Mancano pochi giorni alle Olimpiadi di Pechino, e i cinesi ancora non si arrendono a presentare una città fortemente inquinata al mondo. Da mesi il governo ha cercato con varie misure di abbattere e diminuire la forte coltre di smog che rende irrespirabile l’aria della capitale e che rischia di compromettere le prestazioni degli atleti. Qualche risultato l’hanno anche ottenuto, come un numero maggiore di “giorni a cielo sereno”, ma ancora non è sufficiente. E ora scattano le ultime drastiche misure.
Per limitare il numero di macchine che attraversano Pechino, da ieri sono in vigore le targe alterne fino a settembre, ovvero per tutto il periodo delle Olimpiadi e delle Paraolimpiadi. In questi giorni sono state aperte le nuove linee della metropolitana costruite a tempi record negli ultimi mesi, con incentivi sui prezzi dei biglietti. Già da inizio mese è vietata la circolazione per i mezzi più inquinanti, ovvero per quelli che dalle nostre parti non rispetterebbero gli standard Euro I.
Ultima misura drastica, dopo aver delocalizzato nei mesi scorsi una serie di attività produttive, ora si sta procedendo alla chiusura di fabbriche altamente inquinanti nei d’intorni della capitale. 40 fabbriche chiuse della città di Tianjin, un porto a est di Pechino, tra cui due cementifici, saranno chiuse dal 25 luglio al 20 Settembre. A Tangshan, città industriale a 150 km est da Pechino, saranno addirittura 300 le fabbriche in vacanza forzata. Nessun accenno ai danni economici portati da questo provvedimento, che però possiamo immaginare ingenti.
E che si vanno a sommare agli oltre 43 miliardi di dollari spesi finora nella battaglia contro l’inquinamento. Ce la faranno l’8 agosto a mostrare al mondo un cielo pulito, una Pechino pulita, delle Olimpiadi pulite?
E’ difficile non provare simpatia per Rosario Crocetta, sindaco di Gela, famoso per il suo impegno (reale) contro la mafia e per essere il primo sindaco gay d’Italia e ovviamente della Sicilia. Ma siccome la realtà è sempre controversa, la novità del giorno è che Crocetta ha deciso che Gela si opporrà al parco Eolico offshore pensato da Enel.
Ne da notizia il Corriere con un articolo abbastanza sbrigativo. Seguiremo la cosa e cercheremo di capire meglio che sta succedendo.
E’ noto che sono i consumatori, più dei cittadini, ad avere il potere. E’ vero che a Wall Street “si vota tutti i giorni”, ma anche nei carrelli dei supermercati si decide sulla politica internazionale.
E infatti diverse associazioni si danno un gran da fare per distinguere i prodotti etici e non, di modo da creare gruppi di “consumatori marginali” in grado di condizionare l’offerta del mercato in senso etico.
Il Fair Trade è la certificazione più nota. Se c’è l’etichetta, possiamo stare tranquilli che il prodotto che stiamo comprando è “etico”.
La cosa si complica quando invece parliamo di prodotti “convenzionali” nei banchi dei supermercati.
Ci sono moltissime liste che dovrebbero aiutarci a scegliere. Solo l’altro giorno è uscita la nuova guida di Greenpeace per un acquisto sostenibile del pesce e ci sono altrettante guide per i prodotti Ogm, quelli che si macchiano di sfruttamento del lavoro, di lavoro minorile, o che provengono da aziende corrotte e via dicendo. Esiste un’interessante pubblicazione del Centro nuovo modello di sviluppo, “Guida al consumo critico” che forse è la più completa.
Questo video proposto dagli Amici della Terra esemplifica in modo lapalissiano il corto circuito della nostra società: rincorriamo la felicità pensando che basti aver qualcosa di più e che quel qualcosa in più sia in vendita da qualche parte. Lavorare di più per consumare di più e avere ancora maggiori bisogni insoddisfatti, che ti spingono a lavorare ancora di più… roba da matti.
Ora, dal punto di vista della comunicazione tutto si gioca nell’identificazione dello spettatore con i tre topolini che corrono nel labirinto. Viene voglia di alzare il punto di vista e inquadrare chi e’ lo scienziato pazzo che sta facendo un simile esperimento, ma la telecamera resta bloccata nel loop.
Se non hai abbastanza cervello da capire che stai correndo in cerchio, continuerai a correre fino alla fine. Se vuoi uscire dalla trappola, devi farlo da solo: non aspettarti che sia lo scienziato a tirarti fuori.
I cambiamenti climatici stanno spostando le condizioni ottimali di crescita di molte specie di alberi. Le zone ottimali si spostano più velocemente di quanto gli alberi possano inseguirle, spargendo i loro semi, sarà quindi molto probabile che alcune zone ora boscose deperiranno prima che altre specie di alberi possano ricolonizzarle.
Si stanno studiando in particolare gli ostacoli non naturali alla migrazione, ovvero le barriere come ampie zone coltivate e antropizzate che i semi degli alberi faticano a superare “in un salto solo”.La funzionalità dei corridoi e delle reti ecologiche permeabili sarà proprio quella di permettere la migrazione e la successione.
Altro metodo con qualche probabilità di successo e’ il trapianto forzato, ovvero la creazione di aree di ripopolamento che facilitino la diffusione delle nuove specie. Si pensa di cominciare da subito a coltivare specie amanti di climi caldi più a nord del loro areale, per averle adulte e pronte a diffondere i propri semi al momento dell’arrivo delle condizioni ottimali.
