Bretagna.
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Sono un ingegnere oltre che imprenditore nel settore edile. Mi sono avvicinato con molto...
Ciao PiccoloSocrate, se non sbaglio in italia la potenza istantanea necessaria è di circa 40 GW per...