Molti stock di specie ittiche sono al collasso e sempre di più si parla di acquacoltura e pesca insostenibili. Cosa possono fare i consumatori oltre che informarsi e sperare che le istituzioni e le associazioni ambientaliste promuovano iniziative che tutelino i nostri mari? Con i loro atti di acquisto e consumo possono fare molto. In nostro aiuto arriva Greenpeace che ha redatto una “Guida ai consumi ittici” che indica quali pesci non bisogna comprare e quali evitare.
Nella guida l’associazione fornisce una serie di informazioni base per i consumatori, visto che l’informazione è il punto di partenza per poter effettuare scelte di acquisto consapevoli. Ad esempio si spiega la differenza tra un prodotto di pesca artigianale, a strascico o di origine tropicale. Meglio prodotti derivanti dalla pesca o dall’acquacoltura? Difficile dirlo anche perché esistono criteri di insostenibilità diversi per i due metodi di cattura. Alla fine della guida, inoltre, si potrà trovare anche un utile “glossario informale” sulla pesca.
La nuova economia dell’idrogeno potrebbe prendere il via grazie ad un antichissimo microorganismo trovato nelle viscere di un vulcano. Un equipe del Virginia Tech, del Dipartimento per l’Energia USA (DOE) e dell’Accademia delle Scienze Russa sta lavorando per sviluppare e affinare la capacità di produrre idrogeno dell’archaea, un microrganismo vecchio miliardi di anni, che si trova nell’area vulcanica di Uzon, nella Kamchatka Siberiana. L’archaea, il cui nome scientifico è Desulfurococcus fermentans è capace di generare idrogeno a temperature molto elevate, mediante scissione della cellulosa.
Il Joint Genome Institute del DOE sta lavorando alla codifica del DNA dell’archaea, il cui funzionamento implica appunto la digestione della cellulosa per produrre idrogeno in grandi quantità. Ultimamente, si è parlato molto delle possibilità offerte dalla produzione di idrogeno organico con alghe o batteri e, su questo stesso filone di ricerca, l’archaea dei vulcani potrebbe costituisce una filiera pulita e rinnovabile per la produzione di idrogeno. L’importanza degli istituti coinvolti induce a credere che l’archaea, opportunamente sviluppata, potrebbe portare ad una filiera di idrogeno in volumi adeguati per muovere le automobili a celle a combustibile.
I critici dell’idrogeno ricordano incessantemente come, allo stato attuale, la maggior parte dell’idrogeno nel mondo venga prodotto da gas naturale, ma la ricerca avanza spesso grazie a scienziati visionari e, forse, sono queste persone che, oggi, ci avvicinano ai quei metodi di produzione non inquinanti e rinnovabili. Una filiera di idrogeno rinnovabile è, allo stato attuale, ciò di cui il mondo ha sempre più urgentemente bisogno, per svincolarsi da un petrolio sempre più raro e dannoso per l’ambiente.
Entro il prossimo 31 ottobre, se il decreto legge taglia spese dovesse essere approvato così come e’ adesso, il 10% del personale non dirigenziale dei parchi nazionali perderà il lavoro.
I direttori di parco rappresentati dall’AIDAP hanno preso posizione sul DL n. 112 del 25 giugno 2008 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria) chiedendo al governo di non tagliare posti di lavoro utili alla società, all’ambiente e all’economia di zone marginali.
Per le Aree Marine Protette i guai sono anche peggiori. I tagli ai finanziamenti sono stati del 50% e il personale deve essere praticamente solo composto di volontari. La legge 394 del 1991 non permette alle aree marine protette di dotarsi di personale proprio e fino ad ora si era supplito con contratti a tempo determinato, a progetto e simili. Oggi tutti i direttori della AMP dovrebbero essere rimossi dall’incarico.
Democratic Ecology è il nome dell’oggetto che vedete nella foto.
Disegnata da Philippe Starck racchiude in se un’anima più utile del semplice, seppur accativante design. A detta dello stesso Philippe sembra che si sia stufato di progettare spremiagrumi futuristici e mille altri oggetti belli da vedere ma poco di più e così ha dato corpo alle sue convinzioni creando questa che altro non è che una turbina eolica.
Bella da vedere, utile e anche economica. La turbina dovrebbe infatti poter essere disponibile già a settembre ad un prezzo decisamente democratico: 400 € e dovrebbe, a detta dello stesso Philippe, fornire da 20 al 60% dell’energia normalmente utilizzata in casa, ma bisognerà aspettare i dati tecnici per avere maggiori certezze.
Tra le applicazioni disegnate apposta per gli iPhone ce ne sono alcune di interesse ecologico, scovate da Earth2Tech. Misurare i consumi aiuta a rendersi conto degli effetti delle proprie scelte.
ULTIMI COMMENTI
Potbelly vil gi deg i form av egen flott arbeidsmiljø, Jeg vil si det trening...
Giusto, fanc*lo al PIL.
Molto carina come idea, la vedo un regalo perfetto per gli amanti della natura, è la prima...
Ciao Luca, interessante quello che dici sulla competizione femminile. In effetti nelle riviste...
mah…è un tema al quale ho pensato ultimamente, sul serio! sul fatto che la società